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 La guerra al terrore
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Roberto Mahlab
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Milano, 29 settembre 2003 - dal corrispondente della Cns, Concerto News System

L'Istituto di Ricerca per il Dialogo Interculturale (IRDI), ha organizzato questa sera al circolo della stampa una tavola rotonda sul tema :"La guerra al terrorismo nel suo terzo anno". Anche la Cns e' stata invitata insieme a giornalisti, televisione e autorita'.

Gli ospiti sono di prestigio internazionale : Stefano Dambruoso, PM di Milano per le indagini sul terrorismo, Maurizio Molinari, corrispondente de La Stampa da New York, Guido Olimpio, giornalista del Corriere della Sera, Vittorio Dan Segre, dell'istituto di Studi Mediterranei di Lugano, Daniele Moro, giornalista del TG5.

Il procuratore Dambruoso, magistrato e uno dei maggiori esperti di terrorismo in Italia, e' stato insignito dalla rivista americana Time del titolo di "eroe dei nostri tempi" per il suo lavoro di investigazione sul terrorismo di matrice fondamentalista islamica dopo la strage dell'undici settembre. Ci informa della sua soddisfazione per i successi delle indagini che hanno portato in tutto il mondo alla cattura dei principali capi collegati alla rete di Al Qaida, la cooperazione tra le polizie europee e gli sforzi della magistratura italiana hanno raggiunto tali notevoli risultati. Avverte pero' di non sottovalutare la trasformazione della organizzazione internazionale, anche se i vertici sono stati smantellati dai successi militari e investigativi, esiste una struttura di cellule eversive capace di produrre nuovi attentati, gli atti terroristici di Bali, Giakarta, Casablanca sono la prova che siamo di fronte ad una situazione che non ha analogie nell'epoca moderna. L'Europa e' stata risparmiata dal terrore grazie alla prevenzione che ha sventato attentati gia' in corso di attuazione. L'Italia rimane un possibile obiettivo dei terroristi perche' ha preso chiaramente posizione nel conflitto in corso ed ha dispiegato risorse e attivita' particolari in questa lotta senza quartiere. Il procuratore ricorda che non e' il caso di lasciarsi condizionare dal piano criminale dei terroristi, il suo messaggio rassicurante e' di consapevolezza della capacita' di prevenzione, pur essendo certi che questa e' una guerra di effetti epocali con conseguenze che ci accompagneranno per anni. Tra i maggiori successi delle polizie e della magistratura in Europa, il magistrato ha informato dell'attacco chimico alla metropolitana di Londra sventato nel dicembre del 2002, i terroristi avevano in mente di utilizzare il letale glicine e in Italia nel corso di quest'anno sono state arrestate diverse persone responsabili di cellule di reclutamento di combattenti da destinare verso le aree di conflitto armato.
Il procuratore di Milano invita a considerare che non e' necessaria una struttura finanziaria rilevante alle cellule terroristiche e ha narrato la vicenda di un residente in Italia che ha raccolto duemilacinquecento sterline spedite al corrispondente in Inghilterra che a sua volta le ha depositate in banca ottenendo una carta di credito che ha utilizzato per comprare senza copertura abiti e prodotti farmaceutici sospetti, le cellule cioe' hanno appreso ad autofinanziarsi con azioni di malavita.

Guido Olimpio interviene spiegando che il nostro paese e' divenuto uno snodo centrale dopo la frammentazione di Al Qaeda, epsulsa dall'Afganistan, falsi documenti italiani sono usati per trasferire reclute via Iran e Siria verso l'Irak, ci ha parlato dei finanziamenti che arrivano dall'Arabia Saudita ed ha ripreso la tesi della criminalita' come metodo di finanziamento, fondi che arrivano dalla falsificazione di griffe di marca, di cd, dal traffico di droga. Dall'undici settembre gli adepti del terrorismo vivono in una jihad mentale, il crollo delle Torri di New York ha innescato un meccanismo psicologico per cui tutto si puo' fare, e' sufficiente anche un taglierino per dirottare un aereo. Il kamikaze e' un'arma di sicuro successo, l'atto e' plateale, non e' necessario organizzare vie di fuga e soprattutto si spaventa l'occidente al quale risulta incomprensibile la strategia che spinge al suicidio. Il giornalista rileva che si sono create cellule terroristiche a carattere regionale, dopo l'esplosione dei vertici di Al Qaeda grazie alla controffensiva delle forze antiterrorismo.

Maurizio Molinari riporta la percezione americana rispetto al ruolo europeo nel conflitto in corso. Gli Stati Uniti hanno un approccio metodico alla guerra che ha fatto seguito alla nuova Pearl Harbour che li ha colpiti l'undici settembre, la considerano sia difesa del loro territorio, sia difesa del mondo libero. Una guerra che fino ad ora ha visto diverse battaglie, dopo l'Afganistan, gli interventi nello Yemen e nelle Filippine, l'Irak e' stata la piu' recente e quella che ha condotto alla spaccatura con alcuni degli alleati.
Il terzo anno di guerra giunge con una nuova battaglia, quella della ricostruzione dell'Irak, una impresa politica che punta a rimettere in sesto il paese liberato dal dittatore, a restituirlo ai suoi cittadini e ad una transizione democratica. La posta in gioco e' enorme: se le forze dell'eversione e del terrorismo, unite a quelle di Saddam Hussein, riescono nell'intento di far ritirare gli americani, la battaglia sara' perduta per l'intero occidente. Come avvenuto in Libano, quando gli attentati terroristici costrinsero al ritiro gli americani e i francesi, la stessa strategia viene e verra' impiegata per costringere il ritiro dall'Irak. L'Italia viene considerata un bastione difensivo nel Mediterraneo e il giudizio sull'azione del nostro paese e' molto positivo, i successi della polizia e della magistratura italiane sono stati fondamentali. Inspiegabile e' giudicato invece l'atteggiamento di Berlino e soprattutto Parigi, alleati che non riescono a comprendere l'importanza della vittoria nella battaglia politica che si apre in Irak.
L'inviato de La Stampa rivela che la stragrande maggioranza degli ambasciatori dei paesi arabi a Washington preme per una conduzione senza cedimenti di tale battaglia che, se fallisse, sarebbe un disastro in primo luogo per i paesi arabi stessi abbandonati all'ondata fondamentalista, contro la quale l'unico antidoto e' la diffusione democratica.

Vittorio Dan Segre conquista gli spettatori della serata con una analisi incentrata sulla riflessione se stiamo vivendo un conflitto epocale, cioe' una guerra in cui i caratteri sono l'espansione territoriale, l'uso di armi nuove e il tentativo di modificare i rapporti e gli equilibri internazionali. Esempi di guerre epocali sono state quella dei 30 anni in Europa, le campagne Napoleoniche e la serie di conflitti che si sono combattuti dal 1914 al 1989 e che hanno visto la sconfitta di nazifascimo prima e di comunismo poi e la vittoria della democrazia.
Dan Segre individua innanzitutto una strategia del terrorismo, conferma l'impressione di Maurizio Molinari per cui lo scopo e' allontanare le forze occidentali dai territori che i fondamentalisti vogliono gestire, l'arma nuova utilizzata e' quella del kamikaze, arma non necessariamente legata ad una religione, l'esempio dello Sri Lanka ad opera di gruppi filo marxisti ne e' la prova, ma legata ad una strategia militare. Si tratta di uno scontro che ha i suoi prodromi all'interno stesso della societa' islamica, i gruppi fondamentalisti cercano di unificarla alimentando l'odio per un nemico esterno, l'occidente. Tutti i mezzi vengono usati, i due terzi del traffico degli immigrati, il quaranta percento del traffico di droga, il venti percento dei proventi della prostituzione fanno confuire fondi nelle casse dei manipolatori del terrore, mentre le societa' occidentali interrogano la loro coscienza democratica sui limiti della violazione delle regole per poter rispondere alla minaccia. La posta e' il mutamento epocale dell'ordine internazionale, dallo stato democratico che ha come valore l'assistenza ai cittadini, a quello emergente dalla eventuale vittoria del terrorismo il cui scopo diventa cosi' quello dell'abbattimento dello stato dei cittadini e la sua sostituzione con il risultato di quella che si puo' definire come privatizzazione della guerra stessa.

Il procuratore Dambruoso interviene per analizzare il proselitismo in atto in alcune realta' del nostro paese. Le repressioni antiislamiche che avvengono nel Nord Africa, causano un aflusso di rifugiati da Algeria, Tunisia e Marocco verso l'Italia ed esiste il pericolo che queste persone vengano attirate dai centri di reclutamento islamici. Gli autori di reati comuni inoltre, espiata la pena, scoprono come punto di riferimento gli imam e, nei casi in cui tali personalita' siano coinvolte nel reclutamento, ne vengono condizionati. Si tratta dunque di trovare il corretto confine tra sicurezza da una parte e i valori di tolleranza e liberta' dall'altra.

Negli Stati Uniti, riprende Maurizio Molinari, il dibattito e' molto acceso soprattutto a seguito della schedatura degli studenti musulmani e della detenzione di settecentocinquanta persone senza che vengano garantiti loro i diritti fondamentali di difesa, vengono sospettati di appartenere a cellule vicine o coinvolte negli atti di terrorismo. Eppure gli Stati Uniti stessi sono assai avanti rispetto all'Europa in tema di concessione della cittadinanza, viene citato l'esempio della Germania che non concede il passaporto persino agli immigrati della terza generazione, mentre in America si punta ai pieni diritti per gli immigrati con la condizione del rispetto delle leggi al pari di tutti gli altri cittadini.

Chi sta vincendo la guerra e, soprattutto, l'informazione e' adeguata?
I fatti ci dicono che la rete originale di Bin Laden e' stata sgominata, che i talebani hanno perso il potere, altrettanto vale per Saddam, nel conflitto israelo palestinese invece c'e' stata una battuta di arresto con le dimissioni di Abu Mazen.
I partecipanti puntano l'attenzione sulla capacita' di prevenzione delle forze dell'ordine e ci danno l'impressione di un conflitto che durera' tempo, che a fasi dormienti fara' seguire momenti drammatici, le regole di ingaggio sono differenti, mentre noi ci chiediamo a quanta liberta' siamo disposti a rinunciare, le leggi del terrore non conoscono tormenti di coscienza.
Come le dune del deserto al vento, la suggestiva immagine di Guido Olimpio, ci rendiamo conto di essere nella tempesta quando compare la duna, ce ne dimentichiamo quando il terreno ridiventa sabbia piatta. Una guerra sfuggente, un nemico che utilizza un'arma nuova, anche se sono bastati dei temperini e un corso di pilotaggio agli assassini suicidi delle Torri Gemelle.

Bob Porter - Cns - Concerto News System - @2003

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