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 Il ritmo del fiume Kwai
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Roberto Mahlab
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Bangkok, Tailandia - 22 agosto

"Uccidono le persone come fossero galline", si sfoga sconsolato Pong, sull'auto che mi accompagna dall'aereoporto alla capitale tailandese. Si riferisce alle notizie che sta trasmettendo la radio, nel lontanissimo sud del paese, nella regione di Pattani, al confine con la penisola Malese, i fondamentalisti islamici hanno assassinato altre due agenti della polizia e un turista e' morto nell'esplosione di un'auto bomba nei pressi di un albergo. Il governo della Tailandia, sessanta milioni di buddisti, ha deciso di usare il pugno di ferro per sedare la violenza nelle zone meridionali a maggioranza musulmana, due milioni di persone, ma si scontra con la stessa realta' di altri paesi dell'Asia orientale. Nelle "madrasse", le scuole islamiche nate in origine con intento sociale, decine di imam si sono impadroniti dell'educazione degli studenti incitandoli alla violenza, ventisette di essi sono stati arrestati dalla polizia.

La flotta tailandese si e' unita a quelle di Indonesia, Malesia e Singapore e India nel pattugliare lo stretto di Malacca a sud e il mare delle Andamane a ovest, gli analisti dell'Asia orientale sono unanimi nel ritenere mortale la minaccia di Al Qaeda alle rotte commerciali dell'area, in questi mari transitano cinquantamila mercantili l'anno e trasportano il venticinque percento delle merci e dei materiali strategici dell'intero pianeta.

Come se non bastasse si profila all'orizzonte una delle minacce piu' gravi a livello globale, l'influenza aviaria che ha costretto l'abbattimento di cento milioni di polli nei paesi dell'Indocina e lo spettro della pestilenza causata dalla ricombinazione del virus dell'influenza umana nei maiali della Cina continentale, una agghiacciante possibilita' di trasmissione nell'uomo con cui dovremo fare i conti durante la prossima stagione invernale. Ancora una volta, come nel caso delle epidemie di Sars e di Aids, la Cina e' sul banco degli imputati, il ritardo di avviso alle organizzazioni internazionali costringe il mondo intero a correre disperatamente ai ripari, prima che sia troppo tardi.

Intanto le vie di Bangkok sono tapezzate dai cartelloni dei candidati dei diversi partiti alle cariche locali, momenti particolarmente sentiti dalla popolazione di un paese in cui la democrazia ha posto salde radici solo pochi anni fa. E di tempo per studiare i visi talmente abbelliti dai truccatori da sembrare una gara tra artisti di Hollywood c'e' in abbondanza, il traffico della metropoli di dieci milioni di abitanti e' talmente congestionato che si arriva a destinazione prima a piedi. Nei vari paesi del sud est asiatico ho notato che le regole del traffico sono totalmente a favore delle automobili, pochi semafori e strisce zebrate per i pedoni che, per attraversare, devono premere un pulsante del palo portante cosi' da ottenere il verde e devono correre dall'altra parte nei tempi indicati da una segnalazione lampeggiante, di solito tra i quindici e i venti secondi.

Bangkok e' una citta' che non dorme mai, dai canali alle strade, il fiume Chao Praya, ovvero il fiume dei re, che scende fino al golfo di Tailandia, e' una delle vie per il trasporto di merci e persone, gia' alle sei del mattino i mercati sono aperti e si riempiono di clienti, addirittura ventiquattore su ventiquattro funziona il mercato dei fiori. I templi buddisti decoratissimi sono trentamila e i vasti giardini del palazzo reale sono addobbati dalle fotografie degli amati sovrani, il re Rama decimo e la regina Sirikit. L'attuale famiglia reale guida la nazione da tempi lontani, il re Rama primo sali' al trono nel 1782.

A differenza di tutti gli altri popoli dell'Indocina, la Tailandia, il mitico Siam, non cadde sotto la dominazione coloniale occidentale, ma non si salvo' dalla tragedia della seconda guerra mondiale. Subito dopo Pearl Harbour, il Giappone intimo' al governo tailandese di lasciar passare liberamente le sue truppe destinate ad attaccare la Birmania, il primo ministro Phibun si piego' e addirittura giunse a dichiarare guerra alle democrazie occidentali aggredite, ma il popolo guidato dal ministro Pridi si ribello' e il movimento di Resistenza tailandese riporto' la nazione nell'alveo della ragione.


Provincia di Kanchanaburi, centoventotto chilometri a nord ovest di Bangkok

Ho il cuore in gola dall'emozione quando raggiungo una delle mete storiche piu' leggendarie nell'Asia sudorientale, nel punto piu' occidentale della frontiera tra Tailandia e Birmania, eccomi sulla riva del fiume Kwai. In realta' sono due i fiumi dal nome Kwai, si distinguono dal colore della corrente, uno ha le acque di color grigio, l'altro di color marrone. Un altopiano ricoperto di fitta giungla rappresenta il confine tra la provincia tailandese e la "republica socialista dell'Unione di Myanmar", il paese conosciuto come Birmania prima del colpo di stato della sanguinaria giunta ora al potere. Al di la' della vegetazione lo spietato regime militare si distingue per un primato negativo e unico sulla faccia del pianeta, la detenzione in carcere di un premio Nobel per la pace, la bellissima signora Aung San Suu Kyi, vincitrice delle ultime elezioni libere e guida morale del suo martoriato popolo.

La parte taliandese del confine e' pulsante di vita e di commerci, il trenta percento della popolazione della provincia di Kanchanaburi vive di agricoltura e in particolare della coltivazione della canna da zucchero e della tapioca. Ma in quei lontani giorni di guerra, non era cosi'.

Il sette dicembre del 1941 gli aerei giapponesi attaccano la flotta americana del Pacifico ancorata a Pearl Harbour. Quello che sara' ricordato come "il giorno dell'infamia", e' solo la prima alba di una campagna militare che porta l'esercito dell'Imperatore a conquistare la Malesia, Hong Kong, Singapore, l'Indonesia, l'Indocina, le Filippine, il Borneo, tante importanti isole del Pacifico, la Birmania.
I soldati alleati sono in rotta e gia' nella primavera del 1942 i giapponesi giungono alle porte dell'India e riescono a tagliar fuori a nord il fronte cinese, l'invasione della Cina era iniziata diversi anni prima. La guerra infiammo' i mari e ben presto gli ammiragli di Tokio si resero conto di non avere la superiorita' navale, perduta con la battaglia di Midway del giugno del 1942, i rifornimenti alle truppe sarebbero divenuti impossibili senza una via di trasporto terrestre che avesse legato l'Indocina al fronte birmano, attraverso la Tailandia. Il genio dell'esercito fu incaricato di studiare la costruzione di una ferrovia, idea che all'inizio del secolo era stata scartata dai colonizzatori britannici poiche' era parso impraticabile disboscare un ampio tratto di giungla. I giapponesi decisero di utilizzare per il disumano progetto decine di migliaia di schiavi, una delle pagine piu' nere della seconda guerra mondiale.

Nell'estate del 1942, 61.000 prigionieri di guerra britannici, australiani, olandesi e americani furono raccolti insieme a duecentomila lavoratori forzati birmani, cinesi, indiani, malesi e tailandesi, avrebbero dovuto costruire 415 chilometri di strada ferrata da Kanchanaburi al campo trincerato giapponese in Birmania. In diciassette mesi la bestiale impresa fu portata a termine, i prigionieri disboscarono la giungla, scavarono la montagna, morirono di stenti, di malattie, di abusi, furono decimati dalla peste e dalle piogge monsonice. Sedicimila soldati alleati e centomila lavoratori forzati asiatici morirono per costruire quella che fu definita la "ferrovia della morte", furono due i ponti sul fiume Kwai, uno di bambu, usato come tratta di servizio, e uno di ferro.

La stazione di Kanchanaburi e' oggi una meta turistico-storica, il museo dedicato all'invasione giapponese durante la seconda guerra mondiale e il primo tratto della ferrovia sono sempre colmi di turisti da tutto il mondo e da reduci che celebrano ogni anno la ricorrenza della vittoria alleata. La strada ferrata percorre solo poche decine di chilometri, i binari sono stati fatti saltare in aria nel 1945 e non esiste neppure un passaggio confinario tra la Tailandia e la Birmania.
Attorno sorge quello che a prima vista appare un vasto, ordinato ed esotico giardino fiorito, una lunga processione di piccole lapidi tutte uguali, il nome del caduto nella ferrovia della morte inciso, un fiore a fianco, sedicimila fiori vicino ai resti che riposano per sempre. Nella cerimonia di commemorazione del 1997, un sopravvissuto, Fred Seiker, raccontava dell'incubo e dell'orrore della schiavitu' e concluse :"Sono sopravvissuto al tentativo dell'imperatore del Giappone di uccidermi ma, soprattutto, ho riacquistato la possibilita' di nuovo dire 'no' a qualsiasi cosa e a chiunque. Si chiama democrazia e si chiama liberta' e, credete, valeva la pena battersi per esse".


Attraverso il ponte di ferro sul fiume Kwai, prima a piedi e poi con il treno proveniente da Bangkok che trasporta turisti e abitanti dei villaggi ogni venti minuti. La mia guida mi chiede di ascoltare il ritmo della ferrovia e di osservare la pacifica corrente del fiume, ai lati compaiono fattorie e campi coltivati, mandrie di bufali e di elefanti, percorriamo una strada ogni metro della quale e' stata disboscata e scavata da decine e decine di mani affamate e prostrate che gridavano di dolore e di pieta' e che spesso non vedevano l'alba del giorno successivo. L'ultima stazione conduce ad un villaggio turistico, le stanze degli alberghi su chiatte nel fiume, saliamo sulle barche a motore, intorno la giungla, pranziamo in una sala attorniata da pappagalli di tutti i colori, parliamo poco, quanto oggi esiste lo dobbiamo ai tanti Fred Seiker e ai tanti lavoratori forzati asiatici. Da lontano si ode il tuu tuu del treno che torna a Kanchanaburi.

Nel 1954 Pierre Boulle scrisse :"Il ponte sul fiume Kwai" e narro' in forma romanzata l'epopea della costruzione della ferrovia e le eroiche gesta dei prigionieri. Nel 1957 il regista David Lean ne trasse uno dei film piu' famosi dei nostri tempi, vincitore di una serie di premi e condotto da una melodia che ancor oggi spesso sentiamo e fischiettiamo.

Il ritmo del fiume Kwai, la sua placida corrente, l'infuocata strada ferrata, la fiera musica, il cammino dell'uomo nel tempo fino al mare della liberta'.

Bob Porter - "A view from Asia" - Concerto News System @2004


   
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