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 Le interviste della cns/Kibbutz
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Roberto Mahlab
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Inserito - 12/02/2003 :  21:42:25  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Roberto Mahlab Invia un Messaggio Privato a Roberto Mahlab
Il grande giornalista italiano Indro Montanelli scriveva che paradossalmente i kibbutz di Israele potevano essere una ragione dell'ostilita' dell'Unione Sovietica verso il piccolo paese del vicino oriente, proprio perche' erano l'unico esperimento di socialismo compiuto al mondo ad avere avuto pieno successo.
I kibbutz sono collettivita' che, a partire dagli anni venti per iniziativa di ebrei europei, iniziano a sorgere un po' dappertutto nel territorio su cui sarebbe sorto nuovamente lo Stato di Israele, i membri lavorano collettivamente per il benessere comune, dalle origini agricole all'attuale industrializzazione leggera. Le spese e i benefici sono divisi tra tutti e ogni contributo e' considerato uguale.

L'inviato della Concerto News System ha trascorso non molto tempo fa una settimana in alcune di tali realta' e ha scritto per noi un servizio-intervista dal kibbutz di Degania, in Galilea.

Bor Porter: Mi trovo nell'ufficio dell'economato del kibbutz di Degania, e' un fresco mattino e dopo l'abbondante colazione nella sala comune a tutte le famiglie dei membri, ci si divide, chi si dirige verso le varie attivita', chi accompagna i bambini a scuola, chi, come gli ospiti, si gode l'asciutta aria delle alture e l'insuperabile panorama della valle fino al lago di Tiberiade. I campi sono rigogliosi e curati con amore, gli alberi secolari circondano le basse casette e la grande casa comune dove si tengono i pasti e le riunioni.
La mia interlocutrice e' Hanna, una signora sorridente e decisa, che accetta di rispondere alle domande di attualita' sul kibbutz, una delle tante realta' di Israele. Comincio con il ringraziarla e le porgo la prima domanda.

Bob: Hanna, ci puoi raccontare un po' della Storia che ha accompagnato lo sviluppo dell'ideale del kibbutz? E' davvero quel paradiso in terra di cui si parla?
Hanna: Grazie a voi di Concerto, sara' un piacere cercare di farvi toccare una piccola ma avvincente parte della Storia.
Be', per iniziare con un sorriso, direi che ogni essere vivente sul nostro pianeta ha probabilmente una idea diversa di che cosa sia il paradiso in terra.
Il movimento dei kibbutz nasce grazie agli ideali di pionieri provenienti nei primi decenni del secolo scorso dall'Europa, essi decidono di creare oasi per ripararsi in un mondo ostile. In Europa essere ebrei non era un titolo di merito e in Palestina sotto il mandato britannico la situazione non era certo molto tranquilla. La sfida del kibbutz e' quindi definita dai tempi e dalle cause esterne.
Dunque gli ideali di una societa' di uguali sono nati in Europa, sulla scia di avvenimenti e di scuole di pensiero che nel vecchio continente hanno avuto origine. Il kibbutz e' stato una sintesi del desiderio di sfuggire alle persecuzioni, di creare un luogo dove a nessuno potesse venire in mente di sfruttare le differenze per colpire e della necessita' di adeguamento al territorio e alla situazione storico-politica del paese in cui sono stati fondati.

Bob: Ritieni che nel mondo attuale completamente diverso per stimoli quella del kibbutz sia ancora una realta' che possa soddisfare?
Hanna: Come e' naturale, la volonta' di egualitarismo, propugnata dai fondatori in antagonismo a una realta' di intolleranza nei luoghi da cui fuggivano, ha dovuto fare i conti, con il passare dei decenni, con un ambiente estremamente composito, nei luoghi che li hanno accolti.
Sarebbe certo interessante verificare quanto una vita comunitaria soddisfi in pieno coloro che vi partecipano, soprattutto quando la situazione storico-politica muta e si presentano cento altre possibilita' di condurre l'esistenza, anche se oggi un kibbutz offre le stesse comodita' di ogni altro luogo, discoteche a parte. Se trovo pubblicazioni o statistiche su questo argomento relative ai kibbutz, sara' un piacere trasmettertele.

Bob: Il fenomeno del kibbutz e' rimasto collegato alla parte di origine europea del paese?
Hanna: Lo sviluppo dei kibbutz non ha del tutto coinvolto le infinite altre etnie che hanno continuato ad aggiungersi alla popolazione di Israele. Puoi immaginarti, in un luogo che ospita persone provenienti da cento origini diverse, quanto sia differente la percezione di quale sia la societa' migliore: per ragioni politiche, religiose, di abitudine di vita, di legami famigliari, di culture, che spesso non hanno nessun legame tra loro, ascolteremmo forse cento diverse definizioni. Una ideale visione della societa' che e' strettamente europea, non e' facilmente condivisibile da chi europeo non e', e certo vale il viceversa. Molte altre culture profonde e umane sono fiorite senza avere radici in movimenti nati in Europa.

Bob: Secondo alcune statistiche il numero di persone che sceglie il kibbutz sembrerebbe in declino...
Hanna: Caduta l'emergenza persecuzione in Europa e compreso il limite numerico dell'esperimento, anche il kibbutz ha dovuto fare i conti con una realta' estremamente varia e competitiva. C'e' chi dice che l'offerta odierna di strutture turistiche da parte dei kibbutz sia una continuazione dello sviluppo che si e' cosi' adeguato al mutamento della societa' e c'e' chi dice che sia invece un abbandono degli ideali strettamente egualitaristi per garantirsi il coinvolgimento in una realta' che altrimenti rischierebbe di togliere loro ossigeno economico e che quindi si tratta un segno di debolezza e di declino. Certo i kibbutz hanno tecnologia agricola avanzata, ma anche altre realta' hanno la stessa teconologia e anche ai kibbutz devono tornare i conti. Anche nei kibbutz si comincia ad assumere manodopera straniera e anche i kibbutz sono a volte costretti a vendere degli spazi di cui sono proprietari.

Bob: E l'Europa? Sono rimasti dei legami con i luoghi di nascita dell'ideale?
Hanna: Per ragioni storiche, il movimento dei kibbutz ha intrapreso una strada che si e' allontanata da quanto avveniva in Europa. Anzi, per parlare francamente, in Europa, anziche' costruire societa' egualitarie secondo i concetti che pure la' sono nati, chi guidava il continente era troppo impegnato a farsi la guerra e a massacrare. Le "notti dei cristalli" e i pogrom di vario genere sono prodotti totalmente "made in Europe".
Se mi chiedi di dare un'etichetta definita al movimento dei kibbutz, nonostante la sua creazione sia stata apertamente e naturalmente guidata da ideali del tutto simili a quelli fondatori del socialismo, ti risponderei dicendo che credo si sia prima di tutto trattato di una esperienza umana, condizionata dai fattori politici esterni e aggiungerei che essa puo' apparire in declino perche' le condizioni ideali che l'hanno creata non ci sono piu'. Non so giudicare se sia normale che lo sviluppo della societa' porti al risultato che i kibbutz non nascano piu', ma statisticamente e' avvenuto che le persone che compongono la societa' odierna sono state meno portate ad esperienze simili.
In Europa, nonostante i movimenti idealistici, i kibbutz non ci sono stati, gli idealisti europei li hanno dovuti fondare fuori dall'Europa, per sfuggire alle persecuzioni che avvenivano in Europa. Non so, se dopo tanto tempo e sofferenza, chi li ha costruiti accetterebbe di essere legato a definizioni piuttosto restrittive di etichettature politiche che valgono solo in Europa, dopo tutto quello che e' successo.

Bob: Il presente e il futuro del kibbutz?
Hanna: La domanda dovrebbe essere: perche' non ne nascono piu'? Forse per la stessa ragione per cui non nascerebbero in Italia, o in Francia o dovunque, la vita comunitaria forse puo' essere accettata da un giovane in un periodo in cui fuori esiste solo un mondo ostile.... no certo, non e' solo un problema di discoteche, e' il fatto che il mondo appare un luogo non piu' definito dai confini di un villaggio in cui isolarsi, ma aperto e raggiungibile senza problemi.
In questi ultimi anni in Israele e nelle comunita' ebraiche esistenti fuori da Israele, e' in corso uno sconvolgente dibattito su un argomento che mai era stato discusso: se cioe' dopo gli stermini, il popolo ebraico puo' modificare radicalmente le sue piu' profonde convinzioni di soggetto perennemente assediato e perseguitato e se puo' correre finalmente il rischio di ripresentarsi a far parte del consesso dei popoli, pienamente accettato.
E' uno degli infiniti problemi di rimozione e di cura di psiche collettiva che si presenta in un mondo in cui la speranza e' che la parola prenda sempre piu' il posto della spada.

Bob: dunque piu' che declino si puo' parlare di trasformazione?
Hanna: Be', a dire la verita', i kibbutz non stanno sparendo. Si sono trasformati e sviluppati, alcuni sono diventati entita' economiche di primaria importanza, esportatori netti con una parte non indifferente nella fetta di commercio di Israele. Per loro natura i kibbutz hanno sempre puntato sull'agricoltura che oggi, come del resto avviene in tutti i paesi tecnologicamente avanzati, e' supportata da tecnologia di prima scelta. Certo attualmente sono parecchio diversi, come stile di vita, dall'epoca dei pionieri. Piscine, giardini, panorami mozzafiato sulle vallate e nei deserti, intere parti trasformate in luoghi di accoglienza per i turisti, ricche offerte di svago per i visitatori si affiancano ai gruppi di volontari, spesso giovanissimi e provenienti da ogni parte del mondo che scelgono il kibbutz per un'esperienza di vita in comune, dalla raccolta delle arance, al normale lavoro al servizio della comunita'. Direi che il successo della formula che oggi definirei di invarianza numerica e non di declino, e' la conseguenza di un esperimento sorto liberamente, creato da persone con un ideale incrollabile, in tempi da noi lontani e per esigenze storiche precise. Nessuno ha imposto nulla a nessuno, ne' dall'alto, ne' dal basso. E' una delle tante piccole realta' integrate in un paese estremamente vario. Chi voleva poteva entrare nel kibbutz, chi voleva poteva uscirne, con la massima liberta'. Probabilmente il successo della formula e' stato proprio dovuto al fatto che nessuno si e' mai sognato di estendere tale realta' a nessun altro. Se ne potrebbe dedurre che una cosa e' quando un modello di vita viene adottato in strutture grandi e questo crea statisticamente e ovviamente segmenti di scontento, un'altra cosa e' quando viene scelto liberamente in strutture ridotte, se la persona l'ha scelto e le piace ci sta, altrimenti ne esce e si integra in una realta' vicina e altrettanto tollerata. Non esistono pressioni del kibbutz verso l'esterno e non esistono pressioni esterne verso il kibbutz. La naturale evoluzione dello sviluppo economico, scientifico e sociale non ha certo scansato i kibbutz, anzi, la relativa facilita' con cui le decisioni possono essere prese rispetto al mondo esterno, ne ha fatto entita' piuttosto dinamiche.

Bob: Speranze?
Hanna: E' verissimo che oggi nuovi kibbutz non nascono piu', e in un mondo ovviamente sempre piu' portato alle comodita' parrebbe normale. Comunque la curiosita' dell'uomo e' un motore e nessuno impedisce che il motore si diriga di nuovo, un giorno, verso la spinta ideale che li ha creati, ma e' indubbio che oggi la spinta sociale e' enormente meno sentita, forse a seguito della crescita del tenore di vita.
E' naturale la ricerca, specialmente della parte piu' giovane della popolazione, di spostarsi all'esterno, nelle citta' che tra l'altro ospitano le universita' particolarmente diffuse e curate nel paese. Da considerare e' il piccolissimo territorio dello stato, gli spostamenti massimi sono dell'ordine delle poche decine di chilometri, non esistono le distanze come le vivete voi e i distacchi come sono sentiti da voi in Europa, per esempio. E' vero che dai kibbutz esce quella che e' considerata l'elite del paese, che eccelle nel campo tecnico e scientifico, ma un esperimento di tale portata e' proseguito, secondo me, oltre che per gli ideali di chi lo ha proposto e vissuto in origine, soprattutto per il fatto che si tratta di realta' relativamente piccole.

Bob: Grazie Hanna, adesso tocca a me farti una rivelazione... ieri notte io sono stato cacciato a pedate verso l'interno del mio alloggio nel kibbutz e non era per questioni politiche. E' che avevo per sbaglio acceso il riscaldamento anziche' l'aria condizionata ed e' piena estate e mio cugino si e' arrabbiato e lui e' andato a dormire fuori e mi ha rinchiuso dentro la stanza dove la temperatura era di parecchi gradi piu' elevata che all'esterno. E' stato inutile richiamarlo al rispetto dei suoi ideali di civile tolleranza in quel caso e ho passato una brutta notte.

Bob Porter - @Concerto News System - 2003

   
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