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 7 Riflessioni
 Le donne e la letteratura
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Monica
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Inserito - 12/02/2003 :  18:45:40  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Monica  Replica con Citazione Invia un Messaggio Privato a Monica
Cari amici,
ho letto lo scritto di Clab sulle Muse e dico subito che non saprei dire cosa potessero pensare dei loro uomini, però mi ha fatto riflettere su alcune questioni relative alle donne e la poesia e, in generale, alle donne e la letteratura.
Recentemente, chiacchierando con un'amica, la ascoltavo lamentarsi del fatto che gli uomini non corteggiano più le donne; a un certo punto, è venuta fuori dicendo cose del tipo "ah, che bello sarebbe rappresentare quel che Beatrice rappresentava per Dante o Laura per Petrarca" e via su questo tono.
In effetti, se si considera la questione in maniera superficiale, potrebbe sembrare bellissimo il fatto di poter ispirare versi sublimi quali quelli del nostro Sommo Poeta, ma, se si riflette più a fondo e si considera il fatto che Beatrice è vissuta nel Medioevo, le cose assumono tutto un altro aspetto.
La scrittura femminile è stata a lungo consegnata, per chi non aveva ricevuto la consacrazione ufficiale di questo diritto, alla clandestinità; sottolineare questa limitazione è importante, perchè parlare di donne e poesia ci pone di fronte a un paradosso.
La poesia, quella lirica soprattutto, non si sarebbe mai affermata al di fuori della necessità di parlare dei sentimenti che le donne ispirano ai poeti che le celebrano. Questa ispirazione femminile è confermata dalla funzione delle Muse; dunque, femminile è l'origine della poesia, ma le donne non sono, se non molto raramente, soggetto di poesia e ne sono invece l'oggetto privilegiato all'interno di una poesia prevalentemente amorosa in cui si esprime una visione del mondo tutta maschile e, a ben vedere, più che la donna amata, si canta l'importanza dell'amore, se ne definisce la gerarchia e se ne considera la funzione salvifica o dannatrice per l'uomo che ne vive l'esperienza; in altre parole, la figura femminile merita la lode in quanto innalza l'uomo al di sopra dei suoi limiti terreni o suscita il disprezzo di chi vede in lei la causa prima di quegli impuri desideri di cui la bassa natura umana cerca soddisfazione.

Come in ogni campo, anche in quello della poesia oggi le donne stanno recuperando un ritardo di secoli.
Guardando indietro nella storia, pochissimi nomi di poetesse si sono affiancati a quelli degli uomini e di alcune che avrebbero potuto essere alla medesima altezza è rimasta appena una traccia.
Dal tempo di Saffo, per molti secoli c'è stato il silenzio e, più tardi, poche poetesse hanno potuto mettersi in evidenza trovando un posto, pur se piccolo, nella letteratura; si può pensare, a questo proposito, ad alcune poetesse rinascimentali, da Vittoria Colonna a Veronica Gambara a Gaspara Stampa, le quali, comunque, si caratterizzano per l'adozione e la riproduzione del modello spirituale e letterario elaborato nell'ambito della cultura maschile, fuori dalla quale non sarebbe mai stata loro riconosciuta alcuna dignità.
La donna era costretta da codici e regole nell'ambito familiare, non aveva accesso agli studi e dunque, salvo gli esempi citati, non poteva educare il suo "afflato poetico".
E anche sulla fortuna editoriale e critica di Gaspara Stampa, per esempio, ha pesato a lungo la valutazione morale che si accompagna alla definizione di "cortigiana"; siamo nel cuore di quel Rinascimento che col Castiglione esalta la figura e il ruolo, anche etico, del "cortigiano"; ma quello stesso termine, declinato al femminile, perde tale valore e si carica di una valenza ambigua e moralmente riprovevole, allo stesso modo in cui, nel comune parlare e sentire, hanno un significato diverso le definizioni di uomo libero e donna libera; nel primo caso si parla di libertà d'ingegno, nel secondo di facilità dei costumi.
Dunque, le vicende umane ed artistiche delle poetesse rinascimentali possono essere comprese solo se collocate all'interno di una società aristocratica, colta e intellettualmente libera, ma ancora sostanzialmente maschile nei valori di riferimento a cui le poetesse si dovevano piegare per avere diritto di cittadinanza.
Le artiste di cui parlo godettero di un privilegio eccezionale non solo per l'epoca, ma, purtroppo, confermato dall'esperienza di molte donne anche nei secoli successivi. Questo privilegio è quello di poter accedere agli studi e di poter approfondire scienza e coscienza.
Anche in tempi successivi, quello che continuerà a mancare alle donne scrittrici non sono l'ispirazione o la volontà di far sentire la loro voce, ma le occasioni e la possibilità di farlo in modo autonomo e socialmente accettato; si potrebbe dire che alle donne è mancato anche lo spazio. Virginia Woolf in "una stanza tutta per se" sottolinea come uno dei principali ostacoli che si frappongono tra la donna e la scrittura sia proprio la mancanza di uno spazio personale e libero dove dedicare tempo e concentrazione all'elaborazione letteraria del proprio pensiero. Jane Austin non ebbe mai "una stanza tutta per se"; scriveva infatti nel salotto di casa su foglietti volanti che potevano essere nascosti alla minima intrusione e non voleva mai che i cardini della porta fossero oliati per essere avvertita in tempo e non essere sorpresa in questa attività segreta.
Nel suo bellissimo saggio, la Woolf asserisce, tra l'altro, che lo scrittore è il prodotto delle circostanze vissute e che le condizioni materiali in cui vive sono di cruciale importanza per la sua scrittura. Da qui la riflessione sulla concreta condizione di donne cui era negata a priori la possibilità di avere un'educazione e che, anche se fossero riuscite a scrivere qualcosa, magari sotto uno pseudonimo maschile per avere una minima possibilità di essere prese sul serio, non avrebbero in ogni caso potuto ricevere i benefici economici del loro lavoro, visto che, fino al 1882, ogni proprietà di una moglie spettava di diritto al marito; non è banale il consiglio che l'autrice da alle aspiranti scrittrici di procurarsi prima di tutto una rendita e un tetto propri.

Infine, e torno nuovamente indietro nel tempo, mi vengono in mente le parole di Santa Teresa D'Avila che, nella seconda metà del 500 rischiò di essere tradotta davanti all'Inquisizione perchè non si atteneva al motto paolino "taceant mulieres" sull'inferiorità della donna e si vide cancellare dalla censura ecclesiastica.

"Non basta, Signore, che il mondo ci tenga chiuse come in un recinto....e che non possiamo fare niente di importante e che non osiamo dire alcune verità su cui piangiamo in segreto....
Voi davvero siete giusto giudice e non come i giudici del mondo che, poichè sono tutti maschi, non c'è virtù di donna che non considerino sospetta".


SALUTI E BACI A TUTTI

MONICA

Edited by - Monica on Feb 13 2003 09:53:48

palsai.
Senatore


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Inserito - 12/02/2003 :  19:10:54  Mostra Profilo  Visita la Homepage di palsai.  Replica con Citazione Invia un Messaggio Privato a palsai.
L'umanità ancora oggi soffre della mancanza d'apporto del pensiero creativo femminile in tutti i campi; probabilmente se la donna avesse potuto esprimersi liberamente, il mondo di oggi sarebbe migliore.
Questa mancanza mutila non solo l'arte ma anche la scienza, la politica, la spiritualità.
Per quel che ne so, buona parte dei cambiamenti sociali ed economici nei paesi del cosidetto "terzo mondo" sono dovuti all'operato delle donne.
Ben venga allora questo salto di qualità e si giunga presto ad un pensiero umano che sia sintesi e complemento dei due poli sessuali.
W le donne, siempre:O)


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Paolo_Talanca
Senatore



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Inserito - 12/02/2003 :  20:40:15  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Paolo_Talanca  Replica con Citazione Invia un Messaggio Privato a Paolo_Talanca
Certo, ben venga il salto di qualità... io posso solo rammaricarmi che nel passato le donne non potessero scrivere, non mi sentirei, però di dare colpe eccessive agli uomini del tempo. Voglio dire:
a quel tempo c'erano delle esigenze morali che si rispecchiavano in una società che seguiva il loro corso. Nel mondo trobadorico (pieno Medioevo) non mancarono le poetesse tra cui la più famosa Contessa di Dia e la donna nobile aveva rivestito ruoli politicamente responsabili nelle varie corti. Certo è che, come sottolinea giustamente Monica, la ricchezza doveva essere un triste lasciapassare per poter permettersi di scrivere... nelle corti toscane del duecento, se si eccettua la Compiuta Donzella - della quale si possiedono pochi sonetti - non si reistrano altre poetesse.
Come ripeto però io non mi sento di dare la copla agli uomini del tempo: io credo che ogni epoca rispecchi una civilizzazione che segue il corso naturale, in innumerevoli cocli "viziati" di tanto in tanto da qualche passo avanti. Gli uomini rinascimentali si trovavano di fronte alla Riforma luterana che sconvolse completamente l'esistenza di sovrani, aristocratici e povera gente... ci sono tantissime storie crudeli e incredibili riguardo all'Inquisizione, che rispondono a volontà di confessionalizzazioni o disciplinamenti...
Io sono felice oggi di poter leggere Jane Austen, George Eliott e quella superba poetessa che per me rappresenta oggi Alda Merini.
Voglio dire che se penso alle donne che scrivono poesie a me vengono in mente i versi di Alda Merini, non a tutte le poetesse mancate...

Questo è quanto, secondo me, e sono felicissimo che l'umanità abbia fatto passi da gigante per ristabilire quell'unità vitale tra uomo e donna spiacevolmente mancata per millenni.

So che si può vivere
non esistendo,
emersi da una quinta,
da un fondale,
da un fuori che non c'è se mai nessuno
l'ha veduto.Vai a Inizio Pagina

   
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