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Title: Povero Edipo, sedotto e abbandonato !

Povero Edipo…abbandonato e sedotto
Considerazioni sulle parzialità di una psicanalisi adultocentrica.

Il mito di Edipo doveva essere molto diffuso nel mondo antico, forse prima ancora che Sofocle ne facesse il protagonista della sua più celebre tragedia ; nel corso del secolo che va a concludersi esso ha però conosciuto nuovi fasti grazie a Sigmund Freud, il quale se ne è servito per descrivere il nucleo strutturale delle psico-nevrosi che chiamò "Complesso di Edipo".
Il presente scritto si propone di evidenziare la parzialità adultocentrica , di molte teorie psicanalitiche moderne, a cominciare proprio dalla formulazione di Freud.

Gli studiosi della psiche hanno attinto a piene mani dai miti; per lo stretto legame che intercorre tra mito e psiche.
Il mito nasce e vive a metà strada fra la storia e la fantasia, tant'è che un noto dizionario lo definisce "Complesso di narrazioni che hanno per oggetto dei ed eroi leggendari in imprese di lotta contro forze avverse, con cui vengono simbolicamente spiegate le origini […] culturali dell' umanità […]"
La definizione stessa di mito rimanda a quella di simbolo; quest'ultimo, può essere descritto come un significante (visivo, sonoro, letterario, sensoriale in genere) il cui potere evocativo superi il significato letterale, quest'ultimo non di rado finisce per essere relegato ad un ruolo di subordine.
La parola “cuore” evoca idee di sentimento, in particolare di amore, tuttavia il valore simbolico finisce col far prevalere la metafora sull’ accezione anatomica.
L'espressione : "Ha problemi di cuore" ci fa pensare più ad un amore tormentato che ad una dolorosa "angina pectoris"!
Per dirla con C.G.Jung "il simbolo rappresenta qualcosa che sta al di là del suo significato ovvio ed immediato".
I simboli che assumono valore collettivo particolare diventano elementi strutturali di mitologie e religioni.

Tornando al nostro povero Edipo, da più parti lo si è visto come vittima del Fato; la letteratura prodotta nel corso di duemila anni ha avuto un atteggiamento pietistico e di amnistia, di assoluzione per incapacità di intendere e volere, archiviando, per così dire il caso, senza quei supplementi di indagini che avrebbero assicurato alla giustizia della Storia e della Morale il vero colpevole; semplicisticamente ed agnosticamente si è "sbattuto il Mostro-Fato in prima pagina", diremmo in gergo giornalistico.
Il messaggio rassicurante che si è voluto e si vuole trasmettere è che le colpe sono sempre al di fuori di noi adulti; che il povero Edipo si è sacrificato per espiare per tutti noi, maschi "adulti" egoisti ed assetati di potere (anche se sempre un po' mammoni), trasformando l'eroe greco in una sorta di Cristo ante litteram immolato sull'altare dell'incesto.
La colpa-peccato di Edipo è la conoscenza che fa decadere l'impunità infantile, la conoscenza è comprovata dalla abilità dimostrata nel risolvere il quesito della Sfinge, non a caso riferito alle stagioni della vita attraverso la nota metafora dell' animale che dapprima cammina a quattro zampe, poi a due ed infine a tre; la risposta dell'eroe: “l'uomo”, è l'autocertificazione della coscienza raggiunto attraverso un processo evolutivo.

Quante analogie con la cacciata dall'Eden di Adamo ed Eva (come si sarebbero moltiplicati Caino ed Abele senza incesto?)

Si tratta del prodotto della coscienza collettiva di adulti troppo preoccupati di rimuovere (e non superare) un proprio complesso, per essere leali nell'ammettere che un ruolo nefasto nella tragica vita di Edipo è stato giocato da suo padre Laio.
E' certo rassicurante pensare di essere sfuggiti all'incesto da bambini e da adolescenti ma è criminale abbandonare al proprio destino un bambino così come fece Laio con Edipo, comportandosi da genitori latitanti e preoccupati di dimostrare che i bambini, i colpevoli con pensieri incestuosi, in fondo, sono loro!
Il bambino ha la sventura di simboleggiare noi stessi da giovani, e quindi di ricordarci, o evocare nell' inconscio, un periodo di competitività con il genitore dello stesso sesso e di attrazione per il genitore di sesso opposto; il ricordo di quella competizione che ci ha visto perdenti suscita sentimenti di vigliacca rivalsa, una volta dall'altra parte della barricata generazionale.

E' il Complesso di Laio, che nessuno ha avuto il coraggio di approfondire; se è vero che la storia viene scritta dai vincitori è ancora più vero che la psicanalisi viene scritta dagli adulti.
L’adulto sa argomentare su quanto ritiene di aver superato "eroicamente", ma si guarda bene dal mettere in discussione il proprio ruolo; in fondo è più facile additare le pulsioni incestuose di un bambino, la cui massima "colpa" sarà quella di sopravvivere ai propri genitori e, una volta fisicamente maturo, entrare in competizione sessuale con la generazione precedente con amplissime quanto sacrosante possibilità di vittoria.
Esaminiamo l'origine delle tragiche vicende di Edipo: Laio, avendo appreso dall'oracolo di Delfi che Edipo avrebbe ucciso il padre e sposato la madre e si sarebbe impossessato del regno, abbandona il figlio neonato e lo fa legare ad un albero così che i suoi piedi si gonfiano a dismisura e perciò viene chiamato Edipo (dai piedi grandi); cresciuto lontano dal padre allevato da Polibo, divenuto adulto consulta anch'egli l'oracolo di Delfi (notare la longevità o l'immortalità di questi) ed apprende che si macchierà di parricidio, convinto che suo padre sia Polibo, Edipo fugge , si imbatte casualmente in un guerriero che ritiene con intenti ostili, lo affronta e l'uccide ignorando che questi sia il suo vero padre; giunto a Tebe, sfida la Sfinge e la sconfigge vincendo la mano della regina, la quale è sua madre e da questo incesto del tutto inconsapevole vengono sventure per il regno finché un altro oracolo svela tutta la verità ad Edipo che inizia un percorso di espiazione.
Questa in estrema sintesi la leggenda; domandiamoci: se Laio nel tentativo di sfuggire al fato non avesse abbandonato Edipo, come quest'ultimo avrebbe potuto non riconoscerlo, e se Giocasta, sua madre, non fosse stata complice dell' abbandono, come non sarebbe stata riconosciuta anch'essa?
La causa prima e vera della sventurata vicenda è l'incapacità di Laio di accettare l'idea di un figlio che gli sopravviva e che potenzialmente attenti al proprio primato sessuale e di dominio.
Non è Edipo, il figlio, colpevole di desideri incestuosi che in quanto naturali ed infantili non possono essere giudicati in senso morale, se non guardati con l'occhio impuro dell'adulto; piuttosto Laio, il padre, mostrandosi incapace di accettare il proprio e comune destino mortale, immoralmente si sottrae al ruolo di educatore (rimuove e non supera il complesso) segnando tragicamente il destino del proprio figlio ed in fin dei conti anche il proprio.

Laio non accetta Edipo perché non riesce ad accettare sé stesso, forse stenta ad abbandonare il suo proprio ruolo di figlio inconsciamente incestuoso; tenta di sfuggire al fato, ma non è solo il suo destino futuro ad atterrirlo, è un presente che gli evoca un passato mai superato che incombe su di lui e lo induce al vile e crudele gesto di abbandonare il figlio.

Povero Edipo, prima abbandonato infante dai genitori , poi sedotto dalla madre; un ultimo dubbio: fu poi vera seduzione muliebre o ambizione quella che indusse un giovane, tanto astuto da sconfiggere la Sfinge, a sposare una regina (oggetto-premio da lotteria) che pure doveva essere tanto più avanti negli anni?
In fondo a quel tempo Edipo era un adulto che replicava suo padre; l'abbandono e la latitanza paterna avevano finito per perpetuare un modello di maschio consapevole ma infantile e perciò vittima della smania di potere!


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Inserito: 08/01/2004
autore/Fonte: Dario Ascoli
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Inserito da: Arcadico
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