cuocoligure
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Inserito - 24/11/2007 : 20:07:21
 LA CUCCÏA DI SANTA LUCIAContinuando la serie delle ricette abbinate ad alcune festivitá e ricorrenze annuali, propongo questa volta uno dei tanti prodotti culinari che sono tradizionalmente leganti al culto di Santa Lucia. Santa Lucia, santa siracusana vissuta nel III sec. e martirizzata, secondo le cronache nel 302, dopo atroci torture da cui la Santa uscí sempre indenne. Il suo nome Lucia, con l’assonanza alla parola luce e la iconografia, che rappresenta la Santa con gli occhi in un piatto, ne hanno fatto la protrettrice della vista. Secondo una cantata di Ferrendina in Basilicata, riportata anche dal De Martino, pare che la Santa si fosse cavato gli occhi perché essi erano il motivo di un insano desiderio del console romano Pascasio che voleva a tutti i costi possedere la vergine siracusana. La Santa offrí cosí su un piatto i suoi occhi al console che si vendicó con le torture e la morte, che tuttavia lasciarono intatto il corpo virginale di Lucia. Alla Santa sono legate leggende, tradizioni di ogni tipo: dalle feste della luce, celebrate in molte parti del mondo, alla consegna di regali ai bambini di ogni latitudine, alla confezioni di cibi e dolciumi particolari. Alcuni come la cuccía, rimandano addirittura a riti pagani come le offerte a Demetra o a Cerere in corrispondenza del soltizio d’inverno (una volta, prima della riforma del calendario, la festa di Santa Lucia cadeva il 21 dicembre). La cuccía é appunto preparatata a base di grano. Ingredienti: 500 gr. di grano tenero Mosto cotto per condire Preparazione: Lasciate a bagno il grano per una notte, scolatelo e mettetelo sul fuoco con acqua e poco sale per circa tre ore. Quindi spegnete il fuoco e coprite con un canovaccio la pentola, una volta raffreddato, porre in frigo. La cuccía, di cui parlo, é la versione piú semplice, quella dei paesini lucani alle pendici del monte Pollino e di un’epoca, quella dell’ultima guerra, in cui le risorse erano molto scarse. Gli ingredienti poveri e alla portata dei contadini sono il grano e il mosto cotto. Ricordo che, qualche giorno prima della festa, la zia Lucia poneva il grano nell’acqua e lo lasciava a mollo per un paio di giorni, prima di metterlo a cuocere per alcune ore. A cottura avvenuta, lasciava il tutto a riposare, in modo che l’amido rapprendendosi formasse una cremina densa e bianca. Alla sera, con una ritualitá che affascinava tutti noi bambini, la cuccía veniva posta al fresco del davanzale dove, durante la notte, sarebbe passata la Santa per ponervi l’orma del suo piede. Zia Lucia, per rendere piú realistico il fatto, apponeva nottetempo l'impronta con un cucchiaio. Al mattino potevamo mangiare la cuccía condita con la benedizione della Santa ed il mosto cotto della cantina del nonno. (Il mosto o succo di uva viene cotto prima della fermentazione, la cottura ne fa uno sciroppo denso, profumato e dolcissimo, usato in molte preparazioni di dolciumi). Questo cerimoniale si perpetua, con alcune varianti, in quasi tutto il sud, ma é soprattutto in Sicilia dove la cuccía raggiunge il suo apoteosi e dove la Santa Lucia, unitamente alle Sante Agate e Rosalia, é veneratissima. Non mancano altre forme di celebrazioni e di cibi legati alla Festa di Santa Lucia, dai pani di Santa Lucia diffusi in Puglie, ai biscottini di Verona o agli occhi della Santa, prodotti in molte regioni. Questa potrebbe essere l’occasione per integrare con contributi di prima mano.......da parte degli amici concertisti, sparsi per il mondo. cuocoligure
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