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 MURALES CONSCIO
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zanin roberto
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Italy
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Inserito - 26/01/2010 :  22:01:25  Mostra Profilo Invia un Messaggio Privato a zanin roberto
Il pennello scorreva leggero sull'intonaco esterno della casa fattoria, il colore si depositava con disomogeneità, quà e là intenso per poi ritornare accennato, sopra l'impalcatura il pittore si sentiva stanco ma soddisfatto del suo lavoro.Il sole scaldava con forza la pelle e il sudore scendeva sul petto dell'artista e non ne percepiva il leggerissimo solletico, concentrato com'era a trovare quelle armonie che il disegno esige, il murales si delineava con chiarezza, era la porta nord del castello di Cordovado, riprodotto come un modello umano e intriso di sentimenti. Ora le ombre estive si allungavano nel pomeriggio afoso ed arso, ritoccato il fiumicciattolo che scorreva sotto il ponte levatoio della porta castellana, il pittore si senti quasi stordito da una lunga e infinita pace, un silenzio innaturale aveva steso un velo di mistica atmosfera, si fermò, scrutò nelle sua opera se vi fosse cosa animata, fisso il largo vuoto della porta castellana quasi a voler trovare vita oltre la superficie porosa e statica, sembrò che un rimbombo di passi uscisse dal murales.
In cielo, volavano scorazzando senza ritegno i passeri e le rondini in cerchio a rendere animato un cielo azzurro e assolato come nelle più classiche giornate estive, le lucertole schive e timide se ne stavano sopra le vecchie murette di mattoni chiazzati di muschio e si lasciavano accarezzare dai raggi inclementi, lunghe file di formiche si allungavano nella vicina magnolia, imponente e severa, salendo fino alla sommità che dominava quel giardino esterno ora parcheggio pubblico. Il pennello affondò nel colore della tavolozza, impregnandosi di un bianco titanio che brillava di vita, con rapidi tocchi l'artista tracciò una sagoma umana che poneva all'interno del borgo castellano e quando lo dotò di testa e di arti sembrò sfuggire al suo statico esistere e animarsi in un fremito impercettibile. Il pittore accusò la situazione, pensò che era stanco, che il caldo era opprimente e che lui dopo aver udito passi all'interno del suo borgo castellano ora vedeva muoversi pure un personaggio appena disegnato, fresco di colore, nato e non ancora rifinito, non era possibile, aveva le traveggole, non riusciva a spiegarsi lo strano fenomeno. Scese a terra, saltando dall'impalcatura proprio mentre il committente, un signore dalla curata barba grigia e dall'aspetto dell'eterno uomo d'affari in partenza, gli si faceva incontro, con una birra fresca, si guardarono e sorrisero, poi il proprietario della casa disse: - " Tarcisio te go portà una birra fresca, alla salute! " -
- " Oh, grazie! eh....ghe voleva proprio ostrega, go le traveggole, non xe pol star con sto sol leone, con sto caldo per tanto tempo, no non se pol proprio! " - rispose sfiduciato l'artista nascondendo il suo imbarazzo.
- " Dai ch'el vien ben ! Su, su, coraggio, non sta perder l'ispirasion! " - aggiunse ironico l'uomo, andandosene spensierato all'ombra di un pergolato d'uva fragola nera, che iniziava a profumare con il suo aromatico odore. Bevuta la birra, il pittore, si lisciò i capelli poi rimise il cappellino di tela gialla che lo riparava dalla luce solare accecante. Risali nell'impalcatura e si decise a rifinire il personaggio al centro della porta castellana ma quando fisso il punto in cui aveva abbozzato quella figura non vide nulla, era sparito, si era eclissato, cancellato. Eppure, era sicuro di averlo dipinto, lo cercò tutt'intorno ma non c'era più alcuna traccia. Si convinse che si era sbagliato e decise di ridipingerlo, immerse il pennello nel bianco e tracciò nuovamente un uomo adulto, vestito in modo elegante, lo rifini con dei colori vivaci, poi si dedicò agli alberi e colorò le foglie verdi. Il murales si stava concludendo con i ritocchi consueti alle imperfezioni di disegno, puli nel solvente il pennello, contemplò l'insieme e in quell'istante risenti distinti i passi pestati nel ciottolato medioevale, di sassi del Tagliamento, del borgo castellano li rappresentato. Si stroppicciò gli occhi, si levò il berrettino, si asciugò il sudore che gli scendeva dal collo, si mise gli occhiali e riesaminò il dipinto con cura e scrupolosamente. Si accorse che al centro della porta nord del castello era sparita nuovamente la figura appena finita di colorare, e nel cielo del murales erano comparsi uccelli mai disegnati, erano uno stormo di rondini quasi fuse dal cielo reale. In quell'angolo di casa, scomparivano e apparivano senza alcuna spiegazione logica elementi di cui non dominava l'esistere. Si decise di smettere, che per quel giorno ne aveva abbastanza di colpi di sole ! mai gli era capitato di dover dubitare di quello che stava facendo, di mettere in dubbio la realtà, evidentemente non stava bene, non era in grado di dare spiegazioni a quello che aveva vosto o creduto di vedere.
Chiuse gli attrezzi da lavoro nella loro custodia e si incamminò lungo la stradina di campagna che si perdeva nella natura, con cespugli di oleandri esplosi ai colori che profumavano l'aria di delicati toni dolci, un gruppo di ciclisti passò come farfalle spensierate che corrono incontro alla frescura della sera attesa e agoniata, un paio di gatti neri gli gironzolavano dietro con innata curiosità, finchè non arrivò a casa, dove si distese su un divano alla ricerca di un benefico rilassamento che gli consentisse di riacquistare pieno possesso della realtà che si era dilatata ed era sfuggita alle ferree leggi fisiche. Si addormentò per la stanchezza e per la tensione che l'avevano stressato. Al mattino fece un'abbondante colazione al Bar da Giuliano che fungeva da campo base alle sue escursioni artistiche in paese. Lesse con passione il giornale che blaterava le solite allarmanti considerazioni sulla catastrofe economica mondiale, si concesse una barzelletta con il gestore suo estimatore e si incamminò verso l'impalcatura non lontana dal Bar. Lo salutò subito il committente che lo stava aspettando, e lo appostrofò chiedendo il perchè di tutti quei cambiamenti dalla bozza che avevano concordato all'inizio.
- " Quali cambiamenti ? Non ci sono, non c'è alcun cambiamento ma che cosa cavolo dici ? guarda bene ... " - rispose il pittore irritato, mentre l'altro senza proferire parola alzava l'indice della mano sinistra indicando il murales che attrasse l'attenzione dell'autore. Il cielo si era riempito di ogni sorta di uccelli, passeracee e rondini, usignoli, fringuelli, ballerine, e al centro della porta nord del castello, si distingueva una moltitudine di personaggi accalcati al centro del borgo, come lui certo non aveva dipinto.
- " Ma che cavolo è successo ? Chi ha aggiunto tutta questa umanità, chi ha trasformato il mio cielo in una voliera, chi ha fatto un dispetto cosi brutale ? " - imprecò il pittore, arrabbiato e determinato a cancellare l'onta di qualche vandalo, sali sull'impalcatura e iniziò a strofinare uno straccio con del solvente, con energia e rapidità, ma non riusciva a smuovere il colore, allora inzuppò il pennello grande e iniziò a stendere del colore coprente che però colava giù senza aderire all'intonaco, quasi fosse di vetro, di superficie liscia e non adatta a trattenere colore. Non capiva cosa stesse succedendo in quell'angolo di mondo ma non riusci a modificarne l'aspetto, quasi ci fosse una misteriosa forza che lo proteggeva da ogni intereazione.
Il murales aveva una sua difesa e l'artista desistette dal procedere con ulteriori tentativi, non sapeva quale esorcismo avesse animato quel dipinto ma prima di andarsene scopri in basso a destra la sua firma che metteva alla fine del lavoro e che in quel murales non aveva ancora scritto. Si fece il segno della croce e con un sorriso se ne andò, di colpo soddisfatto e pago, nonostante quell'esproprio inspiegabile.
- " Ehi Tarcisio ma non finisci il dipinto ? " disse perplesso il proprietario.
- " Non sta preoccuparte el se finisse da sol..." -
- " Sti artisti se non i xe matti non i xe felici " -


zanin roberto

   
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