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zanin roberto
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Inserito - 11/03/2005 :  23:26:58  Mostra Profilo Invia un Messaggio Privato a zanin roberto
L'UFFICIO

L'ufficio commerciale della ditta Egofila aveva i neon dalla luce bianca che tremolavano periodicamente, i muri ingialliti da lustri di polverosa esistenza si chiazzavano di ombre e le veneziane offese da anni di sole si erano contratte in un plastico curvilineo profilo, l'orologio centrale, alto nella parete segnava le 8,15 e il via vai degli impiegati alternati agli autisti sempre concitati dava anima a quello spazio anonimo.
Una cartolina con una splendida veduta marina di un'isola esotica s'era invetrata in mesi di esposizione in una lastra e i saluti irriverenti di un collega ironico si sbiadiva inesorabilmente, diceva : " Che paradiso ! ... qui si stà da nababbi...lavorate schiavi!!! "- e il francobollo strappato da qualche collezionista lasciava una porzione di timbro che ne garantiva l'autenticità.
I video dei computer azzurri e il fax grigio che ticchettava aggiungevano linfa alla vitalità dell'ufficio.
Le tre stampanti laser e una elettronica mangiavano i fogli di carta dei serbatoi stracolmi che una volta svuotati gridavano la loro fame con allarmi fastidiosi e acuti, quasi umani.
L'anziano decano impiegato da trent'anni in quella azienda aveva grossi occhiali antiestetici e si lisciava i pochi capelli che gli erano rimasti, stava seduto in quella poltroncina color amaranto con le ruote che gli consentivano di dare agilità ad un corpo robusto e discretamente obeso.
Il calendario con le modelle nude sullo sfondo dietro all'armadio, ne rilevava solo parzialmente il passato biricchino, il tavolo in perenne equilibrio tra caos e operatività si riempiva di tabulati, di stampati, di fax arrotolati che si contorcevano raffreddandosi, di fotocopie, di appunti scritti a mano con inchiostri diversi, di colorate evindeziature, lettere e buste, e ogni centimetro quadrato reclamava in continuo il suo caratteristico foglio.
Gian prese il panno e puli gli occhiali, guardò i suoi documenti sul tavolo da lavoro, grugnò qualcosa poi esplose in un doloroso acuto:
-" Chi mi ha preso gli ordini? ... ma porca miseria! "
Chim, il nuovo arrivato ormai lo conosceva, diceva cosi sapendo benissimo che era stato lo sbadato della produzione e non lo assecondò, seduto specularmente a Gian sorrise e sospirò complice.
La graffettatrice iniziò sotto le sue abili mani a cucire fogli, documenti di trasporto, fatture numerate progressivamente, allineate e simmetriche si andavano ad ammucchiare nelle vaschette che si incurvavano sotto il peso, e i colpi si ripetevano con puntuale frequenza.
Ecco ora il telefono prendere il sopravvento, suona contemporaneamente, Chim arriva primo al suo mentre Gian alzando gli occhi al soffitto ritarda con indolenza la sua risposta, la fotocopiatrice dietro a loro d'improvviso parte a fotocopiare fogli bianchi, un foglio esce candido e caldo, Chim dopo aver tacitato il telefono si alza e controlla lo strano episodio.
I led sono verdi, le funzioni in normalità, nessun segno di alterazione, le risme di carta accatastate sull'angolo dell'ufficio si piegano e cadono sparpagliandosi sul pavimento.
Chim dice sospettoso: " Che strano...ma che ci sia stata una leggera scossa di terremoto? "-
Gian con consumata sapienza: -" Ma no... qualche animale le ha urtate e le ha lasciate in un equilibrio instabile!"-
L'orologio segna le 12,08 e la calma ha invaso l'ufficio, Chim si aggiusta il giubotto e alle sue spalle la stampante parte e un paio di fogli se ne escono senza stampa, mentre il fax srotola un paio di messaggi bianchi.
Chim sorride divertito, pensa che oggi sia un giorno strano, molto strano, e non ha nessuno a cui confidarlo, chiude il locale per la pausa pranzo.
L'odore del caffè tostato pervade l'ufficio, proveniente dal distributore automatico del vicino corridoio, alla cui riapertura Gian ha rasettato tutte le strumentazioni, pignolo che qualche virus informatico non abbia infettato i programmi.
Nei tavoli le carte sono aumentate, pile di ricette, note di accredito, e ora c'è una strana luce come quando prima del temporale estivo si vede il grigio infittirsi al nero e squarci di luce rimbalzare nella cupa atmosfera cosi nell'ufficio, dai cestini crepitii strani di carta strappata, i rotoli delle calcolatrici che girano lentamente nelle loro sedi senza nessun imput, qualche documento svolazza fluttuando nell'aria.
Gian nervoso improvvisamente ammonisce: - " C'è troppa corrente d'aria!" -
L'orologio segna le 18,16 e gli ultimi sprazzi di luce sono spenti, regna la calma, tutti se ne sono andati me nell'ufficio commerciale ordini e spedizioni della Egofila due eroici impiegati sono al loro posto di lavoro.
Gian avvolto dagli ordini cartacei sta per essere immobilizzato alla tastiera, la graffettatrice ha saldato un migliaio di fogli alle mani e ai piedi dell'incredulo funzionario, Chim è legato da fasci di carta da fax con i prestampati incollati fino alla gola, tutto l'ufficio è invaso dalla carta e dalle cartelle di cartoncino, dai rotoli delle calcolatrici, dalla carta delle stampanti, nei video lampeggia una frase unica e ripetitiva:
- " L'UOMO E' UN ANIMALE CREATO PER VIVERE CON LA NATURA "
Mentre la fotocopiatrice continua a sparare fogli in aria a ripetizione, imitata dalle tre stampanti, un timbro cade nel tampone d'inchiostro e rimbalza nell'ennesimo foglio bianco lasciando la scritta: - " Approvato"-
Tutto l'ufficio odorava di tonner, di cellulosa sbiancata, di colla vinilica, d'inchiostro al carbonio, i prestampati avevano una percentuale di prevalenza mentre i fogli A 4 si erano impadroniti di ogni angolo del pavimento, i post stik avevano aderito alle finestre occultando la vista con l'esterno.
Il viva voce dei tre telefoni s'erano sincronizzati su una frase dal tono metallico e vagamente sarcastico che ripeteva :
- " L'ufficio ordini è libero!" -
Il calendario con i tre mesi esposti si era aggiornato al nuovo anno e l'orologio segnava le 0,00.....
Le donne delle pulizie con il loro camicie giallo fluorescente si erano appena introdotte nell'atrio ricolmo di sacchi neri d'immondizia, quando si accorsero che nell'ufficio era esploso un uragano di carta.
Prima stupite e impaurite si erano guardate con incredulità poi avevano accennato ad un sorriso.
Entrando avevano spostato fasci incollati e striscioni di documenti fino a scoprire i due impiegati immobilizzati, avevano scosso la testa e la più anziana che doveva aver avuto un passato movimentato, visto il suo fisico ancora esplosivo, disse con sorniona determinazione:
- " Ma guarda Anna che burloni i signori... hanno inscenato un bel carnevale!...eh ma verrà a costare caro questo scherzetto ! "-
La giovane collega dal seno prorompente, disse divertita:
- " Eh...si Gigliola se lo hanno fatto da soli... sono stati bravi, a meno che non siano vittime dei loro colleghi invidiosi!"-
- " Bè...adesso liberiamoli!" -
Stracciata la carta e alzati in piedi i due impiegati pallidi e tremanti volevano gridare l'angoscia patita e la irrealtà vissuta in quell'atmosfera creata ma non avrebbero convinto nessuno e sarebbero stati oggetto di derisione.
Gian sbarrati gli occhi si era allontanato blaterando un grazie soffocato, in un evidente stato di shock nervoso, Chim aveva spento la luce dopo aver congedato le donne con le scuse del caso a bonifica ultimata dell'ufficio, e si era girato a guardare l'orologio che segnava le 19.45, lo sguardo s'era soffermato su un foglio bianco rimasto sul tavolo che immibile lo attraeva.
Se ne andò senza leggere la frase stampata in nero Arial che ammoniva:
- " L'UOMO E' UN ANIMALE CREATO PER VIVERE CON LA NATURA!" -


di Zanin Roberto


   
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