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 La pace dei cuori
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Roberto Mahlab
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Inserito - 28/05/2004 :  17:39:10  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Roberto Mahlab Invia un Messaggio Privato a Roberto Mahlab
Milano, 24 maggio 2004
La nostra bella e musicale lingua italiana ha fatto da cornice ad una serata indimenticabile e commovente, l'incontro con Angelica Calo' Livne, Ebrea Israeliana e Samar Sahhar, Cattolica Palestinese, due amiche che si trovano dalle due parti della barriera di sicurezza che divide Israele dai Territori Palestinesi. Due donne che fanno della cultura e dell'educazione le loro armi per offrire ai figli dei popoli di Israele e della Palestina un futuro di collaborazione e di pace.
Angelica, nata a Roma, e' insegnante ed artefice della compagnia teatrale dell'Arcobaleno, ragazzi ebrei, cristiani, musulmani, drusi e circassi che abitano i villaggi della Galilea in Israele ed e' l'animatrice della Fondazione Bereshit che ha lo scopo di formare una leadership giovanile per raggiungere la pace attraverso le arti.
Samar, nata a Gerusalemme Est, vive a Betania, dove dirige la maggiore istituzione di aiuto all'infanzia della Palestina, ha fondato la Lazarus Home for Girls per aiutare bambine orfane e le donne in difficolta' e ha creato un negozio di fornaio che offre lavoro e nutrimento alla popolazione.
La storia della loro amicizia, della loro collaborazione, delle loro speranza e delle loro azioni ce la raccontano grazie all'ospitalita' di diverse associazioni della "sinistra per Israele" e di "Italia Israele".

Samar veste un elegante completo rosa e il suo volto abbronzato riluce della gioia dei suoi occhi castani, e' lei che per prima prende la parola leggendo alcune righe di un libro intitolato "Il rischio dell'educazione", la societa' si costruisce con i giovani e il mattoncino principale e' l'educazione, quella che corrisponde all'umano, perche' "il cuore nostro e' lo stesso di chi abita lontano".
Lancia un affettuoso sguardo verso Angelica, si legge il cuore di due mamme, di due insegnanti impegnate allo stremo per assicurare un futuro ai loro figli.

L'amore verso i giovani l'ha condotta alla scelta di lavorare con i bambini dell'orfanotrofio ed ad insegnare nella scuola costruita nel 1962 applicando il metodo educativo arricchito da un concetto : pace.
E' straordinario ascoltare Samar affermare che l'educazione e' una cosa diversa, la politica e i suoi discorsi rimangono fuori.
Ci racconta del progetto della casa per le bimbe e donne in difficolta' in Palestina, ora accoglie 32 bambine orfane ed essere orfani significa talvolta non avere neppure dei documenti di identita'. Ci racconta del bambino trovato incatenato nella casa dei genitori e della collaborazione tra le polizie israeliana e palestinese per portare alle sue cure i casi della disperazione.
Il villaggio e' circondato dalla poverta', e' il risultato della guerra, manca l'acqua e Samar ci spiega che e' per questa ragione che deve tenere i suoi capelli corti e manca soprattutto il lavoro, per sfamare le famiglie, per permettere alle persone di vedere un senso nella vita. Da questa consapevolezza le era nata l'idea di costruire un panificio che ha dato lavoro a tre uomini palestinesi. Ci racconta gli inizi, le macchine comprate in Israele, il fornitore israeliano che le disse di non voler andare nel territorio palestinese e subito dopo aggiunse : "ma per te vengo".

L'inaugurazione vide una grande festa con gli israeliani e i palestinesi, che hanno montato le macchine insieme, a gioire insieme, insegnamento ai figli di come vivere in pace, hanno spiegato in quel giorno la pace.
Samar ci avvolge con i ricordi, il rabbino israeliano che quattro anni fa trovo' una donna abbandonata nel deserto e, sfidando ogni pericolo, la carico' in macchina, attraverso' il confine e la porto' alla sua porta, una casa cristiana, riparo per una donna musulmana, il salvatore un uomo ebreo.
Gli occhi di Samar brillano nuovamente quando ci rivela il suo nuovo sogno.
In Israele sorge un parco che si chiama "noi non vogliamo essere nemici" e riporta la Memoria dei nomi delle vittime del terrorismo.
"Ecco cosa significa la pace del cuore", esclama Samar, "lo stesso parco che esiste in Isreale, io vorrei costruirlo anche in Palestina".

Sullo schermo iniziano a scorrere le immagini del panificio di Betania, grazie a Samar tre famiglie di tre lavoratori adesso hanno da mangiare, perche' chi lavora non pensa al male, e' il primo passo per costruire il parco.
Samar si commuove quando racconta delle persone che ogni giorno vengono a chiederle lavoro, "mi dai da lavorare" e' la supplica a cui lei non e' in grado di rispondere oltre a quanto ha fatto.
Ci dice che la situazione e' cambiata attorno al 2000, fino a che gli israeliani amministravano i territori, mai una volta capitava un diniego a qualsiasi richiesta palestinese, l'aiuto era sempre assicurato, il passaggio della sovranita' all'autorita' palestinese ha comportato dei mutamenti, i lavoratori palestinesi non hanno trovato il lavoro che prima trovavano recandosi in Israele.
Esiste anche una problematica di natalita', ci sono famiglie che hanno anche otto o dodici figli e sovente la tradizione non permette molte strade soprattutto alle donne, Samar ci parla di una bambina che ripeteva che il padre un giorno le disse che nella vita sarebbe stata una mamma, ma ha superato il fatalismo e oggi sogna di diventare insegnante o avvocato.

Si alza Angelica, affascinante nel completo nero e il suo sorriso accompagna la voce che ci racconta dell'origine di Roma, dell'iscrizione al gruppo che si chiama "Shomer Hatzair", (giovane guardia), affiliato al movimento socialista ebraico.
Senti' subito che era l'educazione il suo primo ideale della vita e fu breve il viaggio verso la scelta del teatro, una recitazione particolare, che viene da dentro, in cui ogni persona che racconta invoglia altre persone a raccontare. Ad ogni spettacolo l'apertura d'animo dei ragazzi che recitano avvolge gli spettatori ed e' fonte di fortissime amicizie che superano ogni confine.

Scoppio' la guerra, la cosiddetta intifada, e Angelica ci riporta la sua disperazione, il popolo di Israele travolto dalle stragi terroristiche, "che fare oltre a piangere?", si chiese.
Una sera di Succot, la festa delle Capanne, giunse la notizia del linciaggio degli israeliani a Ramallah, ricorda come lei e gli altri ospiti rimasero inebetiti dentro la Succa', come potevano continuare a festeggiare?
Fu il momento della rabbia, gli amici che si chiedevano se non fosse l'ora della vendetta e della distruzione dello spietato nemico e la sua risposta accorata :"no, siamo il popolo ebraico, noi siamo circondati da 300 milioni di nemici, dobbiamo trovare la speranza dentro di noi, dobbiamo trovare tra loro le persone con cui si puo' parlare".

In Italia giunge voce delle iniziative di Angelica e il giornalista Antonio Socci la presenta a Luigi Amicone, direttore di "Tempi" e personalita' di spicco del movimento di "Comunione e Liberazione". Di nuovo parlo' il cuore :" lo dice Don Giussani, Gesu' era ebreo, vogliamo capire la pedagogia ebraica per capire Gesu'".

La voce di Israele inizio' cosi' a trasmettersi per quello che e' davvero, un paese di cui la nostra informazione parla purtroppo come sappiamo, all'improvviso fu descritto con gli occhi di Angelica, i suoi scritti narrarono i tramonti sul lago di Tiberiade.
Si impegna ad insegnare in una scuola araba, una esperienza che ricorda come straordinaria e all'improvviso una occasione, come segno del destino, "vai a intervistare una donna palestinese a Gerusalemme Est", le chiedono.
I suoi timori per il pericolo che avrebbe corso e la voce tranquilla di Samar : "vieni, e' tutto in mano del Signore", e Angelica si senti' chiamata, :"e allora, se sta tutto in mano al Signore, vado".
L'incontro avvenne in un albergo, le due donne parlarono in inglese, :"non parlare ebraico perche' non so chi e' il giardiniere!", le raccomando' la signora palestinese.
Bastarono cinque minuti e le due donne si resero conto di parlare la stessa lingua, quella della pace di chi ha bisogno di sentirla dentro, nulla a che fare con le "bandiere della pace", aggiunge ammiccando Angelica.

"In Israele pensiamo ai bambini, ma per l'indomani mattina, come possiamo pensare al loro futuro, che cosa accadra' domani, con gli autobus che saltano, le bombe nelle discoteche, vi racconto la disperazione di Israele, di una madre che non ha fatto i figli per la guerra".
Per i tagli al bilancio statale Angelica perse il posto alla scuola araba, i soldi erano necessari per gli stanziamenti per la difesa dal terrorismo, le guardie sono ovunque, persino alle entrate dei mercati.
L'indomita Angelica decide cosi' di creare un teatro per i ragazzi ebrei e arabi di Israele, almeno i giovani che vivono nello stesso paese impareranno a conoscere la storia dell'altro.
Ci racconta del giorno in cui affisse la locandina e tre ragazzi arabi si fermarono stupiti ad osservarla, ci racconta che i ragazzi ebrei e arabi avevano difficolta' a stare sullo stesso pulmino all'inizio, mentre oggi sono uniti da salda amicizia.

Ma era sempre la guerra ad accompagnare i drammi e i miracoli del teatro di Angelica. A Mombasa, in Kenia, Mor, una ragazza israeliana di 14 anni, un'artista dotata per la recitazione, e' in vacanza insieme alla famiglia e i terroristi fanno strage, la piscina e' rossa del sangue degli assassinati, l'orrore da quel momento la blocca :"non so se torno al teatro".
"Siediti a guardare", la accarezza Angelica : "piano piano ragazzi, uscite dalla scatola".
Si alza un ragazzo arabo israeliano e inizia un monologo struggente, si alza Mor :"anch'io!"
Ci racconta dei ragazzi arabi mortificati ogni volta che il terrorismo fa strage dei ragazzi ebrei, al pianto degli amici che non riescono a riconciliarsi rispondono di non avere responsabilita' ne' colpa, solo amicizia e compassione. E, piano piano, la lingua comune dell'arte opera il miracolo.

Anche raccontare attraverso il teatro che cosa significa essere adolescenti in Israele in questi tempi terribili e' un modo di contrastare l'idea distorta del paese di cui l'informazione narra solo episodi terribili, Angelica ci ricorda la medicina, la cultura, l'elettronica, il software e le mille energie del paese che donano costruzione in tutto il mondo.

Si accende lo schermo e scorrono le immagini del kibbutz in cui Angelica vive, Sasa, a novecento metri sulle alture della Galilea, si rivolge all'amica Samar e le chiede di portare due dei suoi ragazzi al teatro per farli entrare nella recita, racconta che ogni volta che un ragazzo entra nello spettacolo, mostra a se' stesso e agli altri che si puo' cambiare.

"La liberta' non c'e' piu'", recitano i ragazzi ripresi durante uno spettacolo, "con la guerra non c'e' piu' luogo sicuro", Angelica leva il pensiero alla famiglia israeliana assassinata sul divano di casa dai terroristi.
Ci racconta di quando riesce a far sorridere bimbi senza piu' parenti o feriti, una bambina che riprende ad accettare il mondo durante un campeggio in Italia.
"Quando, a causa di un attentato, non rimane piu' neppure un pezzetto della persona che conoscevi", quale baratro si apre nell'animo di chi rimane.
Eppure il teatro di Angelica e' qui, lei ci parla della grandezza di un popolo che dopo duemila anni di persecuzione e' comunque sempre impegnato a mostrare ai propri figli la parte positiva della vita.
Per non confondersi con i "pacifisti" delle vie d'Europa, all'inizio non era entusiasta di chiamare il suo progetto :"il teatro dell'arcobaleno", sono stati i suoi ragazzi a spiegarle di non cambiare il nome, "siamo tutti diversi come i colori di arcobaleno, che e' bello lo stesso".

Samar e Angelica a questo punto sono state sommerse da domande affettuose da parte del folto pubblico.
"Samar, sei cattolica, ma se tu fossi musulmana avresti potuto fare quello che fai?"
"Sapete, quanti sono i musulmani che hanno la mia, la vostra, stessa etica della pace, Sari Nussibeh, il re e la regina di Giordania, quanti di essi piangono per gli attentati in Israele, quanti di essi vorrebbero mantenere lo standard dei servizi sociali di cui godono a Gerusalemme".
"Sarebbe possibile per te creare un teatro dell'Arcobaleno nei territori palestinesi come ha fatto Angelica in Israele?"
"Sapete, ora come ora il problema principale e' il cibo, i beni di base, il lavoro, ma sono sicura che con i bambini cosi' educati potremo sviluppare un buon futuro, ricordo gli orfani palestinesi ospitati nei campeggi in Israele e organizzati da Israele".
"In Europa si parla dei libri dell'odio nelle scuole sui quali sono educati i bambini palestinesi, quale e' la tua testimonianza?"
"Non sono certo adottati nelle scuole che io seguo, ma voi europei dovreste controllare dove vanno i vostri soldi, e' con i vostri soldi che i testi che dite vengono stampati. Vorrei far notare la confusione in cui vivono i bambini palestinesi, prima del 1967 i territori erano sotto giurisdizione della Giordania e i libri delle scuole erano i libri di testo giordani, dopo la guerra del 1967 si sono usati i libri di Israele oppure dei libri misti, dopo gli accordi di separazione sono stati adottati i libri palestinesi, non trovate che per dei bambini il doversi sentir dire ogni volta che tutto muta porti confusione?"

"Angelica, i libri di testo nelle scuole di Israele?"
"I programmi educativi nelle scuole di Israele sono per forza di cose rivolti verso la tolleranza data la composizione etnica molto varia della popolazione".
"E' casuale che siate donne, che siano proprio delle donne a fare quello che voi fate?"
"No, non credo proprio che sia casuale, le donne, noi donne, siamo state create per dare vita".

Ci hanno rivolto un appello alla fine dell'incontro, di trasmettere le loro parole di come e' il mondo, una realta' che non si legge sull'informazione, attratta da altro.
Concerto si e' gia' affratellato alle iniziative di Angelica e di Samar, abbiamo dato un piccolo contributo per le opere di Betania e un forum e' apparso sul nostro sito per permettere ai ragazzi del "teatro dell'arcobaleno" di raccontarci in prima persona.

L'arte come trasmissione del proprio cuore, cosi' altri animi saranno portati a narrare, le parole delle nostre amiche sono misteriosamente le stesse con le quali e' nato il nostro laboratorio artistico e letterario, Concerto di Sogni. Il cuore nostro e' lo stesso di chi ci sta lontano, e' anche la similitudine dell'animo umano del messaggio introduttivo di concerto di sogni. L'arcobaleno, che nulla ha a che fare con le bandiere, i tanti colori distinti eppur cosi' belli insieme, scelto da Beppe per l'immagine di Concerto.
Non sono coincidenze ovviamente, sono la prova che esiste una strada, quella della pace dei cuori, e che, possiamo chiamarlo destino oppure caso, chi percorre questa strada riesce a poco a poco a trovare compagni di viaggio, che procedono paralleli senza prevaricare, che tirano fuori cio' che abbiamo nei cassetti o in fondo all'animo, per condividerlo e scoprire che siamo noi e siamo gli altri.

Cosi' i tanti colori del nostro arcobaleno continuano ad arricchirsi, nelle scorse settimane abbiamo avuto l'onore di ospitare la voce degli amici iracheni, nelle loro parole il ringraziamento verso il nostro paese per averli liberati dalla dittatura.
Su Concerto di Sogni i nostri ospiti, dall'Iraq, dalla Palestina, da Israele, dicono cose diverse, molto diverse da quelle che ci vengono proposte dagli organi di informazione. Ecco perche' continueremo a dare spazio alle voci delle persone reali che vivono e ci raccontano la realta'.

Bob Porter - Concerto News System - Cns - @2004

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