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Roberto Mahlab
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Inserito - 10/09/2003 :  23:21:11  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Roberto Mahlab Invia un Messaggio Privato a Roberto Mahlab

La linea di autobus tra Penang al nord e la capitale Kuala Lumpur al centro della Malesia e' lussuosa, nelle quattro ore di viaggio sull'autostrada che scorre tra la giungla e la costa viene offerto il pasto e vengono proposti i film piu' recenti su grandi schermi televisivi scorrevoli. Il caso voleva che trasmettessero l'ultima pellicola di Lara Croft, "tomb raider". Mi sentivo solidale con la bella attrice Angelina Jolie mentre si calava nelle tetre caverne tra mille pericoli e comprendevo gli stati d'animo che il suo volto esprimeva, a volte spavento e a volte sorpresa.

Una settimana prima

Come resistere all'invito dell'affascinante Jamie Yo e del mio amico Raymond Tan, alla fine della giornata di lavoro a Penang passarono a prendermi in auto per dirigerci verso Ipoh, la citta' capoluogo della regione che si chiama Perak, a meta' strada con la capitale del paese.
In lingua Malay il termine Perak significa argento ed e' credenza comune che esso derivi dalle miniere di stagno argentato per le quali la regione era famosa. I ricercatori hanno scoperto tracce che riconducono al periodo paleolitico e hanno ricostruito l'evoluzione della regione da un periodo che inizia oltre quattrocentomila anni fa, ci sono ritrovamenti dell'era Hoabinhian dell'eta' Neolitica. Prima ancora dell'era coloniale della fine del milleottocento, lo stagno e la gomma ne consentirono il decollo economico sotto i governi di trentaquattro diversi sultani, la stabilita' politica all'interno della federazione giunse solo all'atto dell'indipendenza della Malesia dall'impero britannico nel 1957.


Attorno al capoluogo Ipoh, mezzo milione di abitanti, le miniere di stagno reputate ancora tra le piu' ricche al mondo e le montagne ricoperte dalla giungla, colme di caverne e grotte ricche di storia, spirito e natura.

Trecentottantacinque gradini salimmo dopo essere entrati delle enormi grotte di pietra calcarea di Gunung Tasek, sede del tempio buddista di Perak Tong. Fu costruito da monaci buddisti provenienti dalla Cina
nel 1926, le pareti della caverna sono ricoperte di grandi dipinti della tradizione e una successione di passaggi conduce all'esterno dalla parte opposta della montagna.

Le grotte e il tempio di Perak Tong

Duecentoquarantasei gradini affrontammo per giungere nel piu' grande tempio buddista del paese, nelle caverne di Sam Poh Tong, impressionanti stalattiti e stalagmiti ci raccontarono del monaco cinese che nel 1890 decise di fare del luogo una sede di meditazione ancora oggi abbellita da statue e stagni di carpe e tartarughe, simbolo di longevita'.


Le grotte e il tempio di Sam Poh Tong





E' come quando vi immergete negli abissi dell'oceano, la curiosita' diventa infinita ed e' difficile non desiderare di procedere oltre, di osservare ancora, Jamie e Raymond mi avevano regalato il gusto di continuare ad esplorare quei mondi nascosti nelle grotte e appena scesi dall'autobus a Kuala Lumpur la settimana successiva, decisi di seguire, da solo, le orme di Lara Croft.

segue...


Roberto Mahlab
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Inserito - 12/09/2003 :  14:34:55  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Roberto Mahlab Invia un Messaggio Privato a Roberto Mahlab

La settimana successiva

Duecentosettantadue gradini furono il pegno per entrare nelle Batu Caves, a pochi chilometri da Kuala Lumpur. Mi diede un passaggio un autista Sikh, magrissimo, quasi scheletrico, si esaltava mentre mi raccontava delle gesta della sua gente, sparsa dall'India alla Malesia.
Mi accorsi di non capire i suoi discorsi, il tempio indu che avrei trovato nelle profondita' delle grotte e quei termini che ricorrevano nelle sue parole : "thaipusam", "kavadi" e i segni di lievi ferite sulla pelle delle braccia. Mi spiego' che in primavera ottocentomila persone si sarebbero radunate ai piedi del tempio per la grande penitenza e che valeva la pena tornare per vedere. La mia curiosita' per la cultura indu inizio' a mescolarsi con un po' di timore appena l'amico Sikh mi disse che mi avrebbe atteso fuori per due ore, di prendermi in tempo necessario.


Superai gli archi che raffiguravano le divinita' e mi trovai in un mondo inatteso, decine e decine di scimmie, famiglie intere, generazioni diverse, popolavano gli scalini, i corrimano e il sottobosco attorno, si mescolavano ai visitatori, si nutrivano dei frutti che essi offrivano, saltavano e correvano, i piccoli aggrappati ai ventri delle madri. Giunsi nell'antro, enorme, sulle pareti disegni delle divinita' e poi ancora scalini, la luce svaniva poco a poco, uno strano essere mi osservava, notai un colore verde acceso, forse era un illusione ottica ed era solo pietra, accelerai per ritrovarmi in un grandissimo spiazzo, mi ci volle tempo per poterne comprendere l'immensita', stalattiti e stalagmiti gigantesche e la costruzione di un intero tempio in pietra chiara, scimmie per ogni dove, una grande luce dall'alto. Alzai lo sguardo, per cento metri sulle pareti della caverna cresceva una piccola giungla, fino ad un cratere al centro della montagna, a vedere il cielo.


Ridiscesi i gradini interni e questa volta gli occhi erano abituati all'oscurita' e non evitarono di mettere a fuoco un enorme iguana, quell'essere che mi aveva lanciato il freddo sguardo poco prima. "Prendilo tra le mani", la voce proveniva da un gigantesco uomo avvolto in pochi drappi di tela, "dammi la tua macchina fotografica, cosi' ti rimarra' il ricordo". Non funziono', l'iguana mi salto' in testa, mi mise una zampa in un occhio e un'altra nel naso, mi parve di aver lanciato uno sguardo inorridito all'uomo che rimase serissimo, alzo' l'animale e me lo appoggio' nuovamente su un braccio :"non morde, non preoccuparti, c'e' un solo animale che morde sempre e di cui aver timore". Dovette comprendere che non mi stava per nulla tirando su di morale perche' aggiunse con un tetro sorriso :"intendo dire l'uomo".
Mi sentii sbiancare mentre pazientemente ci metteva a fuoco e poi scattava.
L'iguana era uno degli abitanti della Caverna Oscura che si diramava dalla grotta principale del tempio, gli animali che vivevano in essa non si trovano altrove.


Imboccai una terza grotta, non c'era nessuno, un silenzio completo, un'indicazione la segnalava come Caverna della Galleria d'Arte, sulle pareti di ingresso una lunga serie di pitture, alcune aggredite dal tempo, che narravano le leggende indu e poi in fondo due altari con divinita' dalle forme diverse e poi un piccolo corridoio che sfociava in un antro enorme e apparentemente vivo, luminoso e popolato, ma non erano esseri umani, erano statue perfette, descrivevano le processioni verso la divinita', le sculture di Visnu e Siva troneggiavano, gli dei con membra di elefante, con arti multipli e incrociati, leoni e gazzelle.


Di fronte l'immagine delle tre scimmie sagge :"non ascolto alcun male, non dico alcun male, non vedo alcun male".
Un mito originario nel settimo secolo in Cina e trasferito in Giappone da un monaco buddista e poi divenuto pilastro di filosofie che vogliono spiegare come essere risparmiati da ogni male seguendo l'insegnamento delle tre sagge Mikazaru, Mazaru e Mizaru, una tradizione buddista raccolta dalla tradizione indu. Mi ricordai di una caratteristica di alcuni templi nelle citta' malesi, angoli diversi della stessa costruzione erano dedicati a fedi diverse, diverse tradizioni pregavano vicine rivolte ad altari affiancati.

Percorsi la caverna, spesso ritornavo sui miei passi per non perdere la via e poi avanzavo per qualche metro in piu', le parole dell'amico Sikh mi ricomparvero alla mente, quanto non capivo si faceva strada, l'altare piu' ricco e adornato era della divinita' Murugan, figlio di Siva, a lui e' dedicata la festa di primavera chiamata Thaipusam, celebrata in Sri Lanka, India e Malesia dalla fede Indu.


Ci sono ventisette stelle nell'universo, narra la tradizione, l'ottava si chiama Pusam, cioe' l'astro del benessere e si manifesta in una notte di luna piena del mese di Thai, da cui l'origine del nome Thaipusam, il giorno del tributo a Murugan e il giorno dei Kavadi.
Avvenne nella notte dei tempi che in quel giorno Murugan fu scelto come erede da Siva e un fedele di nome Idumban lego' due colline alle due estremita' di un lungo bastone che si mise di traverso sulle spalle. Per sopportare lo sforzo, Idumban cantava le lodi alla divinita' fino a che riusci' a scalare la montagna e a renderle omaggio. Nacque il "kavadi" che letteralmente significa "sacrificio ad ogni passo". Murugan sorse dagli occhi di Siva rispondendo alle preghiere impugnando il "Vel", la lancia della vittoria.

I piu' fedeli della tradizione indu si caricano sulle spalle un semplice bastone oppure una struttura adornata da piume di pavone e assicurata al corpo che sostiene ai due lati delle ceste. Esse si riempiono durante il cammino fino all'altare della divinita' grazie al riso e al latte donati dagli indu lungo il percorso e per il portatore il peso diviene sempre maggiore. Ma non basta, il kavadi prevede anche che il fedele percorra la distanza con aghi e piccole lance piantate nel corpo, nelle guance, nella lingua. Il sacrificio piu' estremo e' il percorso sui carboni ardenti e l'uomo raggiunge uno stato di trance e di estasi fino a sentirsi impossessato dalla divinita'.
L'offerta a Murugan e' ritenuta una piccola sopportabile sofferenza a confronto con il beneficio spirituale raggiunto.


Finirono le statue e non c'erano piu' disegni sulla roccia delle pareti, avanzavo nel buio che scendeva, avvinto dalla forza di attrazione misteriosa dell'animo verso l'ignoto, lo spiazzo in cui mi ritrovai mi pareva di averlo gia' percorso, oppure era simile, mi volsi ma tutte le direzioni sembravano uguali, non avevo piu' la direzione, di fronte una voragine oscura.


Il mio corpo grido' quasi come gli facessi violenza quando lo obbligai ad arrestarsi e a volgersi, da una delle direzioni una luce tenue, percorsi pochi metri e ricomparve l'antro con le statue e i disegni sulla roccia, rappresentavano miriadi di esseri umani che si dirigevano verso l'altare, fu come attraversare la corrente all'inverso, fino all'uscita.

"Un'esperienza, vero?", il mio amico Sikh guidava spericolato per riportarmi in citta', gli dissi che mi sentivo a lui grato per l'immersione nella sua cultura che mi aveva proposto, rispose che sperava di tornare a visitare i suoi famigliari in India questo autunno, i segni di piccole ferite sulle sue braccia e il kavadi, avevo compreso.


Ora riguardo la fotografia di Jamie, gliela avevo scattata sotto la scultura dell'elefante d'oro nella grotta di Sam Poh Tong, da lontano pare il volto di Lara Croft, mi sorride, le chiedo :"perche' lo fai Lara?" "E' solo un film", mi risponde, "e tu perche'?", "per raccontare".

Roberto


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