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 L'anima e il ferro
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Roberto Mahlab
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Inserito - 04/09/2003 :  23:33:41  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Roberto Mahlab Invia un Messaggio Privato a Roberto Mahlab
Settembre sa regalare dolci serate, ne' troppo calde ne' troppo fresche ed era un piacere per me percorrere stasera a piedi la strada dalla palestra verso casa. Stavo apprezzando un'atmosfera tranquilla, il mio passo non era ne' troppo veloce ne' lento, notavo come le giornate si fossero accorciate, solo pochi giorni prima alla stessa ora il tramonto non era ancora comparso. Le auto si fermavano prima delle strisce permettendo ai pedoni di attraversare senza timore, gli autobus si arrestavano alle fermate lasciando scendere passeggeri sorridenti e sereni, non c'era una nuvola nel cielo che si stava trasformando dall'azzurro cobalto al blu notte. Mi sentivo sciolto, scivolavo sicuro sul cammino come pattinassi su un cuscinetto d'aria, nulla pareva fuori posto, precisi soffi di venticello sostenevano al punto giusto persino i rami degli alberi che non pendevano disordinatamente. Secondo dopo secondo mi rinfrancavo, sicuro ormai che non avrei dovuto intervenire, pregustando la macedonia di frutta che mi attendeva nella mia cucina in pregiato legno color acqua marina. Al mondo ogni tanto capita di stare cosi'.

Dall'altra parte della carreggiata mi pareva che fosse solo una grande macchia vivamente colorata quella sul marciapiede, avvicinandomi divenne un fagotto e poi due paia di gambe stese, vestiti eleganti avvolgevano i due corpi sdraiati sull'addome. Quando mi trovai alla loro stessa altezza un paio di tondi e grandi occhi neri fecero capolino da un viso abbronzato di bimba, accanto a lei una donna di spalle e intenta a tirare con tenacia qualche cosa che non riuscivo a distinguere.

Compresi che la macedonia avrebbe dovuto attendere.

"Buona sera, qualche cosa non va? Posso esservi d'aiuto?"
La bambina si alzo' massaggiandosi le gambe stanche per la scomoda posizione, la donna rimase distesa e rispose voltandosi appena :"La mia scarpa, il tacco e' rimasto incastrato nella grata di ferro spesso del marciapiede, era buio e non mi sono accorta di camminarci sopra".
La supervista entro' in funzione e scorsi una elegantissima scarpa destra, marrone scura, sporgere da una grata di ferro nero, i labirinti della supermemoria della mia mente captarono gli istanti precedenti al dramma ricostruendo con precisione i valori di pressione con cui il tallone aveva spinto il tacco tra le due sbarre e calcolando cosi' il numero di millimetri di incastro.

La situazione non era incoraggiante e il mio viso dovette esibire una concentrazione scambiata per perplessita' perche' la donna riprese con tono sconfortato :"era nuova, bella, non c'e' nulla da fare, pazienza", mise un braccio attorno alle spalle della bambina e inizio' ad incamminarsi lentamente.

"Signora...", il piede che nulla calzava non fece a tempo a posarsi sull'asfalto, "per caso, ha una bottiglia d'acqua in borsa, oppure d'olio, non so, magari ha appena fatto la spesa..."
"Ma certo!", esclamo' esultante la bambina illuminandosi negli occhi, "mamma...", ma poi li abbasso', con sguardo sconfitto "forse con la saliva, se ne mettiamo un po' attorno al tacco..." sommessamente inizio' a dire.

Innestai la supericerca e un raggio invisibile saetto' a trecentosessanta gradi, scandi' una per una le vetrine dei negozi per oltre mille metri attorno, ma gli esercizi di alimentari erano ormai tutti chiusi data l'ora tarda. Dovevo decidere e agire in fretta, sarebbe sembrato strano che mi mettessi a correre via, in realta' non per volonta' di fuga, ma per girare l'angolo, aprire la borsa da ginnastica e indossare il costume di SuperBob che vi tenevo. Dovevo rischiare, far loro credere che avrebbero visto solo l'ovvio e non lo straordinario, altrimenti la mia doppia identita' l'indomani sarebbe finita in prima pagina.

Il metallo ha un'anima, essa si piega agli eventi, scorsi con le dita superveloci l'intera lunghezza delle due sbarre che tenevano prigioniero il tacco, contai tre convessita' che ad occhio umano non avrebbero potuto essere scoperte. L'anima di quel metallo poteva essere plasmata dalla superforza. Come fossero corde di violino accarezzai le due sbarre avanti e indietro piu' volte, "signora, prenda nelle sue mani la scarpa e tiri verso l'alto con estrema leggerezza", "spezzero' il tacco!", osservo' lei sfiduciata, ma esegui'. L'anima del metallo si piego' di un micron per ogni sbarra, dovevo fare attenzione a non aprirle ad arco come avrei potuto senza sforzo fare, agli occhi della donna e della sua bambina lo spostamento sarebbe dovuto apparire impercettibile. La donna alzo' la mano insieme alla scarpa e io rilassai i muscoli, tesi non per lo sforzo ovviamente, ma per mascherare che non avevo fatto alcuno sforzo, le due sbarre non mostravano alcun segno di essere state divelte e poi riportate alla posizione originale.

"La mia scarpa...", era un'esclamazione di fiduciosa gioia colma di gratitudine e di sorpresa quella della donna, mi avvidi che la bambina mi osservava profondamente invece mentre la fronte le si stava aggrottando come per un pensiero sospettoso, dovetti aggirare subito il suo vivace intelletto di giovanissima, "sai, sono appena tornato dalla palestra", e mi atteggiai a mister muscolo ingoiando il fiato e esibendo improbabili pettorali sotto la giacca. Dovetti trattenermi dal ridere, l'immagine del gigantesco primo piu' forte della palestra che solleva ogni sera centoventi chili di bilancere, mentre io uso la panca solo per sedermi e chiacchierare con le amiche e faccio finta di non riuscire a smuovere se non con fatica il manubrio da dieci chili.

"Grazie...", mi disse la donna, ricordero' quel quadretto nel buio della sera, due donne di diversa eta' affiancate, ma dallo sguardo somigliante e disteso, tra lo stupito e il sorridente, la madre con una scarpa in mano, la piccola con la bocca aperta. "Di nulla, arrivederci", risposi soffice, mi volsi per scomparire dietro l'angolo. Sospirai guardando la borsa che avevo in mano, la tuta con la grande lettera acca in mezzo, il segno di SuperBob, alzai le spalle e ripresi il cammino. Una serata dolce, come settembre sa regalare, una brezza leggera, la macedonia aveva un gusto squisito, immaginate quando le pesche sono succose e caramellose.

Roberto, alias...

   
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