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 I brividi di concerto/"Rosso di sera"
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Roberto Mahlab
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Inserito - 01/08/2003 :  11:01:43  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Roberto Mahlab Invia un Messaggio Privato a Roberto Mahlab

Esiste una dimensione parallela alla nostra vita, ogni nostra azione piu' futile ne e' sovrastata senza che possiamo farci nulla. L'imprevisto, quello che possiamo chiamare destino e fato, che esiste comunque indipendentemente dalla nostra vita di tutti i giorni, che ha una vita propria, i due piani paralleli procedono slegati, fino a che, talvolta, si incrociano.

Serve a qualche cosa quando saliamo su un albero di albicocche considerare che un fulmine caduto durante il temporale della sera prima ne ha forse danneggiato la scorza e che il tronco puo' crollare da un momento all'altro?

E se consideriamo tale possibilita' e dunque non saliamo sull'albero, forse una seconda persona lo fara' e si impossessera' di quello splendido frutto sul ramo piu' nascosto e l'albero resistera' e magari dopo che la persona si sara' allontanata l'albero cadra' in testa a noi che ci saremo riavvicinati per guardarlo dal basso in alto scuotendo il viso increduli di tanta sfortuna....

E se dopo tutta la fatica di scrivere questo "brivido di concerto" il mondo finisce appena prima che esso veda la luce, sarebbe un imprevisto, eppure lo invio lo stesso.

Oh, io non voglio certo spaventarvi, poi a quest'ora di tarda notte mentre due rintocchi risuonano lugubri nel buio della stanza vicina, ma se davvero avete paura di considerare un'altra dimensione, che alcuni chiamano fato, altri destino, non leggete il racconto che segue, almeno non da soli in una notte buia...


Roberto Mahlab
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Inserito - 01/08/2003 :  11:05:16  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Roberto Mahlab Invia un Messaggio Privato a Roberto Mahlab

L'avevo incontrata per la prima volta ad una conferenza, era seduta in prima fila, ma pareva persa nei suoi pensieri e non rispondeva al mio sguardo quando sottolineavo dei passaggi rivolgendomi proprio dove sedeva lei. Alla fine della serata pareva che ci evitassimo di proposito, finche' fu un amico a presentarci e ad insistere che mi desse il numero di telefono.

Passo' del tempo, non ci pensai, quando un giorno ci incontrammo di nuovo ad una serata di poesia, mi guardo' un attimo, un sorriso ironico e gli occhi tristi nello stesso momento, poi si volse al palco, ci perdemmo di vista.
La vita scorreva tra i tanti impegni e un'altra sera al centro di un giardino mi si avvicino' e mi disse di essere appena tornata da un viaggio, poi scivolo' via, prima che potessi rispondere.
Accadde di nuovo a teatro, qualche mese dopo, smisi all'improvviso di parlare con le persone con le quali ero arrivato, incontrai il suo volto mentre parlava con le persone con le quali era arrivata e anche lei si fermo' un istante, uno solo, per mandarmi quello stesso sguardo, scherzoso e lontano. A ripensarci adesso, quelle giornate, in diverse stagioni, avevano la caratteristica del cielo azzurro.

Il suo nome mi comparve alla vista mentre cercavo una galleria d'arte, scorsi l'opuscolo, molte volte e in quei quadri mi parve di rivedere quello sguardo dai due volti, come piani paralleli di uno stesso animo, una parte vicina, una parte rivolta verso mondi che potevo solo immaginare. Scoprii dove si trovava la galleria e oggi mi sono reso conto che non dovevo deviare molto dalla solita strada di ritorno per passarci di fronte.
Il cielo era di quello stesso azzurro, mi sono accorto di scoprire quanto sia bella la citta', palazzi antichi e di buon gusto, strade larghe e piazze che si aprono su monumenti, colonne, aiuole fiorite.
Mi sono tenuto sul marciapiede opposto a quello del numero civico a cui miravo, sono arrivato fino in fondo alla via e ho attraversato solamente allora, ho osservato ogni vetrina, in mostra abiti di gran classe. Il portone della galleria era chiuso, l'orario di apertura era passato da poco, forse lo avevo fatto apposta, forse inconsapevolmente.

Mi arrestai a leggere il cartello dalle lettere dorate, il suo nome. Ho sorriso, le avrei telefonato presto e avrebbe sorriso anche lei. Cosi' e' la vita, quando un momento matura, lentamente riempie e i pezzetti del puzzle trovano la loro posizione nel quadro. La strada del ritorno attraversava un parco, metro dopo metro mi sono immerso tra alberi verdissimi e altissimi, cancelli ai lati su case e ville di sapore solido e di colore marrone chiaro, in armonia con la natura. Una piazza e un'altra ancora, in un bosco continuo, nessuna automobile, fontane, panchine, ho deciso di tornarci spesso nei pomeriggi liberi a leggere un bel libro. Dopo cinquecento metri riprende la citta', la maggior parte dei balconi risalta di gerani fioriti, un arco ricco di incisioni divide le due vie che attraverso, poi locali pieni di persone, uomini e donne contenti tra gli aperitivi, tavolini che emergono tra le piante.

Sono arrivato a casa dopo il tramonto, il cielo e' ancora azzurro, un filo di rosa tra due piccole nubi a lana di pecora. Domani sara' una bella giornata dal cielo sereno e anche oggi e' stata una bella giornata, ricca di futuro, ho fame e anche sete, ho aperto il frigorifero, stavo per accendere la luce della cucina, ma e' tutto cosi' chiaro, osservo attraverso la finestra una luce insolita, non premo l'interruttore. Nel frigorifero c'e' una bella e rossa grossa fetta di anguria, di quelle con la buccia tigrata, quelle che sai essere buone senza tastarne la pienezza con una nocca.
Prendo l'anguria e la poso sul lavandino, metto una mano davanti all'occhio sinistro, la luce e' sempre piu' luminosa attraverso il vetro, un rosa ancora piu' marcato.

Esco sul balcone e il colore del cielo e' strano, diverse nubi da cui e' difficile distogliere lo sguardo tanto sono belle e nette nel colore che tende all'arancio, pare un panorama da un canyon nel deserto, vasto, profondo. Una bella sorpresa di questa estate, cosi' insolitamente calda, anche quel colore scalda il cuore. Prendo un coltello dal cassetto e inizio a tagliare una fetta dall'anguria, con la solita prudenza, inutile, riesco raramente a far riaffiorare la lama in un altro punto che non sia una della mie dita, un taglietto, al solito, lo sciacquo sotto il rubinetto, solo due gocce di sangue.
Un piccolo imprevisto, ma non mi fa' passare la voglia di addentare quella polpa rossa. Quasi indistinguibile dal colore del resto dell'ambiente. Accendo la radio ed esco per gettare gli scarti nel contenitore sul balcone, poi alzo gli occhi al cielo e quel colore rosso si avvicina velocemente, mi circonda, come e' bello, uno spettacolo da mozzare il fiato, da estasiare, una fine sorprendente di una bella giornata, il taglietto sul dito mi brucia un po', ma si vive anche senza prevedere tutto. La luce mi abbaglia, chiudo gli occhi, dalla radio una voce...

"Da Salonicco a New York, sull'intero pianeta il cielo questa sera e' rosso, gli scienziati temono che la meteora in rapido avvicinamento provochi..."

(Roberto - I Brividi di Concerto)

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