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 4 Favole e Racconti / Tales - Galleria artistica
 La figlia sconosciuta
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Gabriella Cuscinà
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Italy
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Inserito - 14/09/2008 :  20:54:57  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Gabriella Cuscinà Invia un Messaggio Privato a Gabriella Cuscinà
La figlia sconosciuta

Marco s’era sposato a quarantacinque anni quando era ormai deciso a restare single. Invece aveva conosciuto Eugenia, la proprietaria di una farmacia e avevano deciso di convolare a nozze in meno di due mesi. Lui faceva il divulgatore scientifico e l’aveva conosciuta proprio attraverso il suo lavoro. Si erano piaciuti, erano usciti insieme, avevano fatto l’amore dopo la terza volta che s’erano visti e adesso vivevano nella casa di lei.
Dopo quattro mesi di matrimonio però, la moglie aveva iniziato a dare i primi segni d’insofferenza. Difatti Marco era un po’ strano di carattere. Pretenzioso ed arrogante, non tollerava l’indipendenza di lei e la sua ingente ricchezza. La prendeva in giro dicendo che con quello che spendeva in un giorno si sarebbe potuto sfamare un paese del terzo mondo. Trascorsi appena sei mesi, Eugenia comunicò a Marco d’essere incinta ma che quel figlio non apparteneva a lui. Davanti alla sua costernazione aggiunse che era già incinta quando l’aveva sposato e che aveva avuto bisogno di qualcuno cui affibbiare il bambino.
Il poveretto aveva stentato a credere alle proprie orecchie, ma dovette convincersi davanti alla crudeltà di Eugenia che lo ferì duramente dicendo che era una nullità come maschio, che non riusciva a soddisfare una donna come lei e che quindi era meglio che non si facesse più vedere.
Marco si sentiva distrutto ma affrontò il divorzio come una liberazione. Non riusciva ad accettare ciò che gli era capitato e si sentiva umiliato per essere stato giudicato scarsamente virile. Quella donna, che l’aveva irretito abilmente, l’aveva poi disprezzato affermando che era poco maschio ed un pessimo amante. Non era tanto l’inganno che gli bruciava, quanto quegli insulti e quelle insinuazioni gratuite. Non sopportava che lei l’avesse così vilmente calunniato e vilipeso.
Eugenia partorì una bambina dopo dieci mesi di matrimonio quando ormai le pratiche della separazione e del divorzio erano già avviate. Mise alla piccola il proprio cognome e non ne comunicò a Marco la nascita. Non si rividero più se non dai rispettivi avvocati e in tribunale. Il divorzio fu consensuale, ma lui non si dava pace e a un certo punto fu assalito da atroci dubbi sulla propria virilità. Sapeva di non potersi lamentare e di non aver mai deluso nessuna donna dal punto di vista sessuale, ma le parole di Eugenia gli risuonavano nella mente e gli facevano ancora molto male. Decise di rivolgersi ad un centro diagnostico per la fertilità, si sottopose a tutti gli accertamenti del caso e infine si fece fare le analisi del liquido seminale. Con sua enorme meraviglia, risultò che i suoi spermatozoi avevano motilità zero e quindi era sterile e non avrebbe mai potuto procreare.
Ciò che provò a quella notizia non è facilmente descrivibile, perché Eugenio si sentì morire. Era come se un pugnale l’avesse trafitto e l’avesse lasciato privo di sangue e privo di ogni capacità di reagire. Si sentiva prostrato e distrutto, non aveva più voglia di fare nulla, né di vedere gente.
Per molti giorni si rinchiuse in casa e non andò neppure a lavorare.
Quando lo chiamarono dalle varie ditte farmaceutiche, capì che doveva tornare a svolgere il suo lavoro, se non voleva essere licenziato.
Lentamente riprese la vita di sempre, ma aveva il cuore stretto in una morsa dolorosa, come se un macigno pesasse sulla sua anima.
Ogni tanto si compativa ma poi cercava qualche donna a pagamento per dimostrare a se stesso di essere normale. Quando conosceva qualche bella ragazza con cui avrebbe potuto instaurare una relazione, non tardava a rivelarle la sua sterilità. Davanti alla delusione di lei, divenivo cinico, sgradevole e dopo qualche tempo rompeva ogni contatto.
Trascorsero così sei anni.
Una mattina ricevette una telefonata inaspettata di Eugenia. Si mostrò addolorata poiché adesso sua figlia chiedeva del padre. Voleva conoscerlo. Gli disse che in realtà il padre era proprio lui, Marco. Disse che aveva mentito perché s’era accorta di essersi sbagliata a sposarlo. Negandone la paternità, si sarebbe potuta più facilmente sbarazzare di lui. Ma ora capiva d’aver fatto male, poiché la piccola aveva bisogno del suo vero padre.
Marco si mise a urlare investendola di improperi. La insultò dicendo che era bugiarda e disonesta, che lui era sterile e che non poteva essere il padre di sua figlia. All’udire quelle affermazioni, Eugenia rimase senza parole. Continuò ad insistere d’essere sicura che lui fosse il padre. Non si dava pace e si mise a piangere affermando che quella era assolutamente la verità. Ad un certo punto disse a Marco che avrebbe potuto fare la prova del DNA, con la quale avrebbe avuto la certezza della paternità. Lui rimase perplesso a quelle parole e rifletté che non ci avrebbe perso niente ad accettare.
Qualche tempo dopo venne a conoscenza dell’esito del DNA e fu
sconcertato nell’apprendere che la figlia di Eugenia era pure sua. Non ci avrebbe mai creduto e si chiese come potessero accadere certe cose. Allora rifece le analisi del proprio liquido seminale e risultò che era normalissimo e del tutto fertile. Evidentemente le precedenti analisi erano sbagliate e si era ingannato. Adesso si ritrovava con una figlia sconosciuta che avrebbe finalmente visto per la prima volta.
Accadde così che in una bella mattina di sole, Marco s’incontrò con sua figlia Melania. Pareva una bambola di porcellana, con i capelli neri e ondulati, gli occhi grandi e vellutati.
- Allora tu sei il mio papà? – gli chiese tendendo le braccia.
- Sì, Melania, io sono il tuo papà, - rispose prendendola in braccio.
- Perché non ti sei mai fatto vedere? Tutte le bambine hanno un papà, e tu dov’eri?-
- Ero partito,- rispose – ma ora sono tornato e non andrò più via. Ti verrò spesso a trovare e usciremo insieme. Ti comprerò dei giocattoli e ti racconterò tante cose.-
- Va bene, - disse Melania – ma sarebbe stato bello se l’avessi fatto prima.-
Da quel giorno, padre e figlia si frequentarono continuamente e le persone si accorsero di quanto la piccola somigliasse a Marco.
La vita, come sovente capita, si era rivelata molto strana, ma per fortuna questa volta l’epilogo della storia era stato a lieto fine.

Gabriella Cuscinà

   
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