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 4 Favole e Racconti / Tales - Galleria artistica
 Le allucinanti gesta della baby sitter
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Gabriella Cuscinà
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Italy
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Inserito - 15/06/2008 :  09:24:49  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Gabriella Cuscinà Invia un Messaggio Privato a Gabriella Cuscinà

Le allucinanti gesta della baby sitter

Gloria aveva trentaquattro anni ed era sposata da sette. Insegnava in una scuola della sua città e Mario, il marito, lavorava come impiegato agli uffici comunali. Era una bella signora dai capelli neri e ondulati. Lui era pure un bel tipo, alto e moro. Avrebbero voluto coronare il loro legame con un frugoletto che invece ancora non arrivava. Dunque Gloria, dietro consiglio dell’amica Giulia, era ricorsa alle cure di un ginecologo di fiducia, il quale le aveva prescritto una cura di ormoni. Dopo di che, era finalmente rimasta incinta. Quando l’aveva comunicato a Mario, lui per la gioia, aveva cominciato a fare letteralmente le capriole. Avevano subito preparato la stanzetta con lettino, armadio, scrivania, tutto coloratissimo e allegrissimo. I nove mesi d’attesa li avevano trascorsi tra il lavoro e le passeggiate a piedi. Al momento della prima ecografia, entrambi s’erano commossi guardando quel puntino che si muoveva dentro la pancia di lei. Poi alla successive ecografie, il puntino s’era ingrandito ed aveva cominciato ad assumere la forma di un bambino. Il ginecologo aveva sentenziato che si trattava di una bambina, il che li aveva resi ancora più contenti giacché desideravano proprio una femminuccia.
La notte in cui s’erano rotte le acque, Gloria aveva gridato: “Ci siamo! Ci siamo! Presto all’ospedale!” Mario era caduto dal letto e con la velocità del fulmine, s’era preparato. In pochi minuti era già alla guida dell’auto con Gloria accanto. Il parto era stato relativamente semplice e, dopo cinque ore di travaglio, una bella bimba di tre chili era venuta al mondo. Il papà ne aveva seguito ogni attimo della nascita stando accanto alla mamma, stringendole la mano e ripetendo ad ogni contrazione: “ Respira! Respira!”
La bimba era bellissima, rotonda e perfetta, nera di capelli e pronta a strillare come una dannata. L’avevano chiamata Vanessa e s’era subito attaccata al seno di Gloria per ingurgitare quel latte che le spettava di diritto! Era una vera gioia averla a casa e i genitori stravedevano per lei anche se non li faceva dormire, perché piangeva di notte e dormiva di giorno. Dopo due mesi già pesava cinque chili e le erano cresciuti dei capelli sempre più neri. Faceva continuamente la cacca e Mario pazientemente, le cambiava i pannolini usa e getta. Anzi s’accorgeva che, appena finito di cambiarla, Vanessa era già pronta a rifare la cacca e il papà doveva essere altrettanto pronto a ripulirla. Ma aveva iniziato a fare le prime risatine che riservava e dedicava proprio al suo papà che si scioglieva per lei e la chiamava : “ Il mio angioletto santo.”
Gloria allattandola al seno, si sentiva la donna più felice della terra e la guardava incantata mentre ciucciava. Poi ripeteva sempre la stessa tiritera: “ Com’è brava il mio angioletto! Ma quanto latte beve il mio angioletto!”
Dopo tre mesi di allattamento e altri tre per maternità, la nostra neo mamma dovette rientrare a scuola e allora Mario chiese due mesi di licenza dal servizio. Purtroppo i genitori di Gloria abitavano in un'altra città e quelli di Mario erano morti. Quindi il famoso angioletto santo doveva fare a meno dei nonni. Ma dopo otto mesi, bisognava assolutamente provvedere a chi si occupasse di lei durante le ore mattutine in cui Gloria era a scuola. Allora pensarono di affidarla ad una baby sitter.
Dopo averne conosciute parecchie, ne scelsero una che si presentò dicendo d’essere figlia di un maresciallo. Affermò di studiare all’università e che aveva bisogno di lavorare per mantenersi agli studi. Sembrò propria una brava ragazza, paziente e armata di buona volontà. Gloria l’istruì con meticolosità su tutto ciò che doveva fare per Vanessa, compreso l’allattamento con il biberon. Le fece centomila raccomandazioni e continuò a dirle di stare attenta a questo e a quello. Dunque marito e moglie andavano via ogni mattina, lasciando l’agioletto santo con la baby sitter.
L’amica Giulia s’informava molto spesso sulla neonata e insisteva a dire che, secondo lei, Gloria avrebbe fatto meglio a lasciarla ad un asilo nido, dove i neonati sono sorvegliati ed assistiti con maggior scrupolosità. Era andata sovente a far visita alla piccola, le aveva fatto decine di regali e l’aveva tenuta in braccio coccolandola.
Quel giovedì mattina, Giulia si trovava a passare all’incrocio di piazza Matteotti. La suddetta piazza era affollata e i passanti vedevano una zingara che, con una bambina in braccio, s’affannava ad avvicinarsi alle auto ferme al semaforo per chiedere l’elemosina. Giulia casualmente passò accanto alla zingara e diede uno sguardo alla creatura che quella mostrava per attirare l’attenzione e destare la pietà della gente. Per poco non le venne un infarto! Quella bambina che teneva tra le braccia era Vanessa! No, non poteva essere! Era solo una somiglianza. Tornò indietro e guardò di nuovo la bimba. Per non destare sospetti, diede due euro alla zingara. Ma era sempre più esterrefatta, giacché quella creatura così rotonda, bruna e bella era proprio Vanessa!
S’allontanò a passo svelto e girò all’angolo opposto. Si nascose dietro un palazzo e con il cellulare compose il numero del telefonino di Gloria. L’amica rispose e disse: “Per fortuna non sono in classe. Che c’è?” Giulia gridò: “Senti Gloria devi venire subito a piazza Mateotti! Ma subito, corri!” L’altra di rimando: “A piazza Matteotti? Ma perché? Sei pazza Giulia? Sono a scuola!” E l’amica: “T’ho detto di venire subito! Questione di vita o di morte!” Risposta. “Va bene, vengo.”
Gloria chiese al preside il permesso d’uscire e si recò sul luogo indicato da Giulia. Questa appena la vide, l’afferrò per un braccio e la condusse vicino alla zingara: “Guarda! Guarda!” disse. La povera madre emise un grido di raccapriccio riconoscendo la sua Vanessa e si lanciò per riprenderla. Si creò un trambusto tremendo, perché la zingara non voleva mollare la bambina, ma Gloria urlava come una forsennata: “Mia figlia! E’ mia figlia! Dammi mia figlia!” Giulia gridava pure: “E’vero! E’ vero! E’ sua figlia!” Tutte le persone erano rimaste mute e attonite ad osservare la scena. Ad un certo punto la zingara mollò la presa, lasciò la bambina nella mani della madre e scappò via come un fulmine.
Gloria singhiozzando, stringeva forte al seno la sua Vanessa che, quando la sentì piangere, cominciò a piangere pure lei. Dunque dovette cullarla e consolarla. Poi, accompagnata dall’amica, si avviò verso casa.
Quando aprì la porta d’ingresso, fece molto piano per non farsi sentire e trovò la baby sitter che stava tranquillamente studiando. “Disgraziata!” urlò, “ Disgraziata! Che hai fatto! A chi hai dato mia figlia?” La ragazza balzò dalla sedia e guardò Gloria con gli occhi sgranati e la bocca aperta. Non riuscì a proferire una parola e cominciò ad indietreggiare mentre l’altra avanzava continuando ad urlare.
Nel frattempo Giulia aveva chiuso a chiave la porta d’ingresso. Infatti poco dopo e sempre inseguita dalle urla della madre, la baby sitter cercò di scappare. Vanessa aveva ripreso a piangere e questa volta urlava come una disperata. Gloria la guardò, cercò di calmarsi e di calmare pure la piccola. A poco a poco la bimba si quietò e allora l’affidò nelle braccia di Giulia. La baby sitter aveva sino a quel momento cercato d’aprire la porta d’ingresso senza riuscirci. Allora la povera madre l’affrontò e gridò: “ Perché l’hai fatto? Perché!?” A questo punto la baby sitter iniziò a tremare e rispose: “ Avevo bisogno di denaro, signora, e allora ogni tanto la mattina ho affittato Vanessa alla zingara per cinquanta euro.”
“ Affittato! Hai affittato mia figlia! Sciagurata! urlò Gloria.
La ragazza si mise a piangere e cercò di spiegare che quei soldi le servivano per la madre ammalata, ma le due amiche compresero che adoperava i soldi per comprarsi la droga.
“Lo sai che ti denunzierò, vero, lo sai?” disse Gloria “ Tanto, anche se adesso ti lascio andare, la polizia ti scova e ti arresta. Vattene! Vattene! Vergognati di ciò che hai fatto e ricordalo per tutta la vita! Vattene e scompari dai miei occhi. Mi vergogno pure d’averti conosciuta.”
Infatti Gloria e il marito denunziarono la cosa alla polizia.


Gabriella Cuscinà

   
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