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Roberto Mahlab
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Inserito - 01/04/2007 :  22:05:54  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Roberto Mahlab Invia un Messaggio Privato a Roberto Mahlab
Un'atmosfera di annoiato fatalismo pervadeva il salone delle riunioni della biblioteca della municipalità di Concerto City, il Grande Admin Beppe aveva appena terminato una sconsolata relazione sull'impossibilità della nostra rivista e delle nostre iniziative musicali di sfondare sul mercato editoriale e teatrale, a causa di una situazione esterna contro la quale poco potevamo fare, :"celebrassimo le lodi di terroristi, elevassimo odi alle sostanze stupefacenti, invitassimo i giovani a spaccare vetrine, allora avremmo ai nostri piedi decine di opportunisti editori pronti a fiutare l'aria del momento e a farci ponti d'oro, ma per come siamo non solo non interessiamo a nessuno, anzi, veniamo addirittura guardati con sospetto, e manca poco che non potremo neppure più pagare i fornitori per garantire il vizio di Roberto, la cioccolata".

Attorno a Beppe, un uditorio attentissimo, io sgranocchiavo le solite barrette di Mars, Uma Thurman faceva il filo alla scimitarra che aveva utilizzato nell'ultimo film, Halle Berry misurava di quanto avrebbe dovuto abbassare le spalline del bikini, Rachel Weisz mi lanciava occhiate adoranti e ripeteva :"come mi piacerebbe portargli via la cioccolata", Scarlett Johanson si stava colorando i capelli con una tintura color amarena, Keira Knitghley e Gong Li stavano lottando a braccio di ferro, Nicole Kidman era intenta a telefonare ai suoi spasimanti criticandone il modo di vestire, o quello di guidare, Cameron Diaz leggeva una rivista di diete, Angelina Jolie giocava con la sua collezione di Barbie, Juliette Binoche strimpellava la chitarra, Jessica Alba l'accompagnava con il canto e Julia Roberts osservava con il suo solito sorriso ironico le scie delle gocce di pioggia primaverili che si intrecciavano sul vetro della finestra.

"Ecco, ho finito", disse Beppe, "coraggio, qualcuno ha idee da proporre?". Toccò a Julia parlare a nome di tutte le ragazze :"cari, voi sapete quanto vi adoriamo, ma ognuna di noi ha i suoi impegni, se non trovate una via di uscita in fretta, non ci resterà che vendere Roberto come schiavo e, con il ricavato, organizzare un party di addio".

Ero consapevole di avere tutti gli sguardi puntati addosso, evidentemente si aspettavano che mi venisse un'idea, chiusi gli occhi, sospirai più volte, inghiottii una barretta intera di Mars al caramello e mi si accese una lampadina, :"vi ricordate la sceneggiatura di Mel Brooks, "per favore non toccate le vecchiette"?, ne furono tratti film e spettacoli teatrali, un trionfo dopo l'altro, la trama narrava di due furbi produttori che avevano convinto un bel numero di vecchiette a finanziare uno spettacolo, assicurando loro che l'investimento si sarebbe moltiplicato. Invece l'unico scopo era di mettere in scena un fallimento di modo da incamerare tutto il denaro. E la sceneggiatura che scrissero e per la quale si misero in cerca di improbabili attori si intitolò "Primavera per hitler", un musical che era ovviamente condannato ad essere demolito da ogni critica".

"Posso provare su Roberto se la mia lama è affilata prima che prosegua?", Uma Thurman aveva espresso il parere di tutti i convenuti, "oh sì, così gli porto via la cioccolata", aggiunse Rachel, "e ne vestirò i resti da Barbie", affermò Angelina, "possiamo usarlo come punching ball?", chiesero all'unisono Keira e Gong Li. Nessuna delle ragazze si mostrò contraria, ma fu Beppe a fermare Uma con tono autorevole :"lasciamolo finire, voglio capire quale è la contorta via mentale che lo porta sempre a proporci le cose più incredibili". Mi rendevo conto di aver guadagnato minuti preziosi e mi affrettai ad approfittarne :"voi sapete che ogni volta che finisco una barretta di cioccolata, ne scarto subito un'altra", tredici teste annuirono, "si chiama teoria della ripetizione, se una cosa funziona una volta, funzionerà un'altra volta e così via, se una barretta è buona, anche quella successiva è buona e...". Tredici corpi si avvicinarono a me e compresi che dovevo stringere.
"Ecco l'idea, seguiamo la strada di Mel Brooks, ma stavolta sul serio... convinciamo il leader iraniano Ahmadinejad a mettere in scena qui da noi un musical in cui si celebrano le sue gesta e il suo illuminato pensiero, con lui in persona come attore protagonista, naturalmente chiederemo di essere ricoperti d'oro e poi, una volta messo in scena lo spettacolo, anche nelle nostre contrade saremo ben considerati e ci sarà la fila di editori e produttori che chiederanno un appuntamento".

Pareva di poter tagliare il silenzio con la lama della scimitarra di Uma Thurman, per qualche secondo l'unico rumore che si sentiva fu lo scarto della nuova confezione di cioccolata che mi apprestavo a divorare. "E come chiameresti il musical?", chiese timidamente Juliette Binoche, con una mano sugli occhi, come timorosa che rispondessi quanto si aspettava rispondessi, :"Primavera per Ahmadinejad", risposi placidamente. Tredici persone deglutirono tutte insieme. "E noi che faremo nello spettacolo?", fu Angelina Jolie, pratica, la prima a riaversi. "Vi coprirete da capo a piedi con il velo e canterete le sue lodi sul palco". Mi saltarono addosso in dodici, seppur senza essersi coordinate, come avessi toccato un nervo scoperto comune. "Tu vuoi che ci mettiamo a cantare per quell'aguzzino di donne, quel nazista travestito, quel...", quando le donne sono irragionevoli, sono irragionevoli, io proponevo loro una vita futura a caviale e aragoste e loro non mi erano riconoscenti.

"Ragazze, fermatevi un momento", Beppe mi salvò appena in tempo, :"è vero che nella sua arroganza il tiranno sarebbe convinto di conquistare gli animi degli spettatori, ma nella realtà, se giochiamo bene la carta dell'ironia, si renderà ridicolo. Forse dall'idea di Roberto possiamo trarne qualcosa di buono". "Sei saggio, come al solito ti seguiremo", dodici bellissime teste annuirono, ma nell'aria avvertivo qualcosa di misterioso, come se le ragazze e Beppe si fossero incamminati lungo un chiaro sentiero che a me appariva brumoso.

Chiedemmo udienza all'ambasciatore iraniano che inviò un cablo a Teheran e due giorni dopo eravamo tutti in volo per la capitale. Il palazzo presidenziale era imponente, attraversammo i larghi cortili tra due ali di uomini vestiti come tartarughe Ninja, i pasdaran, le guardie della rivoluzione, armati fino ai denti, il più fanatico esercito del mondo. Ahmadinejad rise sguaiatamente fino alle lacrime quando gli presentammo il progetto, volle conoscere l'identità di tutte le ragazze che si celavano dietro i pesanti veli rimanendo alla giusta distanza alle nostre spalle e, quando venne a sapere i loro nomi, il suo volto si indurì in una espressione di furore :"le più famose attrici del complotto ebraico di Hollywood danzeranno attorno a me per celebrare la gloria dei martiri del nuovo ordine mondiale, mi piace, oh sì!", il tono di voce, i baffetti appena delineati, i capelli lisci e neri, i vestiti che gli cadevano come una divisa marrone, gli occhi neri e spiritati, esclamai rivolto a Beppe :"l'ho già visto, lo riconosco, ti dico che l'ho già visto, nei documentari storici di tanti anni fa, ma è...". Beppe mi diede una gomitata e mi sussurrò :"vedi di calmarti, non rovinare tutto, non farlo insospettire". Ma Ahmadinejad evidentemente aveva colto qualcosa, perchè mi si avvicinò e mi apostrofò :"tu, non sei convinto forse? hai qualcosa da contestare alla nuova umanità che la nuova storia sancirà come unica erede del pianeta? vuoi forse finire i tuoi giorni sciolto nel fuoco delle mie stanze di tortura?".
"Non contraddirlo", mi suggerì Beppe, "lo abbiamo ormai convinto".
"O magari in un pentolone di olio bollente?", la voce del tiranno acquistava un timbro di follia e io risposi :"questa mi sembra proprio una ottima idea". "Ma che dici?", mi sibilò Beppe. "Mi hai chiesto di non contraddirlo!", ribattei io. Eppure quanto avevo detto parve piacere ad Ahmadinejad, mi mise le mani sulle spalle a modo di incoraggiamento :"apprezzo il tuo spirito di sacrificio, un giorno ti offrirò l'agognata possibilità di divenire un martire per la causa". Per una volta nella vita, non dovetti attendere i suggerimenti di Beppe e rimasi in assoluto silenzio. "E le donne, anch'esse si immoleranno nei ristoranti, nelle discoteche, sugli autobus degli odiati miscredenti", riprese il tiranno convinto, :"come è grande la bellezza di chi si sacrifica per l'ideale".
Volsi lo sguardo verso le ragazze e scossi la testa pensando :"ma vestite in quel modo sono tutte uguali, come fa a vedere che sono belle?".

Fummo condotti nelle sontuose stanze per gli ospiti, dove avremmo trascorso la notte, l'indomani i collaboratori di Ahmadinejad avrebbero valutato lo spettacolo scena per scena e i loro contatti si sarebbero attivati per ottenere la disponibilità di un prestigioso teatro in un paese nell'Europa mediterranea, da cui sarebbe iniziata l'epica tournèe, che altro se non il trionfo avrebbe potuto raccogliere l'ideologia del nuovo mondo, finalmente liberata dal tormento del pensiero dei miscredenti, degli apostati e degli ebrei.
Forse per l'emozione o forse per la differenza di fuso orario, faticavo a prendere sonno e uscii dalla mia camera in cerca delle cucine in cui speravo di trovare delle barrette di cioccolata, l'enorme dimora appariva deserta, arrivai all'ultimo piano, una luce da sotto una grande porta nel corridoio, delle voci, mi avvicinai, era socchiusa, osservai curioso all'interno, una grande tavola sontuosamente imbandita, al posto d'onore il leader del paese Ahmadinejad, al suo fianco personaggi vestiti di lunghe tuniche grigie e nere, ai lati figure che spaventavano per il solo aspetto. "Loro amano la vita, noi amiamo la morte, è questo che li perderà", diceva il tiranno con quella voce, quel tono, quell'aspetto che mi ricordava proprio qualcun altro, sarà stato per l'ombra dei baffetti. "Come recita un testo, se l'ebreo cercherà di nascondersi dietro all'albero, sarà l'albero stesso ad avvertirci e a condurci a lui", rispondeva un uomo barbuto alla destra, "non possiamo disobbedire al volere superiore, solo il loro sterminio totale spalancherà le porte della verità, come i compagni ben sanno", era un occidentale, "e lasciami farti i complimenti per la conferenza sulla negazione dell'Olocausto, sei un genio Ahmandinejad, le decadenti democrazie non hanno capito che esso non è avvenuto... perchè non l'abbiamo ancora condotto a termine!", questo era vestito con una divisa nera, una svastica sul bavero, un lampo sinistro illuminò il cielo colmo di nubi, un soffio d'aria gelida mi fece rabbrividire, i cardini della porta cigolarono e i volti dei numerosi ospiti del tavolo si volsero verso la mia direzione, :"é il dodicesimo imam che ci invia la sua benedizione!", affermò Ahmadinejad, "hezbollah, hamas, bin laden, califfo omar, compagni e camerati europei, in questi istanti nelle viscere della nostra terra i nostri scienziati stanno mettendo a punto l'arma finale, dobbiamo solo guadagnare un pò di tempo di fronte ai creduloni e molli occidentali, il giorno del giudizio è prossimo".

Mi era completamente passata la voglia di una barretta di cioccolata, corsi via più veloce che potevo, arrancai sulla grande scalinata, scesi inciampando più volte, mi ritrovai di fronte alla stanza di Beppe, bussai freneticamente, il mio respiro ansante, mi aprì e mi tirò dentro e io non mi trattenni :"non voglio più farlo, andiamo via, andiamo via!". "Calmati, che cosa c'è, che hai visto?", gli raccontai a spezzoni la riunione che avevo ascoltato, "un incubo, un brutto incubo!, ti dico che ho sentito il soffio del diavolo!", non riuscivo a ritrovare la compostezza, volsi lo sguardo disperato attorno e rimasi senza fiato. Ventiquattro veli coprivano altrettanti corpi, un uomo dallo sguardo smagrito e spaventato stava porgendo un plico ad una delle figure ricoperte dai pesanti drappi che lo fece sparire tra di essi velocemente, "fatelo avere a chi ne possa avere buona cura, ci sono i disegni e i progetti delle armi, portate all'esterno la voce degli scienziati dissidenti, degli studenti, delle donne, di tutto il nostro popolo angariato dagli aguzzini", l'uomo si accasciò sfinito su un divano. "Chi sono tutte queste persone Beppe? dopo l'incubo di poco fa, adesso sto continuando a sognare?".

"Sì Roberto, stai sognando", un corpo flessuoso mi si avvicinò, il velo cadde dal viso, un volto segnato da una cicatrice, come se avesse ricevuto una frustata, o fosse stato lapidato, eppure chiunque le avesse fatto questo non era riuscito a cancellare neppure un millesimo della dolcissima bellezza di quel volto. "Chi sei?", le chiesi, visto che era un sogno, potevo fare a meno di essere timido. "Mi chiamo Jasmin e ci rivedremo", la sua mano mi carezzò la guancia e chiusi gli occhi.
"Ora torna a dormire Roberto", il tranquillo braccio di Beppe sulla spalla mi accompagnò fuori dalla stanza :"domani dovremo concludere e poi partire, con le nostre dodici ragazze, non preoccuparti di nulla". "Dodici ragazze?", pensai, contai con le dita e non mi ritrovai, poi decisi di lasciar cadere, cercare il senso in un sogno non aveva alcun senso. Tornai nella mia stanza, cercai a tentoni il letto, senza accendere la luce, inciampai nel tappeto e presi una botta al capo cadendo contro la spalliera, il mio sogno si arricchiva di sempre nuove sensazioni, mi tirai su le coperte e mi addormentai, anzi, sarebbe il caso di dire che continuai a dormire senza sognare.

"Che hai fatto alla testa?", mi chiedeva Beppe sull'aereo che ci riportava in Europa insieme alle dodici amiche sempre forzatamente velate, misi la mano sul misterioso bernoccolo che mi doleva un poco, "non lo so, sai Beppe...", mi apprestai a raccontargli il vivido sogno, ma poi alzai le spalle e rinunciai, era troppo fantastico e decisi di concentrare piuttosto la mia attenzione alla ben più reale confezione di cioccolatini.
Il teatro era colmo in ogni ordine di posti, la prima mondiale di "Primavera per Ahmadinejad" aveva fatto convergere i più grandi reporters e le più grandi stazioni televisive, infuriava una polemica durissima tra chi contestava la totale mancanza di scrupoli dei produttori di Concerto di Sogni per aver organizzato l'apoteosi di una dittatura e chi invece salutava l'evento come una razionale presa di coscienza della necessità di comprensione e fratellanza universale, :"l'arte e il teatro superano le inimicizie" fu la lapidaria consacrazione del ministro della cultura, contento lui. "Ce l'abbiamo fatta Beppe, adesso qui da noi abbiamo finalmente chi ci sta a sentire e ci apprezza e poi Ahamadinejad ci sarà grato e ci seppellirà d'oro... anche se...", non avevo il coraggio di confessare a Beppe il mio dubbio e poi c'erano le ragazze, anche se irriconoscibili a causa dei pesanti veli da capo a piedi, avrebbero avuto finalmente la meritata consacrazione artistica e Hollywood si sarebbe ricordata di loro e poi il dittatore si sarebbe coperto di ridicolo, figurarsi se qualcuno dalle nostre parti avrebbe creduto alle sue farneticazioni... però quelle torve figure, ma andiamo, era solo un sogno, alla fine sarebbero tutti stati felici e contenti e ce ne saremmo tutti tornati ai nostri mestieri solo un pò più ricchi e famosi.

Il sipario si levò e Ahmadinejad comparve, quale vedette dello spettacolo, era raggiante e alzò le mani in segno di vittoria, alle sue spalle una scenografia coloratissima delineò una mappa della Terra sulla quale una macchia scura si espandeva a partire dal centro del medio oriente, l'orchestra intonò il motivo :"Springtime for Ahmadinejad" e dodici donne velate da capo a piedi entrarono silenziosamente alle spalle del tiranno che iniziò a cantare una canzone scritta nel copione e che avevamo preparato apposta per lui e che aveva approvato, una canzone che per le sue orecchie era melodia, mentre per le orecchie di chi lo ascoltava era tragedia.
Poi si volse, trionfante, ed indicò con sprezzo le donne coperte ai lati del palco, le donne, i miscredenti, gli apostati, gli ebrei, la sua lirica aveva indicato la loro sorte. Applausi, intimoriti, poi convinti, se quello era il mondo futuro, tanto valeva adeguarsi, parve riflettere il pubblico in sala, no, non andava bene, la situazione ci sfuggiva di mano, cercai con lo sguardo Beppe, ma non era lì vicino a me, strano. Il direttore d'orchestra all'improvviso fece un segno al primo violino e un audio ben diverso dal precedente prese forma, Ahmadinejad si bloccò e sembrò protestare, non era previsto dal copione. Lo sfondo mutò, comparvero immagini terribili, quei personaggi che avevo visto in sogno nella notte di Teheran, era una registrazione, ripetevano le mostruose parole che avevo ascoltato, poi immagini di studenti, donne, il popolo che parlava e chiedeva aiuto, fotografie di sofferenze inaudite, di bambini obbligati a recitare canti inneggianti all'odio e alla morte, immagini di distruzioni, di corpi smembrati in discoteche, su autobus, in ristoranti. E poi un fungo atomico. "Volete finire così?", una voce decisa e soffice, il velo cadde dal viso, Jasmin, la riconoscevo, le cicatrici sul suo volto fecero fremere il pubblico, ma le ferite non poterono offuscare la sua bellezza che splendette.
"Springtime for freedom...", tutte le dodici figure avvolte da capo a piedi nelle pesanti vesti si liberarono e apparvero volti e corpi, dodici donne che circondarono Ahmadinejad che impallidì, dodici donne che cantarono della sofferenza dei popoli angariati, del desiderio di libertà, dei giardini e del mare, dei libri e degli aquiloni, dei bambini e della musica, della realtà che non poteva più essere taciuta perchè la stavano raccontando al mondo intero.

Le guardie del corpo balzarono sul palco e avvolsero Ahmadinejad che gridava furioso, lo portarono via, verso l'aereoporto, lo spettacolo andava in onda anche sulle televisioni del suo paese, con la benedizione del governo, non avrebbero mai potuto prevedere che cosa sarebbe davvero avvenuto, il popolo dell'Iran ora sapeva che il resto del mondo sapeva. Chi non avrebbe voluto credere, era solo perchè non voleva, ma nessuno avrebbe mai più potuto dire di non conoscere. Cercai a tentoni di farmi largo nella confusione della sala, dovevo cercare Beppe e forse scusarmi del disastro, non avremmo ricevuto alcun compenso dal regime per il musical e saremmo ripiombati nella nostra piccola anonimità, speravo che Beppe e le ragazze non ce l'avessero con me. Le ragazze, all'improvviso mi ricordai che non erano sul palcoscenico, non le nostre dodici ragazze, ce n'erano altre dodici, le altre dodici... della notte del sogno!. Corsi verso la zona dei camerini degli artisti, bussai a quello di Uma, poi a quello di Angelina, poi finalmente voci da quello di Julia, entrai trafelato, giusto il tempo di scoprire Beppe e Jasmin che parlavano con un uomo alto e ben piantato, aveva l'accento anglosassone, Jasmin gli stava consegnando un incartamento, lo stesso del sogno. Si accorsero di me, Jasmin si avvicinò e mi accarezzò di nuovo dolcemente la guancia, proprio come quella notte, il suo bellissimo volto mi pareva un cielo stellato, "non sto sognando...?", più che una domanda, la mia era una constatazione. Beppe mi mise una mano sulla spalla :"no amico mio, non stai sognando".
"Ma... Beppe, e le ragazze? Rachel, Halle, Nicole, Scarlett, Keira, Julia, Li, Cameron, Uma, Angelina, Jessica, Juliette, dove sono rimaste le nostre ragazze?".

Iran meridionale

Dodici figure avvolte dal velo dalla testa ai piedi si erano date appuntamento nella piazzetta del villaggio di pastori, al centro vi sorgeva una vecchia caserma delle guardie della rivoluzione, una alla volta le donne si staccarono dalla folla che faceva spese al mercato e si ritrovarono all'esterno del portone posteriore della costruzione, un giovane dalla barba incolta e dal volto fanatico stava armeggiando sul motore di un vecchio pulmino, fino a che soddisfatto, richiuse il cofano. Stupefatto, si avvide di avere attorno dodici figure femminili e si spaventò, come osavano infrangere le leggi e cercare così apertamente confidenza con un uomo. Da sotto un velo, una voce suadente si rivolse a lui :"non temere, sappiamo che sei uno dei votati al martirio e siamo consapevoli del tuo desiderio di accedere al paradiso, dopo esserti fatto esplodere in mezzo ai nemici della verità, presto tu sarai in presenza delle meritate settantadue vergini che ti spetteranno come ricompensa". "Ma voi, chi siete?", reagì sempre più terrorizzato l'uomo. "Siamo la prima tranche, l'anticipo", per chi fosse patito dei film di Hollywood, la voce di Julia Roberts era inconfondibile, ma il giovane pasdaran evidentemente non poteva saperlo e si convinse e quasi si mise in ginocchio estasiato. "E' arrivato il momento, lo sentivo, quale è la mia missione?". "Ecco qui baby", una gomitata di Juliette fece andare di traverso il fiato a Cameron Diaz, effettivamente quel "baby" non era il caso, e la donna riprese :"questa è la mappa, saliamo tutti sul tuo furgone e portaci là".
"E quando saremo là?", domando il giovane insospettendosi. "Ecco, prendi anche questa", una delle donne velate gli consegnò una cintura di fattura deliziosa, si poteva trovare solo nelle migliori boutique di Sunset Boulevard, "mettitela attorno alla vita, quando sarà il momento, premi questo brillante sulla fibbia, un bel botto e poi noi verremo con te in paradiso a presentarti il saldo delle altre sessanta".

La strada verso la frontiera con l'Iraq era accidentata e più volte le ragazze richiamarono all'attenzione il pasdaran :"ti spiace rallentare? guarda che se finiamo fuori strada, il paradiso te lo sogni, finirai all'inferno con gli infedeli", il giovane fanatico smise di pigiare esageratamente sull'acceleratore, si sentiva un pò incompreso nella sua abnegazione di raggiungere il compenso supremo.
Nelle mani di una delle accompagnatrici comparve un cellulare e una voce che pareva proprio identica a quella di Juliette Binoche vi pronunciò poche parole, dopo aver composto un numero, :"sollevate le sbarre e lasciateci passare, tra, vediamo, ehi bello, quanto manca alla frontiera con gli apostati?", chiese al guidatore. E gli accordi con il paradiso furono rapidamente presi, con sorpresa sempre maggiore della guardia della rivoluzione.
Il mezzo superò il confine e si arrestò di fronte ad una baracca, le ragazze scesero per prime, seguite dal pasdaran. "E adesso, dove sono gli infedeli tra i quali mi devo immolare?", chiese quest'ultimo. "Uff, che caldo con questo affare", Uma Thurman si tolse il pesante velo, subito imitata dalle altre undici amiche. Al giovane iraniano andò di traverso il fiato alla vista di tanta bellezza tutta assieme ed elevò al cielo un ringraziamento, :"eccomi già in paradiso". Chiuse gli occhi e premette sulla fibbia della cintura, attese qualche secondo, ma nulla accadeva. Udì un tamburellare nervoso di dita sul cofano del veicolo e quando riaprì gli occhi si ritrovò di fronte lo sguardo fermo di Angelina Jolie :"senti, ridammi la mia cintura, ma cosa credi, che Calvin Klein me ne faccia un'altra simile se me la rovini?".
"Posso esservi utile, mie signore?", una calda voce maschile interruppe il litigio tra l'attrice e il fanatico, entrambi si volsero verso di essa :"Brad! Ehi, che bello rivederti, vale sempre il tuo invito a cena?", esclamò Angelina. "Colonnello Brad Pitt, 82esima aviotrasportata, purtroppo sono solo un omonimo, ma eccomi ai suoi servigi, vi aspettavamo e bentornate nel mondo libero, non saremo proprio il paradiso, ma certo non l'inferno. E lei, signor fanatico, la dichiaro in arresto per violazione di frontiera".

Poche settimane dopo eravamo di nuovo riuniti nella sala delle riunioni della biblioteca di Concerto City, Beppe aveva appena riposto la relazione sulle conseguenze del nostro tentativo di produrre il musical "Primavera per Ahmadinejad", non avevamo più scritture, non avevamo più un centesimo, niente da pubblicare e niente da produrre, insomma, tutto come al solito.
Uma Thurman affilava la lama della sua scimitarra, speranzosa di una nuova scrittura in una pellicola di Quentin Tarantino, Gong Li sfidava Halle Berry alla dama cinese, Rachel Weisz osservava con desiderio il mio ennesimo Mars al caramello, Nicole Kidman inveiva al telefono con la sua ultima fiamma, Scarlett Johanson si guardava nello specchio con sguardo critico per la nuova pettinatura, Keira Knitghley faceva a gara con Cameron Diaz su chi avesse i fianchi più magri, Angelina Jolie accarezzava la cintura di Calvin Klein, Juliette Binoche faceva scorrere le dita sulle corde di una chitarra, Jessica Alba intonava una malinconica canzone country e Julia Roberts osservava con il suo solito sorriso ironico lo sbocciare delle profumate fresie sui terrazzi del palazzo della municipalità.
Io rosicchiavo una barretta di Mars dopo l'altra. "Ti farai male se continui con quella roba", osservò Beppe, ma i miei pensieri erano altrove. Le ragazze se ne accorsero e si avvicinarono, :"Prima di proseguire per le sue conferenze in giro per il mondo, Jasmin ci ha detto di riferirti che un giorno spera di rivederti, non smettere di pensarla", mi disse con dolcezza Julia, "mi ha detto che ti è grata per la possibilità che hai dato agli scienziati iraniani di ribellarsi alle follie del tiranno e di consegnare i progetti segreti alle democrazie".

Il bernoccolo sulla testa mi faceva ancora male, le idee erano ancora confuse, ma il cuore era sollevato e risposi :"davvero? davvero io ho fatto questo? volevo solo produrre un musical". E scartai un'altra barretta di cioccolata. Un'altra. "Amici, se una barretta è buona, lo è anche la successiva, mi è venuta un'altra idea". Uma passò un dito sulla lama per verificare che la scimitarra fosse ben affilata per la mia testa, le ragazze cominciarono a litigare per me :"lo sistemo io, oggi tocca a me!", dodici voci facevano a gara per l'occasione.
Il Grande Admin Beppe, con voce pacata, le fermò e mi invitò a parlare :"Corea del Nord", dissi con entusiasmo, "il dittatore va pazzo per le attrici e per i musical, gli proponiamo uno spettacolo tutto per lui, Julia, mi fai vedere come stai con un pò di trucco che ti disegna gli occhi a mandorla?".
Ci mettemmo all'opera, ciascuno con il suo sogno, avremmo intitolato il musical :"Primavera per Kim Jong Il".
"Vedrete, diventermo ricchi e famosi", rassicurai Beppe e le nostre amiche, non mi avvidi che, come al solito, il Grande Admin sorrideva e le ragazze alzarono gli occhi al cielo, in gesto di apparente esasperazione, ma sapevo che mi avrebbero seguito dovunque, dove lo trovavano un altro come me, ero l'unico uomo al mondo che garantiva la loro linea, dato che mi mangiavo tutta la cioccolata a disposizione.

Roberto Mahlab

"The Concerto's producers - Springtime for freedom - @Concertwood 2007"

   
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