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 4 Favole e Racconti / Tales - Galleria artistica
 L'alba dei pini
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Roberto Mahlab
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Inserito - 14/03/2007 :  21:01:44  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Roberto Mahlab Invia un Messaggio Privato a Roberto Mahlab
I

Non vedeva l'ora che finisse, si trattenne dallo sbuffare quando una signora di mezza età, alticcia di spumante, finse di inciampare e gli cadde addosso, lui fece finta di non accorgersene e si spostò prima, la donna si rimise a fatica in equilibrio, si riaggiustò il vestito e lo fulminò con lo sguardo anche se subito dopo esplose in una risata forzata e esagerata ad una battuta di un conoscente che si dimenava sulla pista da ballo.
"Non potresti almeno fare finta di essere gentile? almeno questa sera?", lo punzecchiò una voce soffice e roca alle spalle e l'uomo abbassò gli occhi, quella voce era l'unica al mondo che ascoltava sempre con piacere. "Sei un'occasione per le donne questa sera Sherlock, con il buio e le luci soffuse in sala, sei una preda ambita per le signore, lo sai e dovresti approfittare!".
L'uomo fece segno di voler protestare, ma la donna gli mise un dito sulla bocca, a zittirlo dolcemente e aggiunse :"Balli con me ispettore?".

La signora mezza ubriaca li scorse e divenne rossa di rabbia, anche se dovette ammettere che non era un caso se tutti gli ospiti del grande ballo di capodanno della municipalità si facessero da parte per lasciare il centro della pista a quella coppia affascinante. Sherlock Gardener era alto e ben piantato, i capelli corti e biondi, due occhi color ghiaccio, una cicatrice a destra sul mento ne accentuava lo sguardo misterioso, l'abito principe di Galles gli cadeva lungo il corpo atletico da marine e, al solito, non un sorriso sul suo volto.
La donna era di una bellezza sconvolgente, alta, lunghi capelli biondi su un volto ovale e il corpo dalle forme prorompenti, gli occhi verdi come il mare in tempesta e il tailleur lungo fino ai piedi ma provvisto di uno spacco mozzafiato dal quale una coscia entrava e usciva a ritmo della musica. L'ispettore era impacciato e imbarazzato, era la donna a trascinarlo, sulla sua bocca un'espressione ironica e una voglia di vivere che non era possibile contenere.

Le decine di persone in eleganti abiti da sera si volsero verso un lungo tavolo dal quale proveniva un applauso, i musicisti dell'orchesta posarono all'unisono i loro strumenti e il tintinnio di una forchetta su un bicchiere di cristallo impose il silenzio. Gardener si irrigidì e abbandonò la presa dai fianchi della sua compagna di danza. “Ehi, sei impallidito”, osservò lei, “ma dai, non penserai che mio padre usi anche il discorso degli auguri per il nuovo anno per prendersela con te!”.

“Cari amici”, intonò il sindaco con la sua nota voce baritonale, :”amici e finanziatori, il nuovo anno alle porte sarà tempo di elezioni e nessuno di noi, credo…” e si interruppe brevemente per verificare l’assenso della maggior parte dei presenti, “…nessuno di noi desidera che venga modificato il cammino che questa amministrazione ha intrapreso per risolvere i problemi della metropoli…”, per una decina di minuti il primo cittadino si vantò di meriti veri o presunti di miglioramenti nel livello dei servizi pubblici e nella lotta alla criminalità, :”ma non sarei sincero se non esponessi anche un mio cruccio personale e, confido, …”, di nuovo attese la silenziosa conferma dei suoi ascoltatori, “…di tutti voi per una sfida che non possiamo perdere, che non possiamo tollerare, che non possiamo accettare, pena lo stravolgimento della convivenza civile e sociale!”. Non una sola voce osò levarsi, il pubblico era ammaliato dalla consueta abilità del sindaco di calamitare attenzione e diffondere convinzione.

L’ispettore Gardener si mosse come se il suo corpo avesse deciso da solo quale iniziativa prendere e iniziò ad allontanarsi verso la grande finestra che si affacciava sul parco, ma le parole del sindaco lo raggiunsero ugualmente come una pugnalata, :”io non dico che le forze dell’ordine non abbiano fatto il loro dovere, ma mi domando per quale mai motivo lo spregiudicato, l’inafferrabile, lo sconvolgente truce personaggio che risponde al nome di Mad Sprinkler, detto “l’annaffiatore pazzo”, non sia stato catturato e reso inoffensivo dal nostro capo della polizia, l’ispettore capo Sherlock Gardener, che io stesso ho scelto per la carica, ma che io stesso incito a risolvere il caso!”, come sempre quando si infervorava sull’argomento del fuori legge che tormentava i suoi giorni e le sue notti, il famigerato Mad Sprinkler a causa del quale la sua amministrazione era messa alla berlina dalla stampa e dai comici televisivi, il sindaco perse il lume della diplomazia.

L’ispettore tormentava con le mani il corrimano del grande terrazzo, la abituale freddezza soppiantata dalla furia che gli aveva invaso la mente, la donna lo seguì e gli si affiancò, per accogliere, come spesso aveva fatto nell’ultimo periodo, lo sfogo del poliziotto.
“Non biasimo tuo padre Eleanor, mi rendo conto di essere l’unica palla al piede della sua possibilità di rielezione, ma fino ad ora tutte le strade che ho battuto sono risultate inutili, Mad Sprinkler è uccel di bosco, là fuori, tra la gente, gode di protezione, di affetto, sembra che le donne vadano pazze per le sue imprese, il gusto del proibito probabilmente, quante ne ho interrogate alla centrale, ragazze che l’hanno intravisto e inspiegabilmente protetto, quante giornaliste ogni giorno si fanno beffe del corpo di polizia perchè un esagitato, esaltato, misterioso essere umano si diverte a riempire di piante e fiori i terrazzini della città, una azione dopo l’altra, una vera ossessione di cui non conosciamo la ragione e, non bastasse questo, subito dopo aver piantato i fiori attende che inizi a piovere per mettersi ad annaffiarli! Annaffia le piante mentre sta piovendo! Ma perché, perché e perché deve essere così importante prenderlo, occuparsi di lui, perchè è diventato un delitto ricoprire questa città di colori, perché deve toccare a me risolvere l’enigma … ho sgominato e messo al fresco i peggiori criminali, ma questo Mad Sprinkler, l’annaffiatore pazzo, neppure un indizio, solo estasiate parole da parte di testimoni sue ammiratrici che dicono di ritenere che quest’uomo voglia far girare il mondo alla rovescia!, ma perché? E che cosa significa? Qual è il suo progetto, che piano criminoso si nasconde sotto la pretesa di far girare il mondo al contrario e che senso ha?”. Mille volte si era posto quelle domande, mille volte le aveva poste ai suoi collaboratori alla centrale di polizia, ma la totale assurdità della questione aveva solamente dato il via a considerazioni fantascientifiche basate sul nulla, quel nulla in cui erano finite tutte le indagini.

“Quando parli di lui”, sussurrò Eleanor, “riesco a comprendere una lotta interiore che ti dilania, avverto che hai soggezione di Mad Sprinkler, rispetto, direi ammirazione, non sai perché lo devi catturare, perché non comprendi che male faccia in fondo, ma lo devi arrestare perché sovverte l’ordine costituito, il suo mistero produce anarchia”. Eleanor era una criminologa di fama, prima la laurea con lode alla facoltà di legge e poi quella in psicologia, l’entrata in polizia come consulente e in poco tempo la sua acuta sensibilità l’aveva condotta a ricevere la richiesta di collaborazione da parte di molti enti anticrimine del paese, più di una volta aveva risolto casi grazie alla sua capacità di fornire ai giudici sintesi esatte sulle personalità dei chiamati in causa, facendo condannare colpevoli e permettendo il proscioglimento di innocenti. Neppure i nemici politici di suo padre, il sindaco, si erano mai permessi di dubitare che la sua attività al distretto di polizia della città fosse dovuta a pressioni dall’alto piuttosto che alla sua professionalità.
Sherlock Gardener parve colpito dalla descrizione che Eleanor aveva fatto dei suoi sentimenti più profondi, ma si accorse che neppure lei aveva colto il senso di gelosia che nella parte più recondita del suo animo coltivava verso l’inafferrabile Mad Sprinkler, gli sguardi perduti delle bellissime donne che durante gli interrogatori non avevano mai, mai, detto una sola parola contro l’annaffiatore pazzo, anzi, affermavano apertamente di adorarlo, ma certo, i fiori, che cosa altro poteva colpire così il cuore di una donna, che cosa… si rese conto che il suo pensiero non era onesto e se ne vergognò e questo servì a riportarlo alla realtà. “Eleanor, tra poco è mezzanotte, rientriamo per il brindisi”. La donna sorrise, sorpresa e pose una mano sotto il braccio dell’uomo.

§§§


Roberto Mahlab
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II

L’autopattuglia procedeva lentamente nelle strade buie della periferia, era la zona industriale della metropoli, fabbriche e magazzini deserti a quell’ora della sera dell’ultimo dell’anno, una telefonata giunta pochi minuti prima in centrale, effettuata da una cabina telefonica della zona, una voce contraffatta avvertiva di movimenti sospetti da parte di un misterioso gruppo di persone, un falso allarme di un buontempone, aveva pronosticato l’agente in servizio, ma, come suo dovere, aveva dirottato nel quartiere una macchina che avanzava senza sirena, con il lampeggiatore acceso sul tetto. “Io non vedo niente”, disse l’uomo alla guida, il detective anziano Joe Doherty, le braccia rigide sul volante, “ci credo”, ribattè l’agente Leo Palma, “una notte da lupi, comincia a nevicare forte e attento alla pozzanghera!....”, ma era troppo tardi, l’auto prese in pieno la pozza d’acqua fangosa e scivolò cozzando contro un idrante. “Ma che sfortuna, proprio un mese prima della pensione!”, sbottò Doherty. “Non scendere”, vado a vedere io se ci sono danni, che sei vecchio e poi ti becchi una polmonite”, ribattè ridendo Palma, mentre il compagno gli tirava contro un guanto per tutta risposta. “Niente, neppure un graffio, ti è andata bene”, gli gridò poco dopo dall’esterno, ma guarda un po’, ci deve essere una festa qui attorno?”, si domandò osservando una serie di tracce profonde e recenti sullo strato di neve. “Procedi a piedi, ti seguo con l’auto per farti luce”, gli suggerì Doherty.

Nel salone delle feste della municipalità i camerieri passarono con vassoi di bicchieri di champagne per gli ospiti e le luci iniziarono a scemare, mancavano tre minuti a mezzanotte e l’aspettativa elettrizzava i presenti, alcuni si lanciavano coriandoli, altri soffiavano in trombette di cartone, Eleanor avvicinò il viso all’orecchio di Sherlock Gardener e iniziò a sussurargli :”vuoi sapere che cosa ti auguro per il nuovo anno, mio bell’ispettore?...”

“Non ci credo… non ci credo…”, l’agente Palma osservava stupefatto da un angolo della strada uno spettacolo talmente improbabile che dovette strizzare gli occhi più volte per convincersi di non stare sognando. “Che c’è Leo?”, Doherty scese dall’auto e gli si affiancò e immediatamente gli sfuggì un’imprecazione. “…ok, chiama l’ispettore Gardener, presto”, “E’ quasi mezzanotte, chissà se ci risponde”, il tono di Palma tradiva il nervosismo e fu il detective più anziano a prendere l’iniziativa e a digitare il numero personale del cellulare del capo della polizia.

“Un minuto, signori, manca un minuto, vi prego, levate i calici, prepariamoci per il brindisi e tanti, tanti auguri a tutti voi e alla nostra città, che il nuovo anno possa permetterci di continuare a perseguire il servizio ai nostri concittadini…”, Sherlock Gardener parve bloccarsi d’istinto, Eleanor gli lanciò uno sguardo interrogativo, l’ispettore si mise la mano nella tasca della giacca ed estrasse un cellulare, si staccò dalla ragazza e si allontanò dietro una colonna. “Gardener, immagino che sia un’emergenza, parla pure Joe”.
“Ispettore”, il tono del poliziotto era concitato, “calma Joe, fai un bel respiro”, lo incoraggiò Gardener, conosceva l'agente da anni, era già in centrale ben prima che l’ispettore si guadagnasse i galloni di capo della polizia. “Le riferisco quello che i miei occhi stanno vedendo, un fuoco in mezzo ad una strada, un uomo, faccio fatica a scorgerne i tratti perché nevica, ecco, un uomo magro, pantaloni neri, camicia bianca che si intravede sotto il giubbotto aperto, due donne, una bionda e una dai capelli neri, stanno… l’uomo sta piantando due alberelli di fronte ad un magazzino abbandonato, ispettore… non può essere che…”

“Sprinkler!”, Sherlock Gardener gridò e diversi ospiti nel salone si volsero verso di lui, le gambe gli si mossero da sole e iniziarono a correre verso l’uscita e poi il parcheggio sotterraneo, mentre si faceva dare l’indirizzo del luogo dagli agenti, per un solo momento Eleanor parve esterrefatta, ma la sua freddezza da scienziata prese il sopravvento come una scintilla e si mise a inseguire l’ispettore.
“Non muovetevi di lì, arrivo tra poco”, urlò Gardener nel cellulare, "manteniamo il contatto”, tirò fuori le chiavi dai pantaloni e aprì la portiera della sua Toyota ibrida ultimo modello, gentile omaggio pubblicitario dei giapponesi a disposizione del capo della polizia, sbattè la portiera e mise in moto, non senza aver collegato il cellulare all’impianto di altoparlanti interno. Le gomme cominciarono a stridere per la pressione sull’acceleratore, la portiera del lato passeggero si spalancò e un corpo si gettò all’interno, ansimando. “Che ci fai qui?”, Sherlock arrestò la vettura di colpo e la donna quasi sbattè la testa contro il parabrezza, poi rispose con tono freddo, professionale :”non cavate un ragno dal buco voi della polizia, prima o poi vi sareste rivolti a me, tanto vale non perdere l’occasione”.
Non c’era tempo di protestare, dal microfono arrivavano le voci concitate degli agenti, :”sta riponendo del terriccio in due grandi vasi, le due donne gli porgono i due piccoli alberi, da qui sembrano pini nani, di due varietà assai diverse…”

Mad Sprinkler era calmo, ogni gesto era studiato, pareva insensibile al gelo, concentrato, prese dalle mani della ragazza dai lunghi capelli neri un alberello di pino della qualità golden crest, il folto fogliame aghiforme a forma di piramide, soffice, morbido, un verde chiarissimo, quasi dorato, lo inserì nel primo grande vaso, sopra uno strato di argilla e terriccio, poi ci aggiunse attorno alcune primule di vari colori e ricoprì le radici fino al tronco di altra terra. Osservò per un attimo il lavoro fatto e parve soddisfatto, si fece porgere dalla donna bionda il secondo alberello, poco più di due rametti lunghi e setosi dagli aghi verde scuro che si avvolgevano al tronco con due spirali che ne lasciavano le punte all’esterno, la morbidezza degli aghi gli accarezzò il volto, un profumo che lo inebriò, presto la terra ricoprì le radici della pregiata pianta e Mad si allontanò di un paio di metri. Perfetto, riflettè, si aspettavano che colpisse ancora sui terrazzi della città, invece aveva spostato la sua azione di fronte ai magazzini merci della periferia, non c’erano confini alla sua opera, il mondo poteva girare al contrario, ne era convinto e lo avrebbe dimostrato.

La Toyota correva nel buio della notte sul lungo vialone che univa il centro della città alla zona industriale, non c’era anima viva in giro e l’ispettore non rallentava neppure agli incroci, nonostante la neve cadesse fitta e i tergicristalli facessero fatica a liberare il parabrezza. Si morse le labbra, si era ripromesso più volte di cambiare le setole, ma rimandava sempre, era noioso perdere del tempo prezioso a cercare un’officina ricambi. Si chiese se la psicologa seduta vicina a lui si facesse un’idea del carattere delle persone anche da quei piccoli dettagli. Eleanor non aveva pronunciato una parola, la sua mente analitica era alla ricerca di indizi, ascoltava con attenzione le parole che provenivano dal microfono.

Mad Sprinkler fece un cenno d’assenso alle due donne, che a loro volta annuirono e presero ad allontanarsi lentamente, poi scomparvero nel buio. Era il momento, raccolse da terra un annaffiatoio portatile in plastica verde, lo sforzo dovuto al fatto che era pieno d’acqua.
“Santo cielo, ma che sta facendo adesso?”, la voce dell’agente Doherty era atterrita, “ispettore, mi sente? Il tipo si sta avvicinando alle piante con un annaffiatoio! Ma che vuol fare, riempirle d’acqua sotto una tempesta di neve?”.

“Le sta annaffiando! Le sta annaffiando!”, gridò Doherty, Gardener rispose di rimando :”sono all’incrocio, dietro di voi, scansatevi!”, l’auto di Gardener non rallentò minimamente e i due agenti si fecero di lato appena in tempo per non essere spruzzati dalla fanghiglia nevosa. Il cuore di Eleanor batteva velocemente, non aveva mai visto Sherlock Gardener talmente invasato, lo sguardo indurito, gli occhi fissi, la smorfia che tramutava il bel volto tagliato dalla cicatrice sotto il mento in un ghigno scolpito su pietra. “Sei mio, stavolta sei mio, finalmente, maledetto!”, i fari dell’auto illuminarono l’angolo di marciapiede, Mad si volse e ne fu accecato, vide a fatica quell’auto che si era materializzata dal buio e cominciò a correre, la luce dei fari lo inseguiva, abbagliandogli fastidiosamente il selciato ghiacciato, scivolò e portò le mani avanti per proteggersi il capo, sforzandosi di trovare un appiglio, avvertì il suo stesso grido strozzato di panico, non c’era nessuno nella via, si ricordò che era festa, le persone erano nel calore delle loro case, a mangiare e a bere, era solo, non poteva contare che su sé stesso, non riuscì ad evitare la pozzanghera e scivolò e questo lo salvò, la macchina lo mancò, l’idea era incastrarlo contro un muro laterale e poi saltare giù e ammanettarlo, mentre Gardener sterzava si rimise in piedi e si infilò in un vicolo, l’ispettore non se ne avvide e proseguì fino alla fine della via, arrestandosi con un gesto di stizza contro il volante quando fu conscio di averlo perduto e fu invaso dalla consapevolezza che il sindaco non lo avrebbe perdonato per il fallimento della missione che pareva cosa fatta. Mad Sprinkler correva, con il fiato che gli faceva scoppiare i polmoni, sentiva che la resa dei conti era soltanto rinviata, la sua vita riprendeva ad essere una fuga continua.

Eleanor aveva sudato freddo, impiegò alcuni secondi per regolarizzare il respiro affannoso, si lasciò andare con la schiena sul sedile, la gola secca in fiamme, una tale sete che non riusciva a parlare. Sherlock aveva mal di testa e si appoggiò al volante, calmandosi poco a poco. “Riportami a casa Sherlock, ne parliamo in ufficio dopo una notte di sonno, riportami a casa!”, l’ispettore si raggelò, era la prima volta che ascoltava un rimprovero da Eleanor, se ne vergognò e rimise in moto l’auto per obbedirle.

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Roberto Mahlab
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III

Salì le scale verso il suo rifugio con la forza della disperazione, aveva corso per mezz’ora senza arrestarsi un attimo, cadde di schianto sul folto tappeto del salone, respirava a fatica, si cinse le ginocchia con le braccia, fissando, senza davvero vederle, le piante di ficus benjamin con cui aveva addobbato il locale, parevano chiedergli acqua, le aveva trascurate di recente, ma non ce la faceva ad alzarsi, la testa gli ricadde sul bordo del divano e Mad Sprinlker cadde in un sonno profondo.

Sherlock Gardener invece continuava a rigirarsi nel letto, le palpebre gli bruciavano, era stanchissimo, ma il sonno non si impietosiva e non riusciva a spegnere l’incendio della mente, rivedeva come in un film gli avvenimenti della giornata, le orecchie infastidite dai botti dei fuochi artificiali che festeggiavano il nuovo anno. Infine si addormentò, ma anche in sogno lo perseguitarono i flash delle piante, del volto di rimprovero di Eleanor, dell’acqua che scendeva da un annaffiatoio.

Uno squillo si fece strada nei sensi dell’ispettore, mise la testa sotto al cuscino cercando di ignorarlo, la sua mente non ne accettava la realtà, ma il suono continuo non smise. Come se sollevasse un masso e con le mani che tenevano la fronte, Gardener aprì un occhio e scorse la sveglia, erano le undici del mattino, dalla finestra aperta un raggio di sole lo accecò e si rimise sdraiato sulla schiena. Ma se non era la sveglia, che cosa stava continuando a suonare?
Gli faceva male il collo, la tensione del giorno prima si era trasformata in cervicale, un lampo di comprensione e si accorse che era il telefono che non cessava di scuotere il silenzio della stanza. Allungò una mano e prese la cornetta e ascoltò solo poche parole che lo svegliarono del tutto :”Finalmente, sono Eleanor, vieni subito al vecchio magazzino, dove ieri c’erano gli alberi di pino”.

Decise di rinunciare a capire e a lasciarsi guidare, era più facile ed era troppo spossato per domandare, fece una veloce doccia per ritornare in sé e si vestì rapidamente, pochi minuti dopo era per strada, diretto al deposito. Il suo cuore perse un battito quando vide Eleanor ferma, di spalle, i lunghi capelli mossi dall’aria frizzante dell’inverno, la sua figura copriva qualcosa che non riusciva a scorgere, si avvicinò con angoscia, pronunciando il nome della donna. Lei non si volse e l’ispettore le si mise a fianco e inorridì.

Uno dei due pini, il golden crest, non c’era più, appariva che fosse stato strappato con violenza dalla terra del vaso, al suo posto un cratere spalancato al cielo. L’altro pino era stato trasformato in un tronco bruciacchiato, un odore di acido proveniva da quello che ne era rimasto.
“Sono tornata perché volevo verificare se Mad avesse lasciato impronte, non solo fisiche, ma psicologiche, la mia specialità, per risalire alla sua personalità. Qualcuno mi ha preceduta e ha fatto questo orrore, ha sradicato e portato via uno degli alberi e ha spruzzato dell’acido sull’altro. Un gesto che evidenzia un tale odio da far paura, è come se di qui fosse passato lo spirito del male”. Sherlock le mise una mano sulle spalle, ma la donna si divincolò, un fastidio che in lei non aveva mai visto.

“Eleanor, ragioniamo, ti prego, siamo in presenza di uno psicotico, un uomo che ha l’ossessione di ricoprire ogni luogo della città con dei fiori, delle piante, degli alberi, un uomo talmente maniaco che addirittura si mette ad annaffiare quando piove o nevica, come se volesse sottolineare qualcosa che esiste solo nel suo animo, un uomo che si comprta così, come possiamo escludere che farebbe ben altro, visto che a quanto pare si è messo in testa di fare la guerra alla società, del resto pretendere di dimostrare che se lo si riempie di fiori il mondo può girare al contrario…Eleanor, ti prego, torna in te, e questa devastazione, probabilmente un senza tetto si è divertito a celebrare in questo modo il capodanno o forse è stata la bravata di qualche ragazzaccio ubriaco…”, le disse l’ispettore, accorgendosi di non credere neppure lui all’improbabile ricostruzione che proponeva, tentava di razionalizzare per sé stesso.

Eleanor gli rispose con la freddezza della scienziata :”Sono passata in centrale, gli agenti in servizio ieri mi hanno riferito di una telefonata che ha fatto convergere la pattuglia qui e tu stesso hai visto con i tuoi occhi Mad Sprinkler fuggire dal luogo dei fatti, come puoi liquidare questa devastazione che pare premeditata dandone la responsablità ad un qualsiasi ubriaco che passava? Qualcuno seguiva il tuo fuggitivo, lo ha segnalato alla polizia e poi si è vendicato”.

“Vendicato? Eleanor, stai costruendo una tesi che rischia di scivolare nel complotto, dunque Mad Sprinkler, secondo la tua nuova teoria, nasconderebbe un progetto talmente misterioso che esiste addirittura un gruppo che lo insegue e gli mette i bastoni tra le ruote? Eleanor, vuoi dire che siamo di fronte ad una cospirazione? Che il caso di Mad Sprinkler deve essere trasmesso alle autorità federali, ai servizi segreti?”.

“Sherlock”, rispose la criminologa, “stai facendo vagare la fantasia, mentre io ti dico quello che vedo. Tu invece parti dal presupposto che desiderare che il mondo giri al contrario sia un progetto pericoloso, ma se invece non fosse che una indicazione del desiderio che il mondo si raddrizzasse, che si mettesse a girare per il verso giusto, verso giusto che è stato stravolto? Perché devi dare un significato negativo alla questione?”.

L’ispettore notò che la donna era avvampata, soffriva interiormente, era curiosa, Sherlock avvertì nuovamente la fitta di gelosia, Mad Sprinkler, l’essere sfuggente, era riuscito a far breccia anche nell’animo di Eleanor? La criminologa avrebbe saputo rimanere distaccata oppure era persa alla risoluzione della causa? Ma evidentemente lo stesso pensiero era venuto alla mente di Eleanor che gli disse :“Sai Sherlock, mi domando se tu non sia divenuto vittima dei tuoi pregiudizi, oh mi rendo conto della pressione che il mio burbero padre esercita sul dipartimento, ma non ritieni di dover ripulire la tua mente e guardare al caso con freddezza e distacco?”.

Scosso dal rimprovero, la professionalità ebbe il sopravvento e l’ispettore accolse la tesi della criminologa, si rese conto di aver mancato gravemente di rispetto a Eleanor, l’aveva contraddetta solo per il fatto che fosse una donna, perché era invidioso di Mad Sprinkler, sperò che l’esperta psicologa non si fosse accorta del suo errore, sudò freddo per la consapevolezza che il caso rischiava di provocare reazioni che si potevano ripercuotere sulla sua stessa carica di capo della polizia, una indagine non poteva, non doveva, avere nulla a che fare con sentimenti personali.

“Che cosa suggerisci Eleanor? Che sta succedendo nella nostra città? Come procediamo?”, la donna lo guardò diritto negli occhi e rispose :”Trova chi ha fatto questo, trova chi lo segue e scopri il perché, se trovi chi lo insegue, troverai anche Mad Sprinkler e… Sherlock”, aggiunse con severità, “troverai anche te stesso, l’alter ego dell’annaffiatore pazzo, negli archivi della polizia ho trovato solo un vago accenno al mondo al contrario, sei stato tu ad elaborare”.

“Mi arrendo e mi scuso Eleanor”, la rassicurò l’ispettore, :” del resto non per nulla sei considerata una delle maggiori esperte di psicologia criminale del nostro paese…”, aggiunse in fretta, per riparare e farsi riconsiderare. La donna se ne accorse e qualcosa si incrinò tra loro.

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IV

Mad Sprinkler aveva la barba di tre giorni, da quando aveva ricevuto la telefonata che lo informava della devastazione dei suoi alberelli di pino, una sensazione di peso gli avvolgeva l’animo, era arrabbiato, i ficus benjamin avevano le foglie abbassate verso terra, chiedevano di bere, ma l’uomo li osservava con freddezza, il cuore chiuso, li catalogava come ostili, nemico era il mondo, assurda la sua fatica fino a quel momento di ricoprire la città di fiori, perché se ci fosse riuscito nonostante chiunque gli potesse dire che non era possibile, allora anche il mondo avrebbe potuto girare al contrario. Ridicolo, infantile, l’ultimo terrazzino non esisteva.
Fino a che si chetò, esisteva. Si alzò, riempì un annaffiatoio e cosparse prima le piante all’interno della sala e poi quelle fuori dalla portafinestra, esse non avevano colpa, la loro stessa esistenza dimostrava che il male si poteva sconfiggere, senza cedere alla trappola della sensazione di inutilità della lotta. Dalle nubi iniziò a cadere una pioggia sempre più fitta, l’acqua del cielo si mescolò all’acqua dell’annaffiatoio, i fiori rinsecchiti rialzarono gli steli verso l’alto. E il suo animo si riconciliò con sé stesso.

L’ispettore Sherlock Gardener era di umore tetro da tre giorni, lo tormentava la considerazione del suo comportamento scorretto nei confronti di Eleanor, decise che le avrebbe parlato e che avrebbe confessato la sua debolezza, del resto non aveva dubbi che lei ne era stata consapevole, aveva offeso l’intelligenza della donna in maniera imperdonabile, con la tipica arroganza maschile, ma ora provava un pentimento sincero.
Le avrebbe chiesto di continuare a collaborare strettamente con lui per risolvere il sempre più ingarbugliato caso di Mad Sprinkler, l’annaffiatore pazzo.

Presa la decisione, si sentì meglio, sentì il rumore delle gocce di pioggia che battevano sulla vetrata e si levò per aprire la finestra e respirare un po’ d’aria. Intravide attraverso il vetro un fiore colorato che spuntava dall’angolo della strada. Si scagliò verso la porta dell’ufficio, attraversò correndo l’atrio, sotto lo sguardo ammutolito degli agenti della centrale, uscì all’esterno in strada, scivolando sulla patina gelida del marciapiede e riacquistando a stento l’equilibrio, scorgeva quell’assurdo fiore colorato che si stava allontandando dall’angolo, lo raggiunse e sbiancò e con evidente imbarazzo esclamò :”Scusate.. vi prego, scusate, io.. mi era sembrato… scusate” e con il viso in fiamme rientrò alla centrale di polizia.

I due giovani sul marciapiede si guardarono l’un l’altro con espressione interrogativa, poi il ragazzo porse alla ragazza il mazzo di fresie e lei gli sorrise. “Chissà che gli è preso a quel tipo, come se non avesse mai visto in vita sua dei fiori!”. “Davvero, e senti che profumo!”.

“Ispettore, è tornato, meno male, c’è una chiamata per lei dall’ufficio del sindaco, è per via di quegli articoli sui quotidiani, i giornalisti vogliono veder scorrere il sangue, ispettore…”. Sherlock Gardener non si degnò di rispondere, superò di scatto l’uscio del suo ufficio sbattendo la porta dietro di sé.

Roberto Mahlab


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La serie completa dei racconti dell'ispettore Gardener e Mad Sprinkler (in ordine cronologico) :

Un canto silenzioso/1- (13 gennaio 2002)

Un canto silenzioso/2 - (13 gennaio 2002)

Aspettando la pioggia/1- (13 gennaio 2002)

Aspettando la pioggia/2 - (13 gennaio 2002)

L'autunno dell'ibisco- (6 dicembre 2002)

Il bacio dell'orchidea- (28 dicembre 2003)

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