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 AEROPOEMA METROPOLITANO
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Domenico De Ferraro
Emerito


Italy
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Inserito - 10/09/2006 :  09:10:25  Mostra Profilo Invia un Messaggio Privato a Domenico De Ferraro
AEREOPOEMA METROPOLITANO

Andare per strade ferrate , cantore di novelle
insieme a studenti ,coppie d’innamorati
viaggio verso un mondo diverso dal lungo vicolo oscuro
ove l’ombre amene percorrono la terra degli dei degli eroi
l’invito a salire a bordo di questo folle libro e navigar lontani
cantando si và verso altri lidi.
Non rimane altro narrare l’ode lunga d’un mattino d’estate.
Via per strade impervie , via in braccio alla sorte mirando
il dedalo dei vicoli oscuri a ridosso d’una armonia perduta .
Questa estate europea dalla labbra carnose
il mondo delle cose inutili la politica la sua retorica
il cuore ferito non capire dove lasciar bambini lontano
dal caldo dal freddo.
Quanti nemici ,ignoti interlocutori siamo soli senza speranza raduniamo le forze andiamo in campeggio forse meglio
in pellegrinaggio sarebbe un ottima occasione
per meditare su noi stessi.
Scendere in città a far compere ad acquistare
cose utili , un saggio filosofico dal sapore moderno.
La città arrabbiata per un calcio di pallone andato fuori rete .
La signora del terzo piano che racconta delle sue vicissitudine
in strada delle bollette da pagare, il cuore in frantumi
annegando nel fiume dell’oblio i ricordi scemano.
Siamo in guerra perpetua con noi stessi con gli altri,
viaggiatori allegri arriveremo a Romaaaaa.
Partiamo tutti insieme con la testa sotto sopra pensiamo
al cubismo al sionismo all’ annunciazione
perseguitati dai mille problemi d’ogni giorno , lavoro ,scuola,
dolce far nulla. Una nuova era digitale intessuta di spiragli filosofici.
Siamo in tanti milioni d’anime perdute lasse nel buco della serratura ,capovolti nel dilettantismo nella pubblicazione univoca d’un romanzaccio da definire best seller .
Qualcuno corre a fare il biglietto una lunga interminabile fila
di gente apparentemente normale d’ aspetto strano
camaleonti concittadini cangiano nell’aeree puro
d’un sillogismo eduardiano a me ù presepe nun mi piace.
Meditando sul caos la tazza di caffè preso al bar nasconde
in seno la lunga tenebrosa storia d’un immigrato palestinese
che ha rilevato il bar della stazione ed ora con tutta la famiglia al seguito offre cuscus e the alle erbe, la mia perplessità tocca l’apice socratico non riesco più a comprendere ruoli e volti specie derivanti da quella esperienza innata che rasenta
la disparità..
Siam tutti figli di San Gennaro con rispetto parlando.
Il signore salvi il Re e la Regina e noi tutti poveri lavoratori .
Confuso ad ogni passo la mimica facciale sembra inclinarsi quasi tergiversare mettere un piede in fallo attendere quel lungo treno
che viene da altri mondi con il suo carico di pensieri.
Non è una cosa seria è solo apparenza ma meglio
tacere e aspettare, si può arrabbiare il controllore .
Con grandi valigie in mano tra non molto andremo in vacanza percorreremo le coste d’africa ,le coste creste, le criste coste,
le caste coste .Quanto costa traslocare per poter vivere in pace.
Il lombrico treno si vede in lontananza venire sbuffando
lento e inesorabile il passeggero alzare la manina e dire ciao
sospiri , speranze un treno la salvezza per migliaia
di persone, studenti , pendolari avventurieri ,pensatori .
Il treno di ferro e d’acciaio il treno tuonante il treno nervoso
non teme la notte ne il freddo del nord.
Correndo và lungo la penisola dall’alpi al dolce mare mediterraneo
cantando Ma che ce frega, ma che ce ‘mporta si l’oste ar vino c’ha messo l’acqua e noi je dimo e noii je famo c’hai messo l’acqua e nun te pagamo ma però… La società dei magnacconi , la società della gioventù a noi ce piace da magna e beve e nun ce piace
da lavorà passeggeri in vettura assediati da incubi da tasse
da pagare corrono si perdono si ritrovano in questo dolce mattino partire per non morire.
Strani rumori pensieri fuori uso il vecchietto seduto sulla panchina
litiga ancora con la sua moglie defunta de profundis il cielo versato in un bicchiere il vecchietto dà da mangiare ai piccioni meccanici che si posano ai suoi piedi.
Il vecchietto si gratta il capo si guarda intorno sembra abbia paura d’esser visto tira fuori dalla borsa
un lungo sfilatino lo scartoccia con cura dall’involucro di carta stagnola e lo mangia ,con esso la rabbia il fumo dei giorni
le sconfitte accumulate che pesano sulle sue spalle .
Io annoto ogni cosa ogni gesto ogni mimica facciale
ogni gesto può essere utile per comprendere il domani.
Ciò che ci aspetta alla fine del viaggio.
In questo sogno d’estate in questo caldo canto
in questo ritrovarsi in mezzo al traffico con un sole
che spacca le pietre.
Vorrei addormentarmi sognare meraviglie assopire
il pensiero e discendere l’averno ascoltare
la musica d’ Orfeo ammirare il lato oscuro della vita
l’altro essere l’altra vita l’altro viso della sorte megera
simme tutte giganti guagliò faciteve sotto andiamo usciamo allo scoperto acchiappa a chillo capacissimo d’andare a finire sotto le ruote del treno. La stazione diventa luogo di congiunzione incontro di civiltà , incontro di personalità. Qualcuno avvisa la Polfer ci sono dei ladri in giro , rubano valigie la personalità , rubano l’ onore stretto nel petto il sorriso dei padri
la gioia dei bimbi.
La polizia è pronta ad intervenire l’attesa diventa lunga interminabile ogni minuto diventa più difficile gestire
movimenti sorrisi gesti.
L’unica fuga e fingere di credere che tutto và bene.
Ho i miei dubbi le mie incredulità , tengo stretto vicino a me
la mia valigia piena di sogni di libri , con dentro tutta la mia vita,il mio primo giorno di scuola con grembliulino e cartelle
pimpante e fischiettante saltellando vado a scuola.
L’incontro con la classe poi l’uscita la confusione mi tirano il nastro,all’uscita io reagisco scoppia una rissa interviene mio fratello c’azzuffiamo sguainiamo le spade , cacciamo le pistole abbiamo otto anni , sparo faccio fuoco , faccio una carneficina
mi hanno tirato il nastro ritornerò disordinato a casa e questo
non mi và.
Nell’aria fragrante intessuta di filosofie di musiche neomelodiche l’aria tinta di rosa di dolci speranza di geni e folletti di maleparole la folla s’ accheta attende s’accampa monta le tende qualcuno si frigge un uovo meditando sul mondo sulle teorie
di Galileo di Copernico.
In molti ancora non hanno comprato il biglietto del viaggio . Qualcuno tentando la fortuna dal proprio biglietto
ci ha tratto dei numeri da giocare a lotto.
La cosa e veramente drammatica non ci sono scappatoie
conversazioni che tingono l ’aria di gioia e spensieratezza.
Il cuore del treno birichino che trasporta orde di barbari orde
di donne dai facili costumi , ballerine e cabarettisti,
politici, e pensionati, tutti diretti verso i mari del sud.
Oltre quel bel giardino l’infanzia d’un angelo dall’ala bianca
dal volte eterno oltre quel sogno l’incubo il ritorno.
La ballerina senza fidanzatino, il ragazzino senza biglietto,
il pensionato senza la moglie il professore senza riposo,
il garante di questo treno un misero barbone che ha passato
lunghe notti fredde e piovose sotto la stazione ad ammirare
chi parte chi vi sosta chi vuole partire ancora chi vuol per sempre sparire chi viaggiare per piacere chi per amore chi per scopi ancora poco chiari chi perché ama viaggiare
chi perché il tempo lo considera un nemico ed è molto meglio
corrergli dietro per più presto comprenderlo.
Le rotaie sui binari stritolano scintillano cantano ancora ,
l’eco d’un rumore sordo eco d’avventure eco d’una vita aldilà
del bene e del mare di questo sapere ermeneutica estrazione settimanale della ruota del lotto.
Non c’è nessuno che ci aspetta al termine di questo lungo viaggio, né mogli né madri , né amori nuovi , forse solo creditori,
gente in attesa di venderti una bibita una focaccia , un giocattolo
da regalare a casa al proprio figliolo.
Sbuffando numeri espressioni dialettali vocalizzi perpetui tenui disegni vocali che coprono l’immagine sbiadita delle passioni del viaggiatore , partire quando partiremo siamo bloccati qui da ore da giorni da mesi da anni Gridiamo vogliamo partire, fateci partire andare lontano, dove si vuole, incontro al nostro destino verso
una nuova era, una nuova realtà.

II

Partiremo andremo con i nostri pensieri luminosi solcando il tempo
immersi in quella favola bella che c’illuse , seguendo l’ombra
della grigia ragione smaniando in un crescendo d’ore e minuti plastici secondi l’essere ambiguo, nella certezza delle cose.
Er treno sta arrivando, il treno decadente , lento inesorabile,
l’attesa diventa men duro nella fatica nel travaglio della partenza.
Gente d’ogni tipo nazionalità , aspetto, personaggi secondari
su una scena nazionale popolare, ognuno con il suo compito
con la sua storia alle spalle cosciente o incosciente
c’ è né andiamo dove ci pare .
Confusioni di visi di vestiti , la brezza del vento
che accarezzerà il viso affacciandoti dal finestrino .
Il treno giunge e con esso il destino d’ognuno , la cruciale riflessione interiore . Saliamo tutti insieme spingendo
la sorte fratelli e sorelle viaggiatori notturni .
Il lungo fischio annuncia la partenza si muove dapprima
lento poi sempre più veloce parte lascia il luogo
in cui era giunto il punto la fine il principio.
Conducendo verso altri porti l’immaginario viaggiatore .
Paesaggi seguono sequenze di mare e terra
di strade e coste di grattacieli ove s’arrampicano gli umani.
Il sole tinge le cose di svariati colori tinge il pensiero del bimbo felice il sorriso della madre stanca in un angolo .
Nella carrozza ci siamo tutti compresi i nostri bagagli
con dentro le nostre storie semiserie , sediamo ognuno
al suo posto assegnato un caso del destino star di fronte a dei ragazzi sghignazzanti arrampicati sul corpo delle loro ragazze.
Il metrò parte percorrerà l’intera città attraverserà le viscere
di quell’essere senza tempo , civiltà millenaria .
Lasciamo la stazione striminziti obesi gonfi d’idee senza senso rifiuto ad assumere caratteri diversi aspetto comune d’un modo
D’essere . Mendicanti di sogni per strade impervie periferie del mondo ove il viandante si perde in mezzo alla tormenta derelitto in preda ad un incubo sorretto da un angelo guidato verso la casa del padre. Il lungo treno dei desideri dei cittadini obliqui rispettosi , ubriachi di regole controregole , uguali e diversi simili al sud al nord. Erranti figure che trascinano la misera vita strascicando la penosa storia che un dì li rese rei di vivere .
Lanciando occhiate dal finestrino lunghe gallerie mondi fatati la luce illumina le case alte le case basse i timidi pensieri del viaggiatore . Distratto intelletto scarpe strette cervello fine
naso curvo sulla bocca da peone .
Il sole dipinge ogni cosa del suo colore rimirando il destino
i dolci vestimenti ed il mare le spiagge l’auto strombazzante tossendo , scalpitando senza gonna macchinette colorate,
con dentro individuo sapiente o bigotti , questo andare incontro
alla morte suonando uno strumento discorde.
I suoni delle campagne , il grillo canterino la rana birichina
un dì un bel principe tramutato ora in rospo, tra l’erba la lucertola, il cane a passeggio , animali invitati all’ombra sotto l’albero frondoso . Mater natura dalle campagne polverose alla città chiassosa , passeggeri distratti immersi in lunghe letture di giornali, passeggeri immaginari riflesso della comune ragione .


III


Per me istrione della parola saltimbanco prosatore giungere alla fine del tragitto vale guadagnarci un ode pindarica.
Osservare le facce della gente essere osservato a mia volta desumere l’intelligenza germoglio selvatico
spuntato tra i capelli.
Lascio dietro di me la folla dei miei personaggi ragionar sul male
il bene e m’inoltro ignaro tra strade affollate , spinto dal caso alla ricerca d’un sapere d’un libro da comprare a metà prezzo.
Un occasione libraria per poter assaporare il gusto d’un mondo perduto. Pomeriggi pigri , proseguendo sull’ali della fantasia svoltando angoli, trascinato dal caso dal senso filosofico
di detti e aforismi . Gongola trabocca borbotta la donna canotto insieme all’amica naviga a vele spiegate verso l’isola dei corsari.
L’afa stringe alla gola ti porta lontano chiuso in una bolla di sapone vedi la città dall’alto , case casine casini, in piedi seduti , a braccetto, l’innocenza dei gesti dell’incontrarsi per via del parlare delle proprie speranze dei propri risultati,
le guardie passano a cavallo , i ragazzini in bande urlanti ,
i vecchi all’ombra a dar da mangiare ai piccioni.
Entro ed esco in mille negozi entro ed esco in mille vite , ogni cosa custodisce una sua esistenza ,
una sua storia infima , umile , crudele.
Altro che suicidarsi per la libertà , appendersi con una corda
al collo sul grande albero degli impiccati.
Dondolare nel vento ascoltare gli impiccati le loro storie,
la loro vita, le loro canzoni.
Affacciato sul mondo delle cose perdute cercando la strada
per fuggire via dall’ arpie dai dolori di giorni infimi,
entrando e uscendo da una scena quotidiana ove si recita a soggetto la bella commedia degli equivoci.
Tanta discordia tra persone uguali e distinti addormentato
nel bel panorama della città assopita colorata gran maitresse ,
gran bugiarda , dalle labbra color ciliegio
al lume dei lampioni giù ne fondaco nel corpo dei vicoli budelli
lirici ove la voce cresce melodiosa al rombo dei motori.
Eppure tutto è vano anche un calcio d’un pallone , il ricorrere l’amata , ignaro della fine ignaro del segreto nascosto nella coscienza. Risalire le strade perdersi nell’udire i mille suoni
le voci deboli e lontane le piazze in festa , il grido dell’uomo stuprato da un gorilla e la fine la fine dell’immagineeeee
e della ragioneeee.
Il misero canto del popolo goliardico il volto della venere rullante una canna nella macchina in corsa contro il tempo ermeneutico , bislacche chiaroveggenza strumenti accordati
al piacere sovrano d’un sussulto d’un godere allegramente , epilessia della morte.
L’udire i canti dei bambini bucoliche voce recise nella giungla d’asfalto figure oscure sceneggiate di quartieri lacrime criminale
Viaggio nel tempo ombroso essere suscettibile a deformazione primarie allegra s’accheta si mette a bere incurante dei più si scola tre bottiglie di vino , si mette a rincorrere le persone per strada , sbanda avanza canta mannaggia palpeggia assaggia ragionando avvolte si ferma a parlare della sua vita di suo nonno soldato sul fronte russo nel lontano millenovecentoquarantadue.
Poi tutto si ferma ritorna normale triste risveglio ,
il mondo è cambiato andato avanti il progresso , il successo ,
le cose son diverse altre macchine stereotipi diversi hanno generato una nuova cultura underground .
Armonie musiche , rumori rombi di moto squillanti sirene
Tic tac d’orologi , televisori parlanti, radio ad alto volume
un lungo blues nella notte nera sotto le stelle un assolo
di sax fatto di sesso solo di sesso senza alcuna ossessione.
La piazza s’affolla si riempie ogni attimo , la gente si somma s’accalca cresce si spegne si rincorre ruotando cercando comprando una birra , fumando una sigaretta parlando discutendo del più del meno di politica della Iervolino della Bassanina ,
della pastiglia ascite fore da casa mia.
Sono in tanti intelletti seri e perversi legati ad una finzione ad un melodramma , seduti nel pentagramma , eccolo lì zio Antonio ma quello chi è ò presidente ò professore ò giovanotto andremo a farci due risate me sento come sé qualcosa mi pungesse dietro.
Ma quanta gente è tutto gratis và bene rimango mò rifletto ripenso ad Assuntina a Mariolina , quelle mutandine c’ è volemo sbrigare , sé so fatte l’otto passate , io ho fameeeeee.
La storia della città uguale e diversa simile a tante altre ,
la città dai mille volti fragile , indifesa la città di oggi di domani delle chiavi donate dal sindaco al personaggio illustre venuto a visitare quello che c’ è di proibito lo strombettare delle automobili il trillo delle biciclette alate che corrono sulle nuvole sui cornicioni grigi
delle case basse dei sudditi di sua maestà.
Tutto chiuso in un verso libero una frase estranea d’una forma affusolata fissata su d’un panorama mozza fiato di cupole
di palazzi , di terrazzi e fumaioli sognanti case e cose frutto
della storia sacra e profana di questa terrrraaaa ne tua ne mia.

IV


Telespettatori perduti nella realtà virtuale di mondi sconosciuti
navigatori di dimensioni astrofisiche , viaggiatori nel tempo.
Naufraghi nelle comode poltrone di pelle , con sacchetti
pieni di popcorn , di patatine , di panini ripieni di porchetta ,
con lunghe taniche di birre affianco , con gli occhi fissi al teleschermo , spettatori e protagonisti di quella medianica dimensione surreale.
Sempre le stesse menate, non c’è mai nulla di buono dice
acciuffando il telecomando satellitare e via verso mondi lontani
alla ricerca della felicità. Navigare in altre dimensione ascoltare incantato la lunga conversazione amorosa tra due amanti pronti
a lasciarsi per sempre, assistere alla morte in diretta d’un soldato
rimasto solo dopo un fatale incidente automobilista ,
a fronteggiare un gruppo armato d’inferociti rivoltosi.
Ascoltare Woody Allen mentre suona il clarinetto , battere le mani.
Saltare dalla sedia all’arrivo dei nostri mentre quest’ultimi corrono alla carica a salvare una carovana di pionieri accerchiata
da indiani metropolitani. Percorrere la storia vivere le fiabe le leggende d’ogni tempo dimenticando sul fuoco la macchinetta del caffè , non udire più nulla , senza più rispondere al telefono che squilla , al campanello della porta che suona,
alla sveglia che t’avvisa d’alzarti dalla comoda poltrona in cui sei sprofondato addormentato in preda ad euforie telematiche
per andare a lavoro.
Uscire fuori di casa prendi l’ autobus , la metropolitana
Vivendo inconsapevole quella realtà virtuale
che vive in fondo alla debole coscienza .
Protagonista , regista , vittima , personaggio di storie
drammatiche e fantastiche .
Un mondo fatto a misura d’uomo , identico ai tuoi sogni
simile a quella dimensione inconscia radio televisivo.
Dimentichi di curare l’aspetto , o diventi troppo pignolo
nel curarti l’immagine che vuoi dare
tutto deve essere uguale all’eroe della serie televisiva . Meditazioni , momenti intimi dimensione psichedelica
Per anni continui a vivere ad assumere quei atteggiamenti
ti cali in quei panni d’uomo vincente , sei un duro con quella convinzione adesso affronterai tutte le bande pericolose di teppisti della città, nessuno rimarrà vivo , in tanti cadranno stecchiti al tuo passaggio. Qualcosa ci ha cambiato la vita ,
qualcosa di cui non sappiamo ne nome ne volto sospettiamo
forse il grande fratello , non abbiamo certezze navighiamo nell’etere nello spazio cosmico verso una sopravvivenza
culturale ed etica , perduti in quel magico mondo
che ha nome ancora tutt’oggi d’ amore.




   
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