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 Quella notte nel parco
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luisa camponesco
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Inserito - 03/11/2004 :  13:29:57  Mostra Profilo  Visita la Homepage di luisa camponesco Invia un Messaggio Privato a luisa camponesco


Quella notte nel parco

Il freddo incominciava a farsi sentire, specialmente di notte. Era ormai autunno inoltrato, camminava solo nel grande parco, come ogni sera.
Camminava per ore prima di tornare a casa. Già, casa, un tempo era sinonimo di famiglia, calore affetto, ora erano solo mura soffocanti e fredde da quando lei se n’era andata. Si era fermato sul ponte vicino al laghetto, l’acqua era scura, ma quel giorno no… era limpida e cristallina.

- Oh mi scusi! – l’urto era stato piuttosto forte, la macchina fotografica per poco non finì per terra. Imprecò sommessamente mentre raccoglieva i rullini prima che finissero chissà dove.
Il suo servizio fotografico, il primo della carriera rischiava di finire male per colpa di… sollevò il capo. Incontrò un viso pallido con una espressione dispiaciuta, mentre la donna cercava di raccogliere quelli che rotolavano per il vialetto
- Sono proprio distratta, spero di non averle causato qualche danno
- Non si preoccupi – cercò di celare il suo disappunto
Lei tacque e nascose le mani in tasca, alzò le spalle quasi volesse far scomparire la testa
- Non ne faccio mai una giusta! - esclamò
Lui stava per risponderle ma si accorse che cercava di nascondere le lacrime, allora le tese la mano.
- Lorenzo Anselmi – lei lo guardò incredula, come non s’aspettasse quella presentazione.
- Gianna Lanfranchi - gli regalò un timido sorriso per nascondere il suo imbarazzo.
Lorenzo sentì sbollire la sua rabbia, quella donna era disarmante.
- Cosa posso fare farmi perdonare?
- Beh, in fondo al viale c’è un bar. Mi può offrire qualcosa.
Un sorriso, questa volta vero, le illuminò il viso e solo allora s’accorse di quanto fosse bella.
Il pomeriggio passò senza che se accorgessero, scoprirono di avere molti interessi in comune. Entrambi amanti della natura e della musica, lui le parlò del suo lavoro di fotografo, lei di quello di impiegata in una multinazionale.

L’autunno aveva incendiato i colori e il parco era incredibilmente bello, Lorenzo le spiegò che stava realizzando un reportage per una rivista di moda e quelle foto sarebbero servite come ambientazione. Continuarono a parlare e a passeggiare lungo i viali, cercando angolature suggestive, fino ad arrivare a quel laghetto. Sostarono sul ponticello e i loro volti si specchiarono nell’acqua, lei gettò un sassolino e i cerchi s’allargarono.
- Questi cerchi sono come la vita, da una piccola cosa può nascere qualcosa di grande
- Si però svaniscono subito – replicò Lorenzo
- Ogni cosa svanisce prima o poi, ma quello che conta è l’intensità con cui la si vive.
Continuarono a divagare fino a quando non s’accesero le prime luci.
- Mamma mia come si è fatto tardi, devo proprio andare – le tese la mano in attesa di qualcosa che non avvenne.
- Certo anche per me, devo andare in laboratorio a sviluppare i negativi, ma è stato un piacere.
Si salutarono ed ognuno prese la propria strada. Lorenzo si dette dello sciocco mille volte, avrebbe potuto almeno chiederle un appuntamento, invece nulla, “sto invecchiando “ pensò.
Passarono alcuni giorni, Lorenzo tornò più volte nel parco, ma di Gianna nemmeno l’ombra, fino a quando …
- Salve Lorenzo – era lì, mani in tasca, i capelli mossi dal vento. Le parve una visione si riscosse
- Gianna che sorpresa! - avvertì un senso di gioia
- Sai passavo di qua e ti ho visto…
- Sono contento di rivederti – rispose
Incominciarono a parlare come due vecchi amici seduti su di una panchina, qualche battuta seguita da risate spontanee. Il tempo volava ed era come se il resto del mondo scomparisse per farli rimanere soli insieme ai loro sguardi. Nessuno si accorse del sentimento che stava nascendo, così in sordina come un bocciolo nascosto dalle foglie.

Che vita felice aveva avuto con lei accanto, ricordava tutte le albe e i tramonti vissuti insieme, mano nella mano fino a quel giorno, quel terribile giorno, non lo avrebbe più cancellato dalla sua mente. Era una mattina di settembre, le valigie ancora da riporre dopo la bella vacanza, lei era dinnanzi allo specchio del bagno, sul viso un’espressione colma di timore.

- Cos’hai? Non ti senti bene? – Lorenzo le si avvicinò lei si riprese
- Nulla caro va tutto bene!
Lui si tranquillizzò e la giornata riprese con il solito ritmo, ma qualcosa era cambiato, non se ne accorse subito, Gianna era molto brava a mascherare i problemi.
Scoprì la verità un paio di mesi dopo, quando la vide di nuovo dinnanzi allo specchio toccarsi un punto sotto l’ascella sinistra.
- Cosa sta succedendo? Questa volta dovrai dirmelo!
Gli occhi della donna s’inumidirono
- Dovrò subire presto un intervento chirurgico, due mesi fa ho scoperto un nodulo proprio qui.
- Cosa aspettavi a dirmelo! – gli uscì un urlo dalla gola e gli parve non fosse suo
- Volevo essere certa prima di allarmarti
- Certa di cosa?- era furioso Lorenzo, furioso contro di lei per non averlo reso partecipe di quel dramma, come se lui fosse un estraneo, uno che non contava nulla.

Gianna se n’andò un mattino di primavera, mentre il sole sorgeva ed i rami degli alberi erano ricoperti di tenere foglie.
Lo aveva considerato una sorte di tradimento, la vita lo aveva derubato di un bene prezioso, voleva urlarlo quella notte nel parco, proprio lì su quel ponticello dove tre anni l’aveva incontrata. Maledisse il mondo, maledisse se stesso, l’avrebbe fatta finita una volta per tutte.
I suoi pensieri furono interrotti da un pianto di donna. Chi poteva essere a quell‘ora di notte?
Cercò di individuare da dove venisse il lamento. Non la vide subito, ma alla fioca luce di un lampione la scorse, seduta su di una panchina. Un ombra di stizza lo scosse, quella panchina era la “sua” panchina, sua e di Gianna, come si permetteva quella donna di occuparla? Si riprese subito, vergognandosi di quel pensiero, alzò il bavero del soprabito e si avvicinò.
- Cosa le succede? Sta forse male?
La ragazza mostrò un’espressione di paura, Lorenzo capì.
- Non abbia paura, non ho cattive intenzioni, ma è comunque pericoloso stare da sola di notte nel parco.
- Non m’importa cosa possa succedermi, peggio di così… - le uscì un singhiozzo.
Lorenzo si sedette accanto e avvertì un brivido.
“ Cosa potrà mai avere di così terribile una ragazza giovane come lei” pensò. Poteva avere poco più di 20 anni, aspetto dimesso piuttosto magra, il viso da bambina.
Il silenzio era rotto solo dal rumore di una fontana zampillante, alcune goccioline portate dal vento bagnarono il viso della giovane e si mescolarono alle sue lacrime.
- Non credo di essere la persona più adatta, ma posso ascoltare… - disse ad un tratto Lorenzo.
- Io voglio solo morire – lei rispose
- Farebbe comodo vero?
Lo guardò offesa
- Cosa ne sa lei di cosa provo! Del dolore e della sofferenza
- Ha ragione, non conosco il dolore e nemmeno la sofferenza – il sarcasmo di Lorenzo la colpì
- Quindi come vede non posso capirla, io sono la quinta essenza della felicità.
Lei lo guardò con rancore.
- Non credo proprio che lei sia stato cacciato da casa perché aspetta un bambino. Non credo proprio che lei sia stato considerato la vergogna della famiglia, non credo proprio che lei…
- La smetta adesso! Lei non sa nulla di me e poi… e poi non voglio più starla a sentire.
Si alzò amareggiato e arrabbiato con sé stesso. Ma cosa gli era venuto in mente di occuparsi degli affari degli altri? Non riusciva a risolvere i propri figuriamoci quelli di quella ragazza.
Si era allontanato dando calci alle foglie e si accorse che lei lo seguiva, con discrezione, stando qualche passo indietro, rallentò, lei si affiancò camminarono a lungo su e giù per i vialetti. Per un attimo gli parve che Gianna camminasse accanto a lui. Si udiva solo il rumore secco delle foglie calpestate e qualche macchina passare in lontananza. Era comunque un silenzio assordante, come può esserlo quando tutto tace e il cuore urla.
Si accorse, dopo un po’, che la ragazza non era più al suo fianco, si girò, la vide a lato del viale piegata in due quasi inginocchiata a terra, istintivamente corse a sollevarla.
- Che succede ragazza?
- Dolore… - teneva le mani premute sul ventre. La fece stendere sull’erba e con il cellulare chiamò un’ambulanza.
- Ho pregato Dio che mi liberasse da questo figlio, ma ora so che se lo perdessi…
- Non parlare risparmia le energie e stai tranquilla, tra un po’ arriverà l’ambulanza.
- Lei crede che Dio mi abbia ascoltato? Mi toglierà questo figlio?
Lorenzo non seppe cosa rispondere, ricordava solo di avere inveito quando Gianna era morta
- Io penso che a questo mondo nulla succeda per caso - si meravigliò di aver detto una cosa simile, non l’aveva neppure pensata, era come se qualcuno gliela avesse suggerita.
L’ambulanza arrivò a sirene spiegate, il medico la visitò e con cautela la fece coricare sulla barella.
- Lei è un parente? – chiese rivolto a Lorenzo
- No ma vi ho chiamato io, verrò con voi.
E ancora una corsa contro il tempo, com’era accaduto tempo fa e nuovamente si fece sentire quel dolore sordo e profondo.
- E’ ancora qui? – la voce della ragazza lo scosse
- Si! Sono ancora qui – le strinse la mano.

Seduto nell’ultimo banco della piccola cappella Lorenzo guardava il Crocefisso.
- “Questa sera dovrai dimostrarmi se ci sei” – aveva appena formulato questo pensiero quando il medico di turno lo chiamò.
- Ha accompagnato lei la signorina Silvia Beltrami?
Silvia Beltrami, solo ora sapeva il suo nome
- Si sono io! Come sta ora?
- Bene direi, l’emorragia è stata fermata, in questi casi il fattore tempo è fondamentale. Ha chiesto di lei, vuole vederla.

Sembrava ancora più piccola e fragile in quel letto, il volto pallido ma sorridente.
- Sarà una bambina, volevo fosse lei a suggerirmi il nome da darle – le tese una mano e Lorenzò l’afferrò.
- La chiami Gianna!
- Si! mi piace, Gianna è proprio un bel nome
- E’ ora di riposare adesso – l’infermiera non ammetteva repliche, dopo avere somministrato una pillola alla giovane, invitò Lorenzo ad andarsene.

Che strana notte era stata quella, Lorenzo riprese a percorrere le strade deserte ma con il cuore più leggero. Il vento gli scompigliò i capelli, come la carezza di una mano invisibile. Il cielo stava schiarendo, un nuovo giorno sarebbe nato.. . e lui con esso.




   
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