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 Il genetliaco
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Gabriella Cuscinà
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Italy
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Inserito - 15/03/2004 :  20:48:18  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Gabriella Cuscinà Invia un Messaggio Privato a Gabriella Cuscinà
Il genetliaco

Alcuni amici sono seduti a bere l’aperitivo e stanno conversando sulla inesorabilità del tempo che scorre e che, anche per Luigi, è trascorso conducendolo ai cinquant’anni che oggi festeggia. Sono un gruppo di persone di una certa cultura ed amano avventurarsi in dissertazioni a carattere filosofico e intellettuale. Qualcuno sta dicendo che nulla può ritardare le rughe dell’anima. Forse quelle del viso sì, grazie alla chirurgia estetica, ma nello spirito non sei mai quello che sei stato il giorno prima poiché il tempo è implacabile ed assottiglia la tua energia vitale.
Un altro interloquisce ribadendo che bisogna guardare all’eternità che di per sé, è un concetto terribile perché non sappiamo esattamente cosa sia, eppure siamo destinati ad essa.
Un signore con gli occhiali sul naso ed un fare pieno di sussiego sta dicendo di essere d’accordo con Giordano Bruno secondo cui il tempo tutto toglie e tutto dà, ogni cosa muta e nulla s’annichila.
“Macché!” dice un altro “Ricordatevi, signori miei, che il tempo è denaro! Pensate agli idraulici, loro sanno perfettamente quanto valga il tempo. Se lo fanno pagare a prezzo d’oro!”
Un altro tizio con i capelli bianchi e l’aria assorta scuote il capo e dice:
“ Ogni giorno che passa, cari miei, ci avvicina alla morte; poi l’ultimo giorno direttamente ci arriviamo. La cellula invecchia al momento che viene alla luce. Cioè si muore già nascendo.”
“Ehilà! Ma che discorsi allegri!” fa Luigi, avvicinandosi al gruppetto d’intellettuali. “ Ragazzi io ho cinquant’anni, ma me ne sento addosso solo venti. Lo so che è la solita frase fatta, ma vi garantisco che chi è felice non fa caso alle ore che passano. Dissertate piuttosto sulla felicità. Cos’è? Secondo me, consiste nel riuscire a guardare al futuro e nel darsi da fare sempre, soprattutto per aiutare gli altri. Solo donando al prossimo si può essere felici e sperare di restare giovani nel cuore. Vedete, come diceva Sofocle, per chi sta male, una sola notte è un tempo infinito; per chi sta bene il giorno giunge troppo presto.”
“Bravo Luigi!” dice qualcuno “Il segreto dell’eterna giovinezza consiste proprio nel donarsi agli altri e nel guardare al futuro.”
“Alt!” fa un altro “ Secondo me è da sciocchi voler guardare a tutti i costi al futuro prima che al presente. L’avvenire talora è un fantasma a mani vuote che tutto promette e nulla ha. Anzi non sappiamo mai cosa l’avvenire ci riservi. Allora è meglio guardare al presente.”
“Mi fai pensare a Seneca,” interviene Luigi “ diceva che si volge al futuro colui che non sa vivere il presente. Penso comunque che oggi quasi tutti sappiamo vivere il famoso attimo fuggente; si tratta di come lo viviamo. E appunto per questo insisto a dire che bisogna vivere adoperandosi per gli altri. “
“Hai ragione Luigi,” gli dice un amico professore “l’uomo è ciò che fa e non deve comportarsi da lupo verso un altro uomo. Homo est homini lupus. Ricordi? Lo diceva Plauto.”
Mentre questi signori sono assorti nelle loro teorie peregrine sull’ineluttabilità del tempo, Sara, la moglie del festeggiato viene avvicinata da Irma: “Eccoti qua! Sei venuta filibustiera!” le dice abbracciandola.
“Cara amica, come mancare al genetliaco di tuo marito? Dov’è? Gli voglio augurare i famosi cento di questi giorni!”
“Temo che in questo momento sia stato inghiottito dai vortici e dalle voci altisonanti della Intellighenzia. Quando ne verrà fuori lo potrai abbracciare.”
Irma e la sua famigliola avevano abitato per alcuni anni nell’appartamento accanto al loro. Avevano riempito la casa di animali di ogni genere. Pareva un vero zoo. C’era di tutto: un cane, un gatto, un pappagallo, dei pesci, due tartarughine, due criceti. Approfittando dello spazio dell’appartamento e del terrazzo, le bestiole girovagano a piacimento.
Gli aneddoti che erano derivati dalla loro presenza erano stati innumerevoli. Basti pensare alla volta in cui una nuova colf era stata letteralmente assalita sul pianerottolo dal cane che l’aveva scambiata per un ladro. La poverina era rimasta immobile come una statua di sale, con le zampe della bestia addosso e il muso sul naso. Per giunta il cane ringhiava. In quel frangente, Luigi era accorso udendo le grida e aveva notato che la sventurata si stava urinando addosso.
Un’altra volta il pappagallo era entrato svolazzando nella casa di Sara attraverso una finestra. Si dava il caso che lei avesse paura dei volatili. Si era messa ad urlare mentre lo vedeva volteggiare intorno alla testa tutto festante. C’era voluto del tempo affinché Irma non lo riacchiappasse per portarlo via.
Per non dire poi della volta in cui il gatto Camillo s’era introdotto nel loro appartamento. Aveva approfittato della porta aperta mentre le due signore chiacchieravano sull’uscio. Inoltre Camillo era di dimensioni ciclopiche!
Luigi in quei giorni soffriva d’intestino pigro e passeggiava nel corridoio nella speranza che il suddetto intestino si risvegliasse dopo una buona dose di lassativo. Tutto si sarebbe aspettato tranne di veder comparire quella specie di leone! Aveva fatto un salto e il gatto aveva rizzato il pelo filando via come un razzo. Dopo di che Luigi era corso in bagno. Generalmente le paure sortiscono di questi effetti e il suo intestino s’era destato e aveva voglia di riprendere una vecchia abitudine.
Alla festa del genetliaco sono presenti anche molti suoi conterranei che hanno in comune la memoria e l’orgoglio dell’appartenenza ad una terra millenaria e bellissima. D’altra parte, chi perde la consapevolezza del proprio passato, perde un po’ la coscienza di sé. E il festeggiato non l’ha mai persa. Quindi cominciano a dissertare e si addentrano nei meandri dei concetti delle Storia e del passato.
Uno di loro afferma che conoscere i fatti del tempo antico è come riuscire a fare della filosofia tratta dagli esempi.
Un altro dice che non si sfugge alla maledizione del tempo e che l’uomo distrugge tutto, ma che distruggendo resta schiavo del vecchio mondo, e che la distruzione della tradizione è essa stessa una tradizione.
Un amico scrittore ribadisce che il romanziere è lo storico del presente, mentre lo storico è il romanziere del passato, infatti la Storia è il romanzo di ciò che è stato, mentre un romanzo è una Storia che sarebbe potuta essere.
Luigi, che è sempre stato legatissimo ai ricordi e alla tradizione della sua terra, afferma che ogni ricordo è come un richiamo, qualcosa che conserviamo e che lavora dentro di noi, perché la memoria è come il salvadanaio dello spirito.
Si avvicina un cameriere e dice a Sara che fuori c’è una ragazza che la vuole salutare e vorrebbe fare gli auguri al marito.
“La faccia accomodare, ” soggiunge lei.
Di lì a poco s’avvicina una giovane donna.
“Karima!” esclama Sara abbracciandola, “ Che piacere!”
“Signora, ho saputo casualmente della festa di suo marito e sono venuta a fargli gli auguri e a rinnovargli i miei sentimenti di gratitudine. Il bene ricevuto non si dimentica, signora, e suo marito me ne ha fatto tanto!”
Giunta come profuga dal Kosovo, Karima s’era trovata subito in difficoltà. Era stata adescata e avviata alla prostituzione, ma era riuscita a venirne fuori. Quindi era stata accolta come baby sitter da Sara.
Qualche tempo dopo, la Kosovara aveva scoperto di avere un tumore grave al seno. Non lo aveva detto a nessuno ed anzi aveva cominciato a comportarsi in maniera insolente e stranissima. Trascurava il suo lavoro, rispondeva sgarbatamente alla datrice di lavoro quasi insultandola. Si allontanava dalla casa dove riceveva vitto e alloggio e portava via taluni oggetti. Una condotta misteriosa poiché fino a quel momento, Karima era stata un modello di onestà e affidabilità.
Sara era una signora sensibile e generosa e le era affezionata. Aveva capito che qualcosa l’angosciava e invece di licenziarla, aveva cercato d’indagare sulle cause di quel cambiamento repentino.
Era riuscita a sapere che la ragazza rischiava di essere rimpatriata e per questo aveva anche cercato di togliersi la vita.
In Kosovo aveva diciotto anni quando le avevano bombardato la casa, ucciso i genitori e strappato l’adolescenza, offrendole la sola alternativa di una vita da profuga e di un ingresso clandestino in Italia. La storia della sua vita l’aveva successivamente raccontata a Sara piangendo. Aveva detto che nel suo paese la guerra aveva spazzato via tutti: non c’era più traccia di parenti o amici. Un paese che viveva di pastorizia e agricoltura. Lì aveva avuto una grande famiglia ed era fondamentale, nella cultura Kosovara, una forte rete di parentela.
“Signora, se non mi faranno restare in Italia, mi lascerò morire anche perché ho un cancro al seno.”
Adesso aveva dei nuovi amici e dei nuovi affetti. Gente che l’aveva aiutata e sostenuta, ma non poteva essere operata in Italia poiché era una extracomunitaria. Allora bisognava trovare una soluzione differente e cercare d’intervenire in ogni caso sul tumore.
Sara e Luigi avevano fatto l’impossibile per aiutare la povera Karima. Avevano istituito una specie di volontariato che aiutasse le donne clandestine che rischiavano di morire perché non avevano diritto all’assistenza sanitaria. I volontari avrebbero sorretto materialmente e moralmente queste sventurate e le avrebbero assistite nel terribile percorso della lotta contro il cancro.
La Kosovara era stata operata e le avevano asportato un seno.
Ogni tanto Karima ricordava: “Quando i Serbi cannoneggiarono la mia casa, io stavo stendendo la biancheria nel cortile. Mamma e papà sono morti sotto le macerie.”
Sara l’aveva aiutata a cacciare via tristezza e paura e l’aveva stimolata a ritrovare se stessa e la sua dignità di donna.
Bisognava anche trovare il sistema per farla restare in Italia e Luigi si era industriato per trattenerla nel Paese che l’aveva vista quasi morire e quindi rinascere.
“E’ qui in Italia che sente di dover iniziare la ricerca di sé,” aveva detto “un rientro in Kosovo significherebbe per lei un lutto senza redenzione. Un’espulsione sarebbe vissuta come un rifiuto che suggella un passato di emarginazione.”
C’era riuscito. Adesso la ragazza lavorava come infermiera presso una Croce Rossa e lentamente stava ricostruendo la propria esistenza.
Sandro ha visto da lontano Karima, le va incontro e l’abbraccia.
“Sei venuta anche tu! Grazie!”
“Tanti auguri! Tanti auguri da una ragazza che le sarà grata per tutta la vita!”
Ma intanto già un altro amico l’afferra per le spalle, lo fa girare ed esclama: “A proposito di esserti grato per la vita! Eccomi qua! Mi hai salvato dalla morte durante una partita di calcio.”
“Massimo! Come non ricordare!”
Qualche anno addietro stava facendo una partita di calcio. Vi erano molti giocatori. Fra tutti, il più giovane era proprio Massimo, che aveva fatto delle azioni nella porta avversaria e si era prodigato per portare a segno dei goal. Aveva corso come un matto per tutta la partita e verso la fine del secondo tempo, si era accasciato al suolo all’improvviso e come un peso morto.
La partita era stata naturalmente interrotta e tutti s’erano precipitati verso il giovane che non dava più segni di vita.
Luigi aveva cominciato a fargli la respirazione artificiale. Gli aveva aperto la bocca e vi aveva introdotto dentro la sua, soffiando ossigeno con quanta forza avesse nei polmoni.
Nel frattempo avevano chiamato l’ambulanza. I medici quando erano arrivati, avevano detto che lo aveva salvato per un pelo, perché il giovane aveva avuto un attacco di cuore e, se non fosse intervenuto subito con la respirazione artificiale, avrebbe rischiato di morire.
Massimo invece si era laureato e aveva fatto una tesi sulle indagini di mercato. Era divenuto un esperto in quel campo.
Adesso è lì davanti a Luigi e gli rinnova i suoi auguri. Gli porge un pacco dicendo che si tratta di un importante libro d’Economia di un autore straniero.
“Grazie Massimo! Che meraviglia!” fa il festeggiato “Sono proprio contento perché la lettura serale di questo testo mi eviterà ogni eventuale consumo di sonniferi. Ah ah ah ah. Scherzo naturalmente.”
S’avvicina un altro amico pure con un pacchetto tra le mani. Poi un altro e un altro ancora. Come se tutti si fossero dati il segnale per la consegna dei doni. E’ arrivato dunque il momento dei regali!
Tante persone fanno ressa attorno a Luigi che è sempre più emozionato e contento, ma continua a pensare ai suoi cinquant’anni vissuti e spesi all’insegna della solidarietà.


Gabriella Cuscinà

   
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