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 Una lettera d'amore
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Mercedes
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Inserito - 07/06/2003 :  22:32:15  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Mercedes Invia un Messaggio Privato a Mercedes

Camminava con passo svelto, doveva fare presto perchè il suo lavoro sarebbe iniziato di li a poco. Forse un'ora, non ne aveva di più per fare qualche acquisto per il Natale. Roma era addobbata di stupendi colori, quelli natalizi che facevano contrasto con l'azzurro del cielo dove vagavano piccoli nembi bianchi simili a soffice seta. Stretta nel corpino del soprabito di lana pesante, con sulle spalle la mantellina in tinta bordata di pelliccia, Matilde percorreva via Condotti. Piazza di Spagna si apriva alle sue spalle come la splendida corolla di un fiore. In cima alla scalinata il campanile della Chiesa di Santa Trinità dei Monti dominava la via che portava a largo Goldoni. Si strinse le mani nel manicotto ed ebbe un piccolo brivido di freddo. Le sarebbe piaciuto entrare nel caffè Greco, celebre ritrovo di artisti e letterati italiani e stranieri per bere una tazzina di quel caffè molto apprezzato da chi veniva a Roma. da tutte le parti del mondo. Ma non poteva. Stava risparmiando fino all'ultimo centesimo per fare i piccoli regali.... Tallentò e sbirciò dentro, il bar dall'aspetto ottocentesco di stile raffinato era pieno di gente. Passò oltre con un sospiro. Più in la, sul marciapiedi sinistro, vide una casa di mode. L'unica grande vetrina aveva un manichino indosso al quale faceva bella mostra un vestito che attirò la sua attenzione. Semplice, ma dal taglio perfetto, nero e setoso. Rimase incantata a guardarlo. Chinò il capo, a destra e poi a sinistra, poi di nuovo a destra. Era bello, la linea morbida ma diritta disegnava la figura.....Sospirò e riprese il cammino. I suoi piedi procedevano con passo deciso e nervoso. I tacchetti risuonavano sul terreno e quel suono ritmato fece voltare la testa a qualche passante. Uomo naturalmente. Gli sguardi di ammirazione la seguirono per un buon tratto. Giunta all'angolo di Largo Goldoni svoltò a sinistra verso Via Lata e in breve raggiunse il negozio di guanti che era poco oltre. Un modesto traffico di carrozze e persone si muovevano frettolosamente, era l'ora di apertura dei negozi, non avrebbe perso tempo. Entrò, e alla commessa dal volto ancora assonnato chiese un paio di guanti di velluto nero, lunghi fino al gomito. Si era confezionato un vestitino per la fine dell'anno e la proprietaria della sartoria dove lavorava aveva organizzato una piccola festa tra i suoi dipendenti. C'erano anche degli uomini...il ragionier Bertocchi, il capo reparto Luisiani, i fattorini, e forse qualche parente della signora. Ma era l'unica occasione che aveva di divertirsi insieme alle altre ragazze....così si era confezionata (a casa per non farsi vedere dalle altre) un vestitino di raso pesante color lavanda. QAuandousci dal negozio era soddisfatta, una spesa modesta e un paio di guanti molto carini, non fece quindi caso all'uomo che quasi correva e.....si scontrarono.No, non si urtarono, ma si scontrarono proprio. Il pacchetto le cadde di mano e avrebbe rischiato di cadere anche lei, se il giovane non l'avesse afferrata prontamente. Risentita per tantra goffaggine Matilde stava per profferire un epiteto non proprio gentile, quando fissò quel volto che distava dal suo pochi centimetri, e rimase interdetta. Due occhi neri, dolcissimi, stupiti, imploranti la fissarono. Non riuscì a dire nulla, rimase come inebetita. Si riscosse con uno scatto e prese dalle mani del giovane bruno il pacchetto che egli aveva raccolto. Ascoltò le scuse più balbettate che dette e con un cenno del capo riprese il cammino. Ma le rimasero impressi nella memoria quei due occhi neri e bellissimi. Giunse al lavoro ancora frastornata, non riusciva a capire perchè un incontro tanto banale la facessa ancora trasalire di sorpresa. No, si disse, non era sorpresa. Era emozione. Continuava a sentire nelle narici l'odore di lavanda dopobarba misto a tabacco, un profumo fresco e pulito. Continuava a vedere quegli occhi neri che la fissavano, continuava a sentire sulle spalle la forte presa di quelle mani robuste. Trascorse la giornata in un mutismo insolito, mentre le altre ragazze si muovevano nel laboratorio in un cicaleccio allegro. Rientrò a sera stanca, smontò dalla carrozza ed entrò nel portone con un senso di sollievo. L'aspettava una notte di sonno ristoratore e, forse, quel ricordo sarebbe sbiadito, per poi dissolversi all'alba.
- "Buonasera mamma - disse entrando - Come sta la nonna?" La nonna di Matilde era on loro da qualche giorno perchè aveva avuto un lieve
malore e Federica, la mamma aveva voluto tenerla con se per sincerarsi della sua salute.
-"Bene cara, sto bene " la voce tremolante di nonna Ida la raggiunse nel corridoio. Entrò nella sala da pranzo dove, sulla tavola apparecchiata era imbandita la cena. Federica entrò - "Ciao tesoro, vai a lavarti le mani e vieni a tavola, il babbo è già qui. Sai non vuole si idugi troppo." Il signor Pietro (come lo chiamava Carolina la servetta di casa) era molto severo. Si doveva andare a tavola tutti insieme e non più tardi delle ore 20,30
-"Si certo mamma, faccio in un attimo." Baciò sulle guance nonna Ida, la mamma e si allontanò per togliersi i guanti, il cappotto e poggiare la borsettina. Il fratellino Giovanni era già vicino alla tavola, compito si, ma con uno sguardo da demonietto!!!!
Chissà cosa stava facendo "occhi neri" ora? Occhi neri......l'unico nome che poteva dargli. Quella notte dormì un sonno agitato. Continuava a pensare nel dormiveglia a quel giovane. Eppure era avvezza all'ammirazione dei giovanottini che l'avvicinavano! E che bei ragazzi! Ma nessuno l'aveva mai così colpita. Forse era stato l'incontro con il suo destino. A metà notte si alzò e andò in cucina a bere un bicchiere d'acqua. Aveva il volto caldo e sudato. Verso l'alba si addormentò di un sonno profondo sicchè quando la mamma la chiamò balzò dal letto spaventata. Dio mio, era tardi. Si vestì in fretta e uscì quasi di corsa,infilandosi i guanti. Giunta sul portone si fermò un attimo. Si sentì chiamare dalla portiera, una donnetta rubiconda che gesticolando le porse una busta bianca.
-"Signorina Matilde, è per lei. E' venuto un giovane a portarla". Prese la busta, ma non c'era scritto il suo nome...l'aprì.
-"Perdonatemi se oso mia signora, ma il tempo è mio nemico, ma la necessità che ho di parlarvi non ammette indugi. Mi siete apparsa come un sogno e da questo sogno non so più uscire. Dovrò partire presto, ma vorrei prima di andar via, dirvi che non posso lasciarvi senza aver baciato la vostra manina. Senza avervi detto che sarò vostro schiavo per la vita. Per quel vostro sguardo, per quel vostro visino....Fabrizio" Durante la lettura di quell'insolita missiva era arrossita e sbiancata più volte. Dunque il suo non era un sogno. Fabrizio, occhi neri, era la sua realtà. Il cuore cominciò ad accelerare i battiti e a far capriole nel petto. Ansante si appoggiò al muro del palazzo. Dal marciapiedi difronte due occhi neri, luminosi e sorridenti, la fissavano. Raggiunse il laboratorio che era vicinissimo alla cosa dove aveva abitato per un breve periodo il Leopardi nel 1822. Camminava spedita come era solita fare, e intanto pensava alle voci ricorrenti, che dicevano che si stavano preparando eventi di guerra. Che la lettera fosse foriera di tale notizia? Magari velatamente "occhi neri" voleva dirle che parti va per seguire.....? Strinse con forsa la borsettina. Era un segreto pericoloso. Si sussurrava che il generale Garibaldi avesse formato un
esercito per sbarcare a Marsala e di li risalire tutto lo stivale per....fare l'Italia. E il Papa? Ebbe un moto nervoso di paura. Che "occhi neri" fosse un garibaldino? Arrivò al lavoro ancora immersa nei suoi pensieri, salutò distrattamente le amiche, poi lavorò senza mai alzare la testa. Ma nessuno capì quanto era preoccupata. Pensarono che era la giornata nera di Matilde perchè non era raro vederla cupa e taciturna. Era giovane, ma al contrario di altre ragazze non aveva il fidanzatino, e allora le amiche maligne dicevano "hai un brutto carattere, nessuno ti si accosterà mai" In quel momento la poverina a tutto pensava fuor che al fidanzatino. Ovvero, pensava a Fabrizio, (che poi non era il suo ragazzo, almeno non ancora) ma con preoccupazione. Perchè tanto mistero? La pausa pranzo la passò al tavolo da lavoro. Mangiò un panino che l'amica più cara le portò e continuò a lavorare fino alle cinque del pomeriggio, quando la capo lavorante dette il segnale della fine della giornata lavorativa. Il capodanno era vicino ma non sentiva più lo slancio per la festa, solo un pensiero l'assillava. Rispondere alla lettera o aspettare di vederlo? Avrebbe potuto lasciare in portineria la sua risposta, ma....la curiosità di parlare con il giovane era grande.
Uscì e si diresse verso la fermata del tram a cavalli. Si accorse di essere seguita. Ebbe un brivido di paura, poi pensò che era meglio così, forse avrebbe potuto parlare con lui e sciogliere i dubbi che aveva, per quanto la prudenza le imponesse un distacco netto con quel signore! Era quasi notte, l'inverno rendeva buie le strade di Roma, illuminate dai fiochi fanali a gas, e la gente si affrettava a rincasare spinta anche dal freddo che rendeva scivolose e ghiacce le strade. Passò il tram ed ella salì, fece il biglietto e si sedette vicino ad un donnone che le sorrise protettiva. Le capitava spesso di incontrarla e la cosa la rendeva sicura, un volto conosciuto nel buio della sera. Il silenzio era rotto dal rumore degli zoccoli dei cavalli. Dalle loro nari si sprigionava una nube di vapore e sul dorso il manto era traslucido di sudore. Desiderò il caldo e la quiete della sua casa, l'abbraccio di nonna Ida, la carezza del babbo, il bacio afettuoso della mamma. Si riscosse, era giunta. Si accinse a scendere, e come per magia lo vide materializzarsi dinanzi a lei. Le porgeva la mano sorridente per aiutarla a scendere. Ebbe un brivido, ma non poteva sostare sul predellino a lungo. Scese, e poi vide ancora due gendarmi papalini che si stavano dirigendo verso di loro, o almeno così le sembrò L'espressione del giovane si fece dura e tirata, e il volto era pallido come la cera. I gendarmi erano ormai a due passi quando, raccogliendo tutto il coraggio e lo spirito che aveva si attaccòal braccio del giovane dicendo con tono gaio:"La mamma ci farà la zuppa di pesce questa sera, e il bimbo lo troveremo già a letto. Sai il babbo vuole che tu faccia..." cicalando allegramente trascinò Fabrizio oltre i gendarmi. Questi ultimi di fermarono interdetti, poi salirono sulla carrozza e iniziarono la verifica dei documenti, mentre i due giovani attraversavano la strada. Una giovane coppia che rincasava dopo il lavoro. E non seppero mai (ma Matilde lo suppose) quale pericolo Fabrizio avesse corso. Le guardie papaline lo avrebbero fermato e lo avrebbero arrestato perchè privo dei documenti di ingresso a Roma. La legge era estremamente severa. Ma lei era stata pronta, esponendosi al pericolo, a reagire. Entrarono nel portone e la giovane si appoggiò ansante al muro.
-"Siete un folle - disse ansimando - non sapete che vi cercano?"
Incuriosito Fabrizio la fissò -"Perchè dite questo?"
-"Perchè voi siete un garibaldino!" esclamò Matilde.
-"Come fate a saperlo?" Fabrizio sgranò gli occhi. -"Come lo avete capito?"
-"Ma....non so, tutto in voi lo dice! Vi muovete con circospezione, in modo sospetto e..." Il giovane la prese tra le braccia e la strinse a se.
-"Allora vi importa di me! No, non tremate così, è vero, io devo raggiungere la Sicilia, e partirò a giorni ma.....voi siete il mio unico pensiero, e per voi tornerò. Ditemi - proruppe mentre la giovane si appoggiava a lui asante - ditemi che mi aspetterete."
-"Ho paura, voi andate a combattere?"
-"Si- rispose lui - devo raggiungere Garibaldi e Bixio, e dovrò farlo a tappe, e con ogni mezzo. La Sicilia è lontana."
-"Io tremo per voi. Come farete?"
-"A Napoli mi aspetta un amico, andremo insieme. Io - intanto le baciava le mani e il volto - vi scriverò, e tornerò da voi per non lasciarvi più"
-"Fabrizio, come potete essere un garibaldino? Come potete far parte dell'esercito di un....mercenario?"
-"Perchè l'Italia sia libera, perchè l'Italia sia una sola e unita, perchè Goffredo on sia morto invano! Matilde ditemi che mi amate e mi aspetterete!"
La giovane fu conquistata dall'entusiasmo di Fabrizio: "Si, vi aspetterò, sarò al vostro fianco per quell'Italia che voi sognate....Sarà anche la mia. "
-"Devo andare - proseguì il giovane, devo mettermi in cammino presto, all'alba. Ma tornerò. Vi giuro che tornerò." L'attirò ancora a se e la baciò. Fu un bacio tenero e delicato che lasciò Matilde scossa e tremante, ma felice. Poi il giovane uscì fuori dal portone e si dileguò con rapidità. Sarebbe tornato da lei? Chissà. Per Matilde cominciava l'attesa.

Mercedesmarconi

   
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