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 Vedi cara
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Paolo_Talanca
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Inserito - 13/01/2003 :  15:35:19  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Paolo_Talanca  Replica con Citazione Invia un Messaggio Privato a Paolo_Talanca
VEDI CARA
(Francesco Guccini)

Vedi cara,
è difficile spiegare,
è difficile parlare
dei fantasmi di una mente.

Vedi cara,
tutto quel che posso dire
è che cambio un po' ogni giorno,
è che sono differente.

Vedi cara,
certe volte sono in cielo
come un aquilone al vento
che poi a terra ricadrà.

Vedi cara,
è difficile spiegare,
è difficile capire
se non hai capito già...

Vedi cara,
certe crisi son soltanto
segno di qualcosa dentro
che sta urlando per uscire.

Vedi cara
certi giorni sono un anno,
certe frasi sono un niente
che non serve più sentire.

Vedi cara
le stagioni ed i sorrisi
son denari che van spesi
con dovuta proprietà.

Vedi cara
è difficile spiegare,
è difficile capire
se non hai capito già...

Non capisci
quando cerco in una sera
un mistero d' atmosfera
che è difficile afferrare.

Quando rido
senza muovere il mio viso,
quando piango senza un grido,
quando invece vorrei urlare.

Quando sogno
dietro a frasi di canzoni,
dietro a libri e ad aquiloni,
dietro a ciò che non sarà...

Vedi cara
è difficile spiegare,
è difficile capire
se non hai capito già...

Non rimpiango
tutto quello che mi hai dato
ché son io che l'ho creato
e potrei rifarlo ora.

Anche se
tutto il mio tempo con te
non dimentico perchè
questo tempo dura ancora.

Non cercare
in un viso la ragione,
in un nome la passione
che lontano ora mi fa.

Vedi cara
è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...

Tu sei molto,
anche se non sei abbastanza,
e non vedi la distanza
che è fra i miei pensieri e i tuoi.

Tu sei tutto,
ma quel tutto è ancora poco,
tu sei paga del tuo gioco
ed hai già quello che vuoi.

Io cerco ancora
e così non spaventarti
quando senti allontanarmi:
fugge il sogno, io resto qua!

Sii contenta
della parte che tu hai,
ti do quello che mi dai,
chi ha la colpa non si sa.

Cerca dentro
per capir quello che sento,
per sentir che ciò che cerco
non è il nuovo o libertà...

Vedi cara
è difficile a spiegare,
è difficile capire
se non hai capito già...

Canzone molto bella di Francesco Guccini.
Non mi stancherò mai di denominare questo tipo di componimenti “canzone alla Guccini”. Non perché sia il solo ad usare questo metro particolare di scrivere le canzoni ma perché – a parer mio – Guccini è un maestro nell’intrecciare il significato dell’uso di un verso di una certa lunghezza e scansione ritmica con il concetto da esprimere.
Il metro della canzone si avvicina vagamente alla cosiddetta Canzone Petrarchesca con ventidue strofe, senza ritornello come accade nello schema antico della ballata o in molte altre opere di cantautori italiani che seguono lo schema della “canzone all’italiana” alternando in vario modo strofa e ritornello. In Guccini il ritornello classico non esiste.
Le ventidue strofe hanno metro identico: formate da quattro versi con un quadrisillabo iniziale, importantissimo e tematico dell’intera strofa e tre ottonari esplicativi.

Tra tutte le canzoni di Guccini può sembrare che “Vedi cara” sia un testo più “leggero” rispetto ad altri che trattano di politica, morte, filosofia o citazioni letterarie. Guccini in effetti imposta l’opera con un vago taglio satirico, quasi scanzonato o guascone, aggiungendo però dei risvolti quasi “nascosti” che donano alla canzone fortissima autorità artistica. Come impostazione ricorda un’altr canzone, sempre dello stesso cantautore, che è “Quattro stracci”. E’ la fine, non proprio senza rancori, di una storia d’amore.

Come detto è importantissimo il rapporto tra il quadrisillabo iniziale e gli ottonari di una strofa ma è importante anche il rapporto tra i vari quadrisillabo iniziali:
al centro c’è l’incomunicabilità tra lui e questa donna. Questo perché ci si trova su dua piani di pensiero diversi, due modi diversi di intendere la vita, le cose ed il rapporto con esse. In efetti questo è spiegato in una strofa che Guccini ripropone perfettamente immutata per ben cinque volte all’interno della canzone:

Vedi cara
è difficile a spiegare,
è difficile capire
se non hai capito già.

Guccini si definisce un tipo “perso dietro le nuvole e la poesia” (“Quattro stracci”) e se la donna in questione non lo capisce senza parole, se non lo capisce semplicemente dallo sguardo, dal riso “senza muovere il mio viso”, dal pianto “senza un grido” diventa impossibile per lei capire e per lui spiegare quello che non è spiegabile a parole. E’ difficile parlare “dei fantasmi di una mente”, questo perché magari dietro una separazione,apparentemente senza motivo, si celano ragioni di semplice incompatibilità ed allora “certe crisi son soltanto segni di qualcosa dentro che sta urlando per uscire”, non sono solo piccole liti senza un motivo preciso e che magari rafforzano anche l’unione, non è sempre così.
Lei non riusciva, ad esempio, a star dietro o a comprendere i suoi sbalzi d’umore, il sognare ed il ricadere giù. In queste strofe Guccini compie un grande capolavoro di intuizione: leggendo ogni strofa di questa parte della canzone si ha la sensazione di non comprenderne il significato, si scopre che manca qualcosa di non detto, fino alla puntuale strofa che torna cinque volte e che dona le istruzioni per comprendere le strofe precedenti. Queste istruzioni sono che le nostre intuizioni di non aver compreso erano giuste perché non si potevano comprendere, proprio perché “è difficile spiegare” il vibrare dei “fantasmi di una mente”. Attraverso la scoperta di questa impossibilità l’incomprensione delle strofe precedenti diventa normale e “comprensibile”. Solo un grande genio come Guccini poteva rendere comprensibile un qualcosa che è incomprensibile di per sé, un’intuizione di qualcosa che ci pare indecifrabile.
Infondo i due si lasciano perché lei non ha capito le esigenze di lui, ma non le ha capite perché non le poteva capire, perché lei non poteva dargli quello che lui cercava, ecco la differenza con l’altra canzone “Quattro stracci” (di poco meno di trent’anni dopo):

“io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri, quei quattro stracci in cui hai buttato l' ieri
persa a cercar per sempre quello che non c'è...”

questa è la frase con la quale termina “Quattro stracci”; in “Vedi cara” la donna non è colpevole, con uno slancio di comprensione già il titolo vuole cercare di spiegare il motivo della rottura, è come se Guccini si apprestasse a cominciare un discorso per farle capire l’inevitabilità della situazione. Nella canzone più recente invece la donna è colpevole e piena di ipocrisia semplice; non so però quanto questo rapporto non sia casuale e fino a che punto possa rappresentare una evoluzione del pensiero gucciniano che tenda alla “misoginìa” (messa tra virgolette perché il termine stesso mi sembra incompatibile con la poetica gucciniana).

Dalla nona strofa in poi il rapporto comincia a mutare. Guccini cerca di spiegare, riesce a trovare esempi più convincenti. Elenca parti emblematiche del suo carattere per far capire alla donnala distanza che li separa: il sognare dietro frasi di canzoni (mi ricorda qualcuno che conosco ), una sera da passare in maniera “particolare” con l’atmosfera a creare solo con l’amore immancabile dei due amanti, comunque poi si torna alla impossibilità di spiegare e torna la strofa che rappresenta il motivo portante della canzone.

Dalla tredicesima strofa comincia un altro punto di vista della canzone: Guccini non rimpiange la donna perché lui lo aveva dipinto come egli stesso la voleva, ma la donna non potrà mai dargli quelle cose “son io che l’ho creato e potrei rifarlo ora”. Ecco però che il ricordo della persona che si credva di amare torna e “questo tempo dura ancora”: questo perché anche se non la si ama, una persona cara viene sempre a mancare. E’ ovvio che se si vuol bene ad una persona è triste il momento dell’addio ed il tempo di vita passato assieme torna alla mente, riaffiorando assieme ad una tristezza sincera per i tempi andati. Guccini cerca di discolparsi: la ragione della separazione non è da ricercare in un volto o in un nome. Non c’è un’altra, non c’è qualcosa di tangibile. La donna deve guardare dentro il proprio essere. Torna nella sedicesima strofa il motivo principale e lo fa proprio nel mezzo del concetto per far intendere quanto sia difficile non dare la colpa all’amante che ha lasciato l’altra. Guccini sta spiegandole i motivi ma, come se guardasse la sua donna e la trovasse non convinta delle spiegazioni che lui sta portando a sua difesa, rimette in mezzo la strofa che fa capire della difficoltà di spiegazione, per poi riprendere ad esporre il motivo della fine: “Tu sei molto […] tu sei tutto” ma “…io cerco ancora […] sii contenta[…] cerca dentro” di te la vera risposta e troverai le differenze che ci separano e che giustificano questo addio. “Chi ha la colpa non si sa”, alla fine Guccini si sente ancora in obbligo di scagionare la donna e lui stesso ed immancabilmente, ripete che è difficile spiegare quello che prova se la donna non ha gia capito, anche prima che lui parlasse.

E’ bellissimo, in ultima analisi, il fatto che questa canzone ed il suo massaggio si possa leggere anche leggendo solo i quadrisillabo iniziali di ogni strofa. Un vero genio.

So che si può vivere
non esistendo,
emersi da una quinta,
da un fondale,
da un fuori che non c'è se mai nessuno
l'ha veduto.

rege
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Inserito - 15/01/2003 :  00:26:09  Mostra Profilo  Visita la Homepage di rege  Replica con Citazione Invia un Messaggio Privato a rege
Molto amaro, ma in maniera così delicata che è impossibile non commuoversi.
E' amaro perché ci si accorge che è la realtà di qualsiasi rapporto fra persone.

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