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 14 Concerto di Gola
 Il giorno in cui l'allievo ...
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Roberto Mahlab
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Inserito - 19/08/2021 :  21:04:47  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Roberto Mahlab  Replica con Citazione Invia un Messaggio Privato a Roberto Mahlab
La mia vita proseguiva gioiosa e senza preoccupazioni, la mia segretaria mi gestiva l'azienda e la galassia, mentre io pulivo le scrivanie, svuotavo i cestini e andavo al mercato a comprare prelibatezze che durante la pausa pranzo cucinavamo con tale fantasia e buon gusto che avevamo raccolto oltre duecento ricette dei piatti preparati con l'idea di stampare un volume intitolato :"Le ricette dell'ufficio".

Quando dico "cucinavamo, preparavamo, avevamo raccolto", è un plurale che indica che la maggior parte delle volte era la mia segretaria a cucinare, preparare e avere raccolto. Certo con il tempo mi stavo facendo le ossa anche io come cuoco provetto e poco a poco la mia segretaria, pur con comprensibile preoccupazione, mi allentava le redini e mi permetteva di preparare personalmente un sempre maggior numero di pietanze. Meno una : i miei piatti preferiti, i risotti. I risotti sono la sua specialità e, mentre parlava con Pechino, mandava fax a Parigi e digitava mail per New York, li preparava con tale maestria e sapienza e buon gusto che era difficile trattenersi dal mangiare anche il piatto e non solo il riso.

Fu un venerdì che una idea malsana mi sconvolse la mente. L'avevo vista così tante volte preparare il risotto, che mi sentivo pronto anche io e quel week end feci prove su prove fino ad arrivare ad un risultato soddisfacente. E così il lunedì, mentre lei dava istruzioni alle compagnie di navigazione del globo su dove e come e quando spostare i containers, io mi sono avvicinato, mi sono schiarito la voce e le ho detto :"oggi ti preparo io il risotto".

Ho notato che il fiato le era rimasto in gola, ha messo in attesa il signor Wang a Hong Kong e ha chiesto ai brokers di sospendere le quotazioni delle materie prime alle borse merci e mi ha detto gelida :"ti devo informare che da oggi ho deciso di iniziare una dieta salutare a base di frutta, non mangeremo più le stesse cose, anche se io cucinerò per te per evitare che tu muoia di fame e che l'azienda sia costretta ad assumere uno svuotatore professionista di cestini con aggravio insostenibile di costi". Nei pochi secondi in cui aveva dovuto spostare la sua attenzione dal pianeta a me, la crisi del Medio Oriente si aggravò e diverse navi mercantili persero la rotta.

Il tempo al lavoro però ha la caratteristica di passare senza che ci si renda conto e la mia segretaria era impegnata in una telefonata lunghissima e così, era ormai mezzogiorno, decisi di giocare di anticipo e mi spostai nella bella cucina attigua all'ufficio.

Misi un poco d'olio extravergine di oliva a scaldarsi a fuoco basso in una wok, tolsi le parti bianche agli asparagi e li tagliai a pezzetti corti, li misi nella wok a rosolare per una decina di minuti fino a che non furono ben scottati. Aggiunsi tre pugni di riso arborio e versai un bicchierone d'acqua affinché tutto rimanesse bello umido. Poi feci bollire dell'acqua in un pentolino, ci misi a sciogliere mezzo dado vegetale e una bustina di zafferano e girai bene. Intanto il riso e gli asparagi avevano assorbito l'acqua e così ci versai sopra un bicchiere abbondante di vino rosso. Ogni volta che il liquido nella wok evaporava aggiungevo un mestolo di brodo dal pentolino. E anche una spruzzata di prezzemolo.

Dopo l'ultimo assorbimento, a circa venti minuti di cottura, ho spento il fuoco sotto la wok e ho aggiunto al riso una bella noce di burro e ho lasciato che si sciogliesse bene, in gergo di noi chef de cuisine si chiama mantecare, mi aveva spiegato una volta la mia segretaria. E poi ho portato la wok fumante in ufficio insieme a due piatti e a una scodella di parmigiano.

"A me no grazie", mi ha sibilato la mia segretaria senza sollevare gli occhi dallo schermo del computer fisso sulle quotazioni dei semi di lino alla borsa di Vancouver. Io ho sorriso con aria saputa e con tono convinto le ho detto :"guarda che è squisito, te ne metto un cucchiaio". E lei ha scosso il capo con severità. E io mi sono versato tutta la wok nel mio piatto, ci ho messo una spruzzata di parmigiano e ho assaggiato e mi sono sentito in paradiso. "E' memorabile, ti prego, solo un assaggio", la implorai. Ma lei fu irremovibile. E allora ho pronunciato le parole fatidiche :"vuoi dire che non saprai mai se so fare il risotto?".

Passò un istante carico di aspettativa, in realtà fu solo perché la mia segretaria aspettava una risposta da Wang a Hong Kong e poi lei ribadì :"no, ti ho detto che per un eone almeno io mangio solo frutta".

Divorai l'intero contenuto della wok e poi sospirai :"Io so fare il risotto". "E io non lo saprò mai", ribatté lei.

In tanti momenti della vita noi ci creiamo aspettative e situazioni che ragionevolmente non possono che raggiungere l'obiettivo prefissato, eppure succede sempre che il folletto dispettoso della galassia ci metta lo zampino travestendosi da imprevisto e ci mandi a monte tutto. E si rimane increduli, con tra le mani o nell'animo l'inutile prova del risultato raggiunto, prova di cui nessun altro nella galassia sarà conscio. Ed era capitato a me. Il giorno in cui l'allievo supera il maestro e il maestro non lo saprà mai.

La mia mente rimase sconvolta e io non riuscii più a balbettare per tutto il giorno altro che le parole :"Io so fare il risotto".

Arrivavano i documenti con Dhl e io rispondevo al fattorino che mi chiedeva di firmare per ricevuta :"Io so fare il risotto".

Rispondevo al telefono e dicevo a clienti e fornitori solamente :"Io so fare il risotto". Anche nelle mail scrivevo solamente :"Io so fare il risotto".

Da quel drammatico giorno e per tutta la mia esistenza non avrei fatto altro che ripetere sempre e solo quella frase, così come un personaggio dei film dei Guardiani della Galassia della Marvel non fa altro che ripetere solamente :"Io sono Groot", come risposta a qualsiasi questione dei colleghi supereroi.

Di positivo c'è che se la Marvel non si mette d'accordo con Groot per una nuova scrittura, magari chiamano me e tutto sarà bene quello che finirà bene. "Io so fare il risotto".

Roberto Mahlab


   
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