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 "L'istruzione è un investimento, non una spesa"
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Roberto Mahlab
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Inserito - 10/05/2020 :  23:31:20  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Roberto Mahlab Invia un Messaggio Privato a Roberto Mahlab
Avvincente la conferenza di lunedì al Palazzo Reale, organizzata con il solito grande successo dall’Associazione Italia Israele di Milano e dal titolo “Le sfide educative del XXI secolo a confronto tra Italia e Israele”.

Il professor David Meghnagi ha introdotto l’attualissimo argomento ricordando che si tratta di un tema cruciale a causa dell’accelerazione dei tempi, della frammentazione delle discipline e dello sforzo che è richiesto agli insegnanti di mettersi in gioco per rimediare alle fratture educative.

Gli interventi dei relatori israeliani e italiani sono stati solo apparentemente sequenziali, in realtà si è andato delineando un quadro comune che ha abbracciato la sfida decisiva della nostra epoca di passaggio verso il mondo del XXI secolo e di crescita non uniforme per ragioni storiche e sociali.

Dalit Strauber e Shalva Weill, responsabili di strutture e progetti nel sistema di istruzione di Israele, ne hanno disegnato struttura e obiettivi, sottolineando che il futuro dipende dalla qualità del sistema in una economia caratterizzata da start up e innovazione. Alle scuole superiori arrivano quasi tutti gli studenti e il 63 percento si iscrive all'università. Risultato notevole se si considera che Israele, con una media di 3 figli a famiglia, è una società frammentata tra secolari, religiosi, ortodossi, arabi. Ed ecco l’obiettivo di diminuire il gap tra le diverse provenienze, promuovere diffusamente le pari opportunità e i valori democratici e portare il paese nel ventunesimo secolo. Esistono delle necessità impellenti, le start up infatti hanno bisogno di un sempre maggior numero ingegneri che scarseggiano e I risultati vanno raggiunti partendo da una istruzione gratuita, con classi piccole, un insegnamento di supporto per superare i problemi di differenza economica tra le famiglie e premiare il merito. Per evitare che ci siano esclusi, si incentivano il volontariato nella comunità, il coinvolgimento civico, le attività doposcuola e la frequenza anche nei periodi di vacanze per i ragazzi le cui famiglie non possono permettersele, per esempio quelle immigrate recentemente dall’Etiopia. A tutto questo si aggiungono sistemi di pedagogia digitale, una infrastruttura nazionale di wi-fi, una formazione continua per gli insegnanti.

Il problema comune alle democrazie è l’integrazione, in Israele i diversi gruppi etnici richiedono la ricerca di una definizione di multiculturalismo che sia in grado sia di riconoscere le differenze sia di unire in valori comuni, una sintesi tra bene di gruppo singolo e bene collettivo che, come ammettono le relatrici, è più facile a dirsi che a farsi. Certamente la risposta non è l’assimilazione generalizzata ad una cultura dominante che ostacoli il contributo particolare di ogni cultura. E’ da ricordare che nel melting pot che è Israele ci sono tante fedi, una questione fondamentale è come integrare al meglio i cittadini di origine araba, mentre è da notare che la minoranza cristiana rappresenta in media il gruppo più istruito, precedendo anche la maggioranza ebraica. Tali sono le differenze di cultura e di classe sociale tra le diverse provenienze che compongono la società israeliana, che è necessario seguirle ad una ad una con soluzioni differenti.

L’impressione ascoltando le parole delle relatrici israeliane è che esistano delle parole chiave di sistema : l’obiettivo è di preparare le generazioni ad entrare da protagoniste nel ventunesimo secolo e l’idea cardine è che l’istruzione è un investimento e non una spesa.

Mentre gli interventi delle relatrici israeliane hanno diffuso una sensazione di entusiasmo per la sfida epocale, quelli dei relatori italiani mi sono apparsi meditativi e a volte sconsolati. Milena Santerini ha parlato di uguaglianza di opportunità, ha riferito dei danni della cosiddetta cultura del web e ha riconosciuto come sia difficile trovare la strada per ridurre i fallimenti scolastici e per integrare i ragazzi delle famiglie immigrate, ma ha suggerito che la soluzione sia semplicemente l’amore, la ricerca individuale per incoraggiare gli studenti, pena la messa a rischio della coesione sociale.

Umberto Margiotta ha sottolineato come sia necessario fare emergere i talenti, una elite della conoscenza, che minimizzi i danni della cattiva informazione dei social e trascini al rinnovo una università vecchia. E anche Raffaello Levi ha raccontato dei mille rivoli in cui ci si perde l’università italiana.

Lorenzo De Rita ha divertito e appassionato con bellissime immagini che hanno raccontato le origini dei termini scuola e studio e ha insistito che a scuola si deve tornare ad andare per passione e non per obbligo, proprio come l’istruzione era concepita nelle grandi civilizzazioni del passato.

Ed è toccato infine a David Meghnagi proporre un ponte tra l’esperienza israeliana proiettata verso il futuro e quella italiana in cerca di una strada per sfuggire alla stasi , ha ripreso la proposta iniziale del mettersi in gioco da parte degli insegnanti ed ha raccontato una sua esperienza con studenti che si applicavano con entusiasmo e successo.

La mia impressione alla fine degli interventi è stata di aver ascoltato due mondi, quello di Israele in cui l’istruzione è un obiettivo di sistema e quello italiano in cui è una serie di straordinarie iniziative individuali che sopperiscono alla mancanza di un sistema. Certo i due paesi, Israele e Italia, provengono da situazioni storiche completamente diverse, la composizione stessa delle società è diversa all’origine, ma in un mondo globalizzato anche l’Italia si ritrova a dover affrontare l’imprevisto.

Quando la straordinaria conferenza è terminata, mi sono chiesto se l’evento fosse l’avvio di una collaborazione tra le due realtà e se ci fossero già state o se ci sarebbero state delle conseguenze. E ho posto la domanda a Mimi Navarro, ideatrice insieme a David Meghnagi e organizzatrice dell’evento. Mi ha spiegato che le iniziative sono già in corso, tra il pubblico c’erano diversi esponenti del mondo dell’istruzione italiano interessati a proposte e progetti e si pensa ad una seconda conferenza che continuerà a sviluppare gli argomenti di così importante attualità. L'Associazione Italia Israele di Milano ha già al suo attivo gli eventi organizzati nelle scuole di Milano con la partecipazione di Angelica Calò Livne, ispiratrice e protagonista in Israele dei progetti di integrazione.

E’ un momento storico in cui fioriscono gli eventi che si pongono interrogativi e propongono soluzioni per il passaggio nel mondo nuovo sorto dopo la grande recessione iniziata nel 2008. Come in tutti i momenti storici le discipline più diverse si evolvono parallele, indipendentemente le une dalle altre. L’altra sera lo psicoanalista Massimo Recalcati, al Memoriale della Shoà di Milano, ha parlato delle origini psicoanalitiche del razzismo. Due scienziati italiani che hanno collaborato al progetto della rilevazione delle onde gravitazionali ieri sera al Planetario di Milano hanno ricordato che tutti gli esseri umani del pianeta sono composti dagli stessi elementi chimici giunti sulla Terra dalle stelle dell’universo che ci circonda e che cerchiamo di capire e di considerare reale esattamente come è reale la nostra vita sul nostro pianeta. Il grande divulgatore e astrofisico Michio Kaku ci avverte che siamo in un momento cruciale, abbiamo il cinquanta percento di probabilità di avviarci verso un futuro straordinario, ma anche un cinquanta percento di probabilità di essere dirottati da chi ci vuole riportare a rivivere tempi che abbiamo già vissuto e superato.

E tocca a ciascuno di noi partecipare a questo gigantesco sforzo e per questo le parole :”l’istruzione è un investimento e non una spesa”, hanno una importanza fondamentale.

Roberto Mahlab - Concerto News System


   
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