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 Il Professore - I parte -
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lori
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Inserito - 25/03/2003 :  22:50:20  Mostra Profilo  Visita la Homepage di lori Invia un Messaggio Privato a lori
Come ogni mattina, Otto guidava il professor Andreini verso la scuola. L’anziano insegnante lo seguiva fiducioso, rispondendo sorridente ai saluti che gli rivolgevano i negozianti del paese. Tutti lo conoscevano, per molti era stato il loro insegnante e spesso anche quello dei loro figli.
Il breve tragitto che lo separava dalla scuola, era scolpito nella sua mente. Erano passati molti anni da quando poteva vederlo, c’erano stati dei cambiamenti, ma aveva fatto il modo di farseli raccontare, ed ogni mattina, ad occhi chiusi “vedeva” la strada.
C’erano un paio di incroci da superare, ma lui si fidava di Otto. Traversava la strada e c’era il negozio del fotografo, l’unico ancora chiuso. Poi la pasticceria da dove veniva un odorino invitante di crema fresca e caffè. Lo spiffero di aria gli diceva che era sull’incrocio, l’unico punto del tragitto che non era racchiuso nella nicchia delle vecchie case del centro. “Anche stamani mattiniero, professore!” era il fruttivendolo che lo salutava, sbattendo le cassette di legno sui pianali di ferro.
Il caldo, fragrante mattutino aroma di pane gli diceva che era vicino al forno. Ora che c’era solo il colore dei ricordi, odori e rumori penetravano in lui indelebilmente come una macchia d’inchiostro su di un foglio. Riconosceva la voce di tutti i suoi ragazzi, anche a distanza di anni.
All’edicola gli facevano trovare pronti i quotidiani, e il professore aveva già gli spiccioli in tasca. Ora doveva svoltare a sinistra, intorno all’originale costruzione del “48”. Sembrava gettata a caso in mezzo alla strada, due vie si aprivano a ventaglio, con la piccola costruzione nel mezzo. Se la ricordava bene, era un edificio dei primi del secolo, lo aveva visto prima di diventare cieco.
Il vocio dei ragazzi, era arrivato a scuola. Sganciò il guinzaglio ad Otto, che, fedele soldato, fece dietrofront. Sarebbe tornato a prenderlo all’uscita. Arrivava tra i primi a scuola , i capelli bianchi e folti in piedi sulla testa, l’abbigliamento trasandato dove ogni tanto fiorivano innocenti e inopportune macchie. Non portava il bastone bianco e nemmeno gli occhiali scuri. Teneva le palpebre semichiuse, come un bambino l’attimo prima di addormentarsi.
Entrò in classe. Ci voleva sempre un po’ di tempo prima di riuscire a stabilire l’ordine.
Sapeva i classici a memoria, ma un giorno a settimana era dedicato alla lettura dei quotidiani.
Distribuì i giornali, uno diverso per ogni fila di banchi. Voleva che si confrontassero le notizie e che i ragazzi familiarizzassero con la loro lettura .
Fece iniziare Stefania, aveva una bella voce, chiara e decisa con le giuste intonazioni e al professore piaceva sentirla leggere.
Iniziavano con i titoli, per poi scegliere l’articolo da approfondire. Una pagina sul processo ai 50 brigatisti appena iniziato; Andreotti vara il IV governo monocolore, ci sarà l’appoggio dei comunisti? Una scorsa alla cronaca locale e Stefania improvvisamente tace. I suoi occhi e la sua voce si fermano su un piccolo trafiletto “Anziano professore denunciato da una madre per negligenza”. Afferra subito che quel professore è il suo professore, che quella madre è la madre di Petrelli, il suo compagno di classe.
Nell’aula cominciarono i mormorii incontrollati e l’udito sensibilissimo del professore captò cosa stava succedendo. Alcuni giorni prima era stato chiamato dal preside che con durezza aveva sbattuto una lettera sulla scrivania .
- Che diavolo succede nella sua classe? Le sembra possibile che un insegnante con la sua esperienza non riesca con un po’ di disciplina a controllare un paio di scalmanati!!!.-
Il professor Andreini con la calma che sempre lo accompagnava, rispose
- La mia esperienza mi insegna che è meglio preferire la carota alla frusta.
- La carota!!! altro che la carota!! le hanno mangiato la mano e tutta questa storia rischia di far mangiare anche la mia di mano e forse anche il braccio!!

Il preside finalmente spiegò che aveva ricevuto una lettera molto dura dalla madre del suo alunno di seconda Petrelli. La signora faceva delle precise accuse nei confronti dell’insegnante di lettere di suo figlio non solo di non rispettare il programma ministeriale, ma soprattutto lo accusavo di negligenza in fatto di vigilanza durante le lezioni. Non menzionava la sua menomazione ma affermava che in classe si copiava durante i compiti, le interrogazioni si facevano a libro aperto e l’insegnante non era capace di mantenere la disciplina.
- Professore, lei sa perfettamente chi è il signor Petrelli – continuò con fare paternalistico il preside che sembrava aver ritrovato la calma sedendosi dietro la scrivania. –Lei sa meglio di me, visto che vive qui, che è il presidente della Cassa Rurale. Saprà anche che ha promesso un generoso contributo alla mia scuola, alla nostra scuola!- La voce baritonale del preside si alzava in un sonoro crescendo. –Questo ci permetterebbe di diventare una scuola di avanguardia nella provincia. Ed io, i suoi colleghi, gli allievi, dovremmo rinunciare a questo per le sue picche con la signora Petrelli??

Non gli aveva fatto aprire bocca, per la verità il professore non aveva nemmeno avuto voglia di giustificarsi.
Batté la pipa sulla gamba della scrivania e, al rumore, si riscosse invitando Stefania a continuare la lettura.

   
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