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 Quanto costa una Sugus?
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Roberto Mahlab
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Inserito - 08/03/2009 :  20:49:35  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Roberto Mahlab Invia un Messaggio Privato a Roberto Mahlab

Apparentemente esiste un momento preciso in cui le cose accadono, non un attimo prima e non un attimo dopo. In seguito ci ricorderemo di quel momento come un confine, ci ricorderemo la vita precedente e ricostruiremo più e più volte il corso degli eventi che ci hanno portato a superare quel confine, come potessimo in qualche modo riportare l’orologio indietro, certo sarebbe comodo, poter tornare indietro per non vivere l’esperienza, pur essendo consapevoli di averla vissuta.

I fotogrammi della sequenza mi sono chiari, il preciso momento in cui mi si è cariato un dente mentre mangiavo una caramella svizzera Sugus, una delle mie marche preferite, di cui mia sorella mi ha comprato un sacchetto nel corso di una gita nella vicina confederazione elvetica.
La vicenda si è messa in moto inarrestabile quando, la settimana prima, avevo espresso una insolita e inspiegabile nostalgia per quelle caramelle, se non l'avessi fatto, mia sorella non me le avrebbe portate e non mi si sarebbe cariato il dente e non sarebbe successo tutto quello che poi è successo.

Quella singola caramella all’ananas, la colpevole. Eppure, se dovessi citarla in giudizio, l’avvocato della difesa riuscirebbe a farla assolvere e avverrebbe l’assurdo e cioè che io, la vittima, sarei condannato.

“Quante caramelle conteneva il sacchetto?”, mi stringerebbe all’angolo il legale della caramella.
“Venti mi pare”, risponderei sereno senza comprendere la trappola in cui mi stava cacciando.
“E' questo il sacchetto che conteneva la caramella che lei accusa di averle provocato la carie?”, direbbe sollevandolo in aria, ben visibile al giudice, alla giuria e al pubblico.
“Sì, è proprio quello”, ma dove vuole arrivare con quella domanda?
“E dove sono le altre diciannove caramelle?”, il suo sguardo indagatore pare volere squartare il mio animo.
“Le ho mangiate”, buona risposta, mi rassicuro.
“Le ha mangiate prima di aver mangiato la caramella mia cliente?”, il tono dell'avvocato si è fatto mellifluo.
“Si’”, deglutisco nervosamente.
“E quanto prima?”
“Negli attimi immediatamente precedenti, ho iniziato con la prima e ho proseguito senza sosta e danno alcuno fino alla ventesima… lei!”, avrei puntato il dito contro la sugus all’ananas, con tono indignato.

“Signor giudice, signori della giuria”, l’avvocato della Sugus si riavvolge con gesto teatrale sulle spalle la toga, “le altre diciannove Sugus sono state masticate una dopo l’altra e una dopo l’altra hanno scavato fino a che l’ultima caramella, la mia cliente, si è ritrovata costretta a dare il colpo di grazia al dente ormai scavato!”

Un fremito percorre il pubblico in aula, il giudice è costretto a richiedere il silenzio battendo il martelletto sul legno dello scranno, “silenzio o faccio sgombrare l’aula”.
E poi conclude con comprensione :”continui avvocato, la prego”.
“Credo di aver dimostrato", l'avvocato procede con piglio sicuro, sta assaporando la vittoria, "al di là di ogni ragionevole dubbio che la carie è stata provocata non dalla mia cliente Sugus all’ananas, ma dall’irresponsabilità del cariato, di fatto ha costretto la mia cliente a diventare l’arma del suicidio finale della corona del suo dente!”.

Nel 1958 lo scrittore americano Robert Travor scrisse il romanzo “Anatomia di un omicidio”, da cui Otto Preminger trasse nel 1959 un film che sbancò i botteghini, con l’interpretazione di James Stewart nel ruolo dell’avvocato che riuscì a dimostrare come la vittima di un omicidio fosse in realtà il colpevole e fece assolvere l’autore dell’assassinio, convincendo la corte che l'omicida non avrebbe potuto comportarsi diversamente. Un libro e un film tratti da una vicenda reale avvenuta nel 1952 in un processo negli Stati Uniti.

E così la storia si è ripetuta ai giorni nostri e la Sugus, assassina del mio dente, fu assolta e io, la vittima, fui condannato dal giudice ad andare dal dentista, una caramella che costava pochi centesimi di euro rischiava di costarmi assai, assai, di più.

Non avvenne nulla di drammatico, dopo avermi costretto ad aprire la bocca con l'aiuto di un assistente e quattro pinze, il dentista, tutto contento, mi ha detto che non c'era bisogno neppure di una otturazione, vista la piccola entità della carie e mi ha messo una semplice copertura che, secondo la sua quarantennale esperienza di bravissimo medico, avrebbe dovuto reggere per i secoli a venire. Sono uscito dallo studio medico saltellando dalla gioia per lo scampato pericolo, due ore dopo la copertura è caduta, in due ore è accaduto quanto sarebbe dovuto accadere in dieci secoli, la probabilità stessa dell'evento era trascurabile. E ho ritelefonato al dentista che mi ha detto che allora la settimana successiva l'avrei dovuta passare nel suo studio per una otturazione seria e completa, compresa di corona in ceramica e oro.

Mentre ero seduto sull'autobus che mi conduceva al nuovo appuntamento, la mia memoria viaggiò all'indietro per riscoprire che la rocambolesca vicenda della mia carie aveva radici più lontane nel tempo, più lontane addirittura di quel sacchetto che mia sorella mi aveva regalato.

Se esistesse il corso di laurea sulla "Storia del dolciumi dalla fondazione della galassia ai giorni nostri", mi iscriverei e prenderei probabilmente 30 e lode in tutti gli esami.
Le Sugus sono un prodotto originale svizzero o, per meglio dire, originario svizzero : le polemiche non si sono ancora sopite a seguito della svendita dei marchi tradizionali elvetici a proprietà straniere.

Le Sugus sono il mito di ogni milanese sciatore, anche se di lontane origini mesopotamiche come sono io, non c'era volta in cui miei mi portassero in montagna da bambino e non si facesse la necessaria sosta in un negozio di dolciumi per comprare come minimo un sacchettone delle deliziose caramelle. Negli anni successivi non fui soddisfatto del gusto che mi sembrava fosse mutato, alcune confezioni infatti presentavano le caramelle con un contenuto un poco oleoso, a differenza della perfezione precedente. In effetti la proprietà della Suchard di Neuchatel aveva venduto il marchio e questo mi fece ritenere che probabilmente i nuovi proprietari non svizzeri, all'inizio, non seppero riprodurre la ricetta originale.

Il sacchetto che invece ho divorato, quello che mi ha trovato mia sorella e che apparentemente è stato la causa diretta della carie, conteneva le caramelle al gusto originale, segno che la ricetta è stata correttamente ripresa. La fabbrica, probabilmente una delle fabbriche, dell'attuale proprietario, la multinazionale americana Wrigley, si trova a Barcellona, infatti il pacchetto vuoto che ho per le mani e per i denti riporta come origine la città spagnola.

Nel libro "L'ombra del vento" dello spagnolo Ruiz Zafon, appare che le Sugus siano un prodotto spagnolo, il che non è storicamente vero, anzi, è un falso storico che ha scatenato le contestazioni indignate nella cerchia dei divoratori professionali di dolciumi, per fare un esempio, sarebbe come dire che, visto che certo esiste una fabbrica di spaghetti nel Mozambico, gli spaghetti siano un prodotto del Mozambico. E' evidente che una affermazione del genere provocherebbe la convocazione dell'assemblea generale delle nazioni unite (che, come d'uso, condannerebbe Israele, anche senza collegamento alla questione). Dunque le Sugus sono uno dei mitici prodotti svizzeri, inventate dalla Suchard di Neuchatel, si può discutere su tutto, sul surriscaldamento globale, su Gaza, sul campionato di calcio, ma non è umanamente possibile discutere sull'origine delle Sugus, l'appropriazione per qualsivoglia obiettivo o campagna pubblicitaria dell'origine svizzera delle Sugus è paragonabile al disconoscimento del diritto legittimo dell'esistenza della galassia, le Sugus non sono proprietà spagnola, ma svizzera.

Tra dieci anni forse, tra cinquanta certamente, il mondo riconoscerà la rinascita delle Sugus nel cantone di Neuchatel, così affermerei in una affollata conferenza di collezionisti che a Basilea sancirà la nascita del movimento Sugusista, un'ideale che sconvolgerà le certezze del pianeta nel prossimo futuro.

Attualmente sto studiando approfonditamente le barrette di cioccolato "Ragusa", a mio avviso una delizia paragonabile ad una sinfonia di Mozart, senza voler esagerare.

Conto di dare l'esame a breve e mantenere la media del trenta e lode.

Sono rimasto sotto il trapano tre ore, con tre anestesie, il dentista mi ha fatto i complimenti, immagino scherzosi, perchè non emettevo un suono, "devi avere un santo in Paradiso", esclamò invece seriamente ad un certo punto non sapendo quanto avesse ragione, la corona in ceramica e oro si innestò attorno al dente senza alcuna difficoltà.

Una Sugus, quella singola Sugus, del valore di pochi centesimi, mi costò infine cinquemila volte tanto. Un costo che in verità dovrei dividere tra le migliaia di Sugus che ho mangiato da quando i miei genitori me le fecero conoscere da bambino, dunque un costo che definirei equo. Senza contare che con la quotazione dell'oro attuale a circa mille dollari l'oncia, se fossi quotato personalmente in borsa per la nuova corona, supererei il valore attuale delle General Motors.

Un investimento, ecco che cosa è stata quella carie.

Roberto Mahlab

(La Sugus nell'immagine appartiene alla collezione privata dell'autore)


   
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