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 4 Favole e Racconti / Tales - Galleria artistica
 La candela sulla pietra
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Roberto Mahlab
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Inserito - 15/02/2004 :  16:42:16  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Roberto Mahlab Invia un Messaggio Privato a Roberto Mahlab
Candle on the stone

"Tanti auguri a Chiara....", Pietro e Ruth applaudirono e sorrisero agli sforzi della bambina nel soffiare sulle candeline della torta del suo sesto compleanno, "soffia forte amore!", la incoraggiò la madre, la fiamma dell'ultima candela oscillava solamente e pareva anzi rinvigorirsi al debole spossato sospiro che usciva dalla bocca socchiusa della intimidita Chiara.
La sala era arredata con gusto, i mobili in legno di pero e le pareti dipinte in carta da zucchero con sapienti tocchi a buccia d'arancia, la finestra dava sul parco del palazzo, una casa a Roma prima sognata e poi cercata con cura dalla giovane coppia, ogni camera mostrava il calore che i loro cuori emanavano e che avvolgeva la loro tanto desiderata e adorata figlia.

La festa li distoglieva dalle drammatiche immagini che provenivano dallo schermo della televisione accesa, era domenica sera, 28 settembre del 2008, e un giornalista stava trasmettendo un servizio con una carcassa fiammeggiante alle spalle... "... l'esplosione ha distrutto il mezzo, le vittime sono numerose, i vigili del fuoco sono disturbati nella loro opera di spegnimento da un leggero vento che ha sparso l'incendio agli edifici vicini..."

"Brava!", un soffio deciso della bambina aveva infine spento le sei candeline e Chiara era eccitata e tutta rossa in viso, gli occhi increduli, quando i genitori le porsero i tanti pacchetti colorati che contenevano i regali.

"... una rivendicazione da parte del gruppo dei seguaci del califfo è già giunta alle redazioni dei giornali, è l'ultimo di una serie infinita di attentati che hanno insanguinato il medio oriente e poi l'Europa negli ultimi mesi, da quando il califfo ha sconvolto la geografia del Mediterraneo e dell'Asia centrale abbattendo i regimi e i governi precedenti e proclamando una nuova era..."

Pietro si era avvicinato alla televisione e ascoltava, i suoi occhi si posarono sulle due donne della sua famiglia, che amava teneramente e aveva giurato di proteggere fino all'impossibile, avrebbe voluto che fosse per sempre così, vederle eternamente liete come in quell'istante. Ruth e Chiara si accorsero dello sguardo pensoso dell'uomo e si voltarono verso di lui, una striscia di fumo dalle candele appena spente e una striscia di fumo dagli edifici ripresi dalle telecamere del telegiornale.

L'aereoporto di Monaco di Baviera era inacessibile, circondato da cordoni di militari in assetto di combattimento, sull'unica pista non bloccata da un carro armato era in corso la manovra di atterraggio di un aereo di linea che aveva sulle ali l'insegna del califfo. L'apparecchio si arrestò accanto ad un autobus nero e dopo pochi istanti dalla scaletta scese un nutrito gruppo di dignitari in divisa e in abiti civili che salirono sul mezzo che li aveva attesi.

"Guarda che ho fatto a scuola, papà", Pietro si inchinò verso la bambina per prendere dalle sue mani un foglio colorato. Anche se di foggia ancora infantile, il disegno gli confermava l'innata capacità artistica di sua figlia, "è una candela su una pietra, intorno c'è il sangue del mondo, la fiamma corre verso il cielo, forse però la cera si scioglierà prima che ci arrivi", gli spiegava Chiara.

La mente dell'uomo fu distolta da un ricordo, una mostra di pittura di scampati ai campi di sterminio nazisti, sculture e disegni di oggetti alti che tendevano verso il cielo, d'argento o azzurro, la tensione diretta a raggiungere un luogo diverso, elevato, sicuro, era una caratteristica della sofferenza dell'animo, di una gentilezza interiore che sopravviveva nell'oscurità degli avvenimenti. Il padre di Ruth un giorno gli aveva mostrato un libro e gli aveva recitato un verso :"Si levarono in piedi tra mucchi di cenere, una pietra infuocata nei loro cuori, come piangere una città intera la cui gente è morta e i cui morti sono vivi nei loro cuori?". Pietro si accorse del guizzo negli occhi della figlia, così simile a quello degli occhi del nonno.

L'incontro tra la commissione della comunità europea e il califfo avrebbe avuto inizio il giorno successivo, lunedì 29 settembre, era stato preparato in fretta, appena giunta la richiesta da Rawalpindi in Pakistan, capitale provvisoria del califfato il cui potere era ancora instabile, l'ascesa era stata rapida ma la tenaglia non era riuscita a far tacere la dissidenza presente in tutti i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa travolti dalla rivoluzione lungamente pianificata. I consiglieri del califfo puntavano su una vittoria propagandistica di portata tale che il nuovo regime sarebbe stato considerato invincibile dalle popolazioni e la resistenza interna non avrebbe piu' potuto contare su alcun seguito.

Il generale Pietro Fregosi era uno dei più autorevoli studiosi di Storia contemporanea europei e non aveva smesso di tenere le sue seguitissime lezioni nelle maggiori università neppure dopo la nomina a capo di stato maggiore della difesa dell'unione europea.
La sua voce era ascoltata nei circoli liberaldemocratici del continente e centinaia di studenti avevano assistito alla celebre relazione sugli avvenimenti di sette decenni prima :"Il 29 settembre 1938 i francesi e gli inglesi persero la possibilità di modificare il corso della Storia, a Monaco cedettero alle provocatorie richieste di Hitler e gli regalarono la brutale annessione della Cecoslovacchia in cambio di una illusoria garanzia di pace. Ma non ottennero la pace, Hitler aveva bisogno di quel successo propagandistico per confermarsi invincibile condottiero presso il popolo tedesco e le implorazioni segrete di alcuni generali della Wermacht alle potenze occidentali non furono ascoltate dai primi ministri Chamberlain e Daladier. Se gli occidentali avessero reagito con un deciso 'no' al dittatore, i congiurati erano pronti a passare all'azione e il loro putsch aveva molte speranze di riuscita. La resa degli anglofrancesi a Hitler segnò il loro destino, il regime scoprì i generali e li uccise".

Roberto Mahlab
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Inserito - 15/02/2004 :  16:46:33  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Roberto Mahlab Invia un Messaggio Privato a Roberto Mahlab
Il primo fuoco comparve in cima alla rocca di Masada, sulla quale nell'anno 73 i difensori ebrei commisero suicidio di massa per non arrendersi ai Romani. Alle otto della sera del 28 settembre un gruppo di ragazzi e ragazze accese lo stoppino di una enorme candela, la fiamma illuminò la buia notte del deserto. A Gerusalemme, sulla spianata del Muro del Pianto, un enorme cumulo di cera prese fuoco alle nove e di seguito ogni mezz'ora nelle piazze centrali delle città di Israele straziate dal terrorismo degli ultimi mesi.

Il giovane nuovo primo ministro del piccolo paese sul Mediterraneo osservava angosciato, come tutto il suo popolo, il susseguirsi delle notizie da oltre i confini, decine di divisioni delle truppe del califfo posizionate per la battaglia, dall'ovest egiziano, al nord libanese, all'est palestinese, missili uscirono dagli hangar e aerei iniziarono le manovre di rullaggio sulle piste.
In tutta Israele risuonarono le sirene di esercitazione di allarme aereo.
Era un triste ultimo giorno dell'anno ebraico 5768, secondo il calendario lunare l'indomani, 29 settembre, al tramonto del sole il mondo sarebbe entrato nel 5769, in tutte le case ebraiche sarebbe dovuta essere una sera di grandi cene di festa.
La riunione del governo era appena terminata in una atmosfera di depressione, il ministro degli esteri stava per partire per l'Europa, per Monaco di Baviera, nel disperato tentativo di convincere l'unione europea a non piegarsi al diktat del califfato.

Era una buia notte anche nelle montagne della Persia, un generale dal volto magro e scavato parlava al telefono con Roma, all'altro capo la voce del capo di stato maggiore dell'unione europea, generale Pietro Fregosi. "Crede di riuscire a convincere i suoi capi politici? vi chiederanno qualche cosa di spaventoso, se non cedete il califfo perderà la faccia e le truppe a noi fedeli potranno deporlo, siete in tempo!"
Il generale italiano sentì una morsa di paura attanagliargli lo stomaco e faticò a rispondere :"domani all'alba parto per Monaco".

Nell'antico ghetto di Roma un camion scaricò una grossa pietra e decine di persone vi accumularono una montagna di cera, un uomo con la kippà in testa si avvicinò, recitò una benedizione e con un fiammifero accese lo stoppino.
Nella piazza del ghetto di Venezia e nel centro di Cremona, altri ammassi di cera presero fuoco, a memoria dell'anno 1553 in cui nelle stesse piazze sparirono tra le fiamme i rotoli dei sacri libri ebraici.

Nelle isole di Salamina e di Cipro, sulle scogliere di Salonicco, uomini e donne levarono fuochi di candele a ricordo dell'anno 115, quando il sangue degli ebrei arrossò le acque del mare, quando ai discepoli veniva insegnato che anche se la Torah fosse stata bruciata, essi avrebbero dovuto ugualmente abbracciare e predicare pace e giustizia, in memoria di essa.

A Rouen in Normandia e a Mainz sul Reno, a Bonn, Colonia, Wolkenburg, Blois, Wuerzburg, Speyer, Aschaffenburg, migliaia di ebrei morirono massacrati nel 1146 invocando il nome del Signore e anche per essi dalla cera quella notte in quegli stessi luoghi si levarono fiammelle.

I notiziari della notte riportavano il discorso del califfo ai giornalisti, appena sbarcato a Monaco :"... noi abbiamo il petrolio e anche le armi atomiche, una nuova era potrà nascere dall'alleanza tra il califfato e le genti d'Europa, che vi importa di quella striscia di terra? non li avete voluti voi nel passato, non li vogliamo noi oggi..."

Durante tutta la notte si susseguirono manifestazioni di centinaia di migliaia di persone che gridavano :"pace". La polizia in assetto antisommossa si schierò tra i manifestanti e le decine di persone che accudivano i fuochi delle grandi candele.

A York, Norwich, Stamford, Bury St Edmunds, Lincoln, Lynn, Londra centinaia di persone, cattolici, musulmani ed ebrei, accesero candele sulle pietre e mormorarono :"Memoria". Il ferro e fuoco alle comunità nel 1190.

A Francoforte, Kitzingen, Ortenburg, Pforzheim, Coblenza, Sinzig, Armstadt e infine a Monaco cere presero fuoco, a volte a fianco di altri fuochi, delle donne della notte, quelli che le squadre degli skinhead chiamavano sprezzantemente "fuochi ebraici".

Al mattino vetri si infransero a Cracovia, a Rockenhausen, a Dusseldorf e Muenster, a Bernkastel sulla Mosella e a Weissemburg in Alsazia, :"portate sempre la peste, come secoli fa", i manifestanti urlavano ai custodi delle candele accese nelle piazze.

Dalla Castiglia a Siviglia, da Majorca a Lisbona la cera si infiammò in Spagna e in Portogallo a ricordo dell'espulsione e dei roghi, dalla Slesia a Berlino, da Fuerth a Trent del libello del quindicesimo secolo. E ancora a Goa e in Messico, a Lima e Recife, nel sudamerica in cui l'inquisizione non risparmiò la sua follia, fuochi di candele si accesero.

"Non siamo più in grado di garantire il pacifico svolgersi delle manifestazioni e contromanifestazioni", dichiaravano laconicamente i capi delle polizie di tutta Europa ai rispettivi governi.

Nemirov e Tulchin, alle fiamme dei cosacchi nel 1648 risposero le luci delle candele di quella notte del 2008. Fino in Siberia, poi a Kishinev, Kiev, Minsk, Odessa.

All'alba fu la volta di Auschwitz e Vilna. A Varsavia un gigantesco cumulo di cera fu innalzato e acceso in Mila al numero 18, la vana resistenza del 1943, grida che nessuno ascoltò.

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Roberto Mahlab
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Inserito - 15/02/2004 :  16:52:08  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Roberto Mahlab Invia un Messaggio Privato a Roberto Mahlab
Lunedì 29 settembre 2008 l'alba era grigia a Monaco, fumo, incendi, scontri, come in tutta Europa, grida di "pace" e di "memoria" si fronteggiavano in tutto il continente. Il volto del presidente della commissione europea era pallido come un lenzuolo, correva tra due grandi stanze, nella prima aveva ospite il califfo e i suoi consiglieri, nella seconda erano riuniti i ministri degli esteri e gli addetti militari dei paesi aderenti all'alleanza militare continentale.
"Ci chiedono di lasciar loro campo libero contro Israele, in cambio ci offrono un trattato di alleanza e di collaborazione, parlano di un nuovo ordine mondiale che avvolgerà il califfato e l'Europa, quei maledetti fuochi!", gridò all'improvviso il presidente guardando dalla finestra :"se non ci fosse stata Israele, non avremmo avuto tanti problemi!".

I rappresentati dei piccoli paesi europei risposero con grida di orrore e il generale Fregosi si alzò e disse con tono fremente :"se Israele fosse esistita anche allora, sette decenni fa, quanto male avremmo evitato!".

Dagli aereoporti delle capitali europee si levavano decine di voli charter, carichi di volontari diretti in Israele, uno di essi fu abbattuto a mezzogiorno da un missile del califfato nei cieli di confine con il Libano. "Io non porterò l'Europa in guerra, no, trattiamo", fu la replica del presidente della commissione europea, "ci hanno appena chiesto di bloccare quei voli, li considerano un atto ostile, ho ordinato alle polizie di chiudere gli aereoporti, non dobbiamo offendere la controparte mentre discutiamo!".

"Discutiamo? ci chiedono di terminare quanto la nostra stessa Europa iniziò sette decenni fa e noi dovremmo trattare?", ormai il generale Fregosi era il portavoce ufficiale dell'opposizione alla presidenza europea, "non ricorda che non servì a nulla trattare con Hitler a Monaco nel 1938? non ricorda che ogni volta che l'Europa perse la sua anima perseguitando gli ebrei, cadde nella disgregazione? si rende conto che nelle ultime settimane migliaia di persone sono emigrate negli Stati Uniti e tra esse alcuni tra i migliori cervelli che il nostro continente potesse vantare?"

"Disgregare? e lei dice a me che sto disgregando? ma non vede le manifestazioni che chiedono pace? non vede che siamo già in ginocchio, che il califfo ha saputo toccare la corda... e poi che signficano quella parole sulla memoria, non ci sono neppure più i testimoni viventi..."

"...non è il califfo, siamo noi, siamo noi... e la memoria non risiede nei nostri occhi, ma negli occhi di chi ha visto, gli occhi degli altri dobbiamo per sempre conservare..."

La sera prima Ruth aveva invitato tutti gli amici di famiglia per celebrare il compleanno di Chiara, aveva cucinato una torta alla frutta con al centro un candelabro a sette braccia, sul braccio centrale una candela di pastafrolla. Il coltello evitava con maestria e volontà le braccia del candelabro, nessuno ebbe il coraggio, anche se la maggiorparte di loro non era religiosa, di tagliare quella fiamma. Subito dopo aver messo a letto la bambina, Pietro e Ruth sorrisero osservando quella piccola manifestazione di rispetto per un simbolo, come timore, misero la torta in un tovagliolo colorato, non servì a schermare il loro olfatto rapito dal delizioso profumo.

"Cosa suggerisce, generale?", nel trambusto di grida della sala la tonante voce di uno dei ministri degli esteri ottenne il silenzio. Pietro Fregosi disse :"rispondiamo al califfo con le parole che Winston Churchill, inascoltato, avrebbe voluto si rispondesse, diciamogli che le democrazie non possono fare dichiarazioni precise ma che lo spettacolo del califfato che forza le frontiere di una piccola e sovrana nazione vicina e amica e i combattimenti sanguinosi che ne conseguirebbero solleveranno l'indignazione del continente europeo e faranno prendere decisioni gravissime".

"E che cosa succederà dopo, eviteremo la guerra?"

"Non lo so, no, forse no, ma non la subiremo, non perderemo il senso dell'esistenza e non saremo soli a combattere".

Il consiglio si riunì e votò a maggioranza la proposta del generale Fregosi e il presidente della commissione fu costretto alle dimissioni.

Il califfo divenne paonazzo in volto e gridando minacce ripartì verso l'aereoporto. La notizia del mancato accordo di Monaco raggiunse per telefono il rifugio dei congiurati, a Teheran e Lahore, al Cairo e Bagdad. Mossero le loro truppe e occuparono gli aereoporti e le sedi delle televisioni, i notiziari trasmisero che il califfo non solo non era riuscito a convincere gli europei, ma che aveva anche fatto perdere la faccia ai popoli che aveva sottomesso al suo potere. Il califfo fu arrestato all'atterraggio a Rawalpindi, i congiurati chiesero l'appoggio dell'Europa, della Russia e degli Stati Uniti per sconfiggere l'esercito fondamentalista e conquistare le roccaforti in cui erano custodite le armi atomiche, prima che potessero essere usate.

"Buon anno amori miei", Pietro era tornato a casa dopo il breve volo da Monaco. Chiara stava già sonnecchiando appoggiata al tavolo imbandito, Ruth si precipitò verso di lui e lo abbracciò e baciò. Lui le tenne il viso tra le mani e rispose a quegli occhi profondi :"non è stato come l'altra volta, non sarà come l'altra volta, qualunque cosa accada ora".

Roberto Mahlab

Bibliografia :
"Scroll of fire", Abba Kovner e Dan Reisinger, Keter Publishing House, Jerualem, 1981 - 52 capitoli del martirio degli ebrei, i luoghi
"Storia dello spionaggio-volume 2-tra le due guerre", Eddy Bauer, edizione italiana a cura di Enzo Biagi, Istituto Geografico De Agostini, 1972 - carteggi segreti della conferenza di Monaco del 1938

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