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Roberto Mahlab
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Inserito - 26/03/2006 :  22:29:12  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Roberto Mahlab Invia un Messaggio Privato a Roberto Mahlab
Mi sveglio ed è domenica mattina, il giorno dell'allenamento in palestra. Stanotte è scattata l'ora legale primaverile e, prima di uscire, sposto le lancette del mio orologio da polso un giro avanti ma, come succede ogni anno, non mi ricordo più il punto preciso di partenza, così posiziono la lancetta dei minuti un pò a naso.

Un sospiro di sollievo alla fermata dell'autobus, non si vede all'orizzonte il mezzo che mi è necessario per arrivare al centro della città, ho tutto il tempo per passare all'edicola distante pochi metri, la giornalaia è una ragazza simpaticissima dai dolci occhi di cerbiatto e mi accoglie, come al solito, con un allegro saluto, da quando l'ho tirata su di morale perchè un automobilista indisciplinato aveva parcheggiato l'auto bloccandole il passaggio all'edicola, dice che quando scambiamo qualche parola la faccio ridere. Decido di acquistare tre quotidiani diversi, voglio scoprire se danno versioni differenti sulle ragioni dell'aumento delle quotazioni della gomma a Kuala Lumpur, insisto a credere che qualcuno nell'universo, oltre a me, sia interessato a questo dettaglio. Mostro la mia scelta alla giornalaia che mi risponde :"tre". "Sì, tre", ribatto, "ne ho presi tre". Lei ripete :"e allora sono tre". Io stringo e riapro gli occhi nella classica espressione di perplessità e ribadisco il numero. E anche lei. Abbasso lo sguardo, non so che cosa, ma qualcosa che non capisco ho evidentemente combinato. "Tre, fanno tre Euro, un Euro per quotidiano!", esplode lei con una risata. Pago e metto i giornali nella sacca da ginnastica, anche oggi l'ho fatta ridere e lei mi saluta con uno squillante :"buona giornata!". Ricambio, mentre avverto un freddo spostamento d'aria dietro la mia schiena, un cigolio e poi un motore che si riavvia. Non oso voltarmi, ma ho compreso e rispondo alla giornalaia :"Oh sì, comincia bene la buona giornata, ho appena perso l'autobus e il prossimo passa tra mezz'ora". Lei ride fino alle lacrime, anche io avverto lacrime sul mio volto, ma sono causate dalla dolorosa consapevolezza che mi toccherà arrivare fino in centro camminando, altrimenti tarderò all'allenamento.

Stravolto, giungo in palestra a piedi mezz'ora dopo, è ancora inusualmente chiusa, la porta di ingresso è affollata di soci e di personale, si stanno chiedendo l'un l'altro :"sapete che ore sono?". Nessuno può rispondere con esattezza, perchè nessuno lo sa, il problema del primo giorno di ora legale è che non c'è anima vivente che, una volta spostate le lancette dall'ora vecchia, si ricordi esattamente a che minuto aveva lasciato il tempo precedente e così posiziona la lancetta dei minuti a naso. L'orario di apertura della palestra di domenica è fissato per le dieci, l'ora a naso varia dalle dieci meno un quarto alle dieci e un quarto, discutiamo per cinque minuti e poi ci accordiamo tutti per un tempo di riferimento e finalmente il personale può aprire le porte di ingresso. Mi viene in mente la buffa considerazione che forse è per questo che ogni quattro anni mettono un giorno in più nel calendario, per recuperare il tempo perduto negli spostamenti di orario causati dalle ore legali stabilite a naso. Però non sono sicuro che sia per questo, forse ci sono motivi più seri.

Per scendere in palestra si può prendere un ascensore, oppure usare le scale, sto per entrare in ascensore quando all'ingresso si presenta la ragazza dai capelli rossi, la più bella socia della palestra, colei che fà battere il cuore sotto gli spessi pettorali ad ogni socio, mi fermo per farla passare, le cedo il mio posto e rimango fuori per la centesima domenica di fila e prendo le scale, sono convinto che un giorno, forse alla millesima volta, lei si accorgerà di me, il contrattempo di un giorno non può scalfire l'ottimismo dell'eternità.

Mi metto in tuta ed entro nella sala attrezzi, mi siedo sulla panca e, sbadigliando, dopo tutto ho perduto un'ora di sonno, inizio a sollevare svogliatamente e lateralmente due manubri da sei chili. Un urlo disumano sguarcia il silenzio, da dietro la colonna il socio più forte della palestra sta eseguendo l'ennesima flessione sulle braccia, si accorge di me e mi chiama :"per favore, puoi aiutarmi un attimo? l'istruttore oggi è in ritardo, si sarà dimenticato dell'ora legale". Mi avvicino e ascolto sconvolto le sue istruzioni, devo appoggiargli sulla schiena un peso da venti chili. Eseguo con fatica e lui riprende a fare decine di flessioni sulle braccia. Quando mi avvisa di avere terminato la serie, sollevo il peso e lo ripongo sui piani predisposti schiacciandomi le dita. Ma non grido, non davanti al più forte della palestra. Mi ringrazia dell'assistenza e io gli rispondo di chiamarmi pure per la serie seguente e ritorno ai miei sei chili. Mi richiama sul serio, stavolta vuole che gli metta sulla schiena due pesi, uno da venti e poi, sopra di esso, un altro da dieci chili, lo guardo sconcertato, cerco di convincerlo a non osare tanto, lui crede che lo faccia per il suo bene, invece io lo dico perchè mi rendo conto che farò una fatica improba a sollevare i trenta chili. Ma non posso deluderlo, non il più forte della palestra. Eseguo e lui fà altre venti flessioni, mi avvisa di aver finito e io sollevo i pesi e li ripongo sul piano, schiacciandomi nuovamente le dita e resistendo all'istinto di emettere il sacrosanto e meritato grido di dolore. Lui si alza e mi osserva con un'occhiata quasi simile all'ammirazione, quasi, e io lo ringrazio, :"perchè", gli spiego, :"hai esaudito uno dei miei desideri più agognati, mi hai permesso di entrare nei panni e di fare le veci dell'istruttore della palestra". "E per quale mai motivo vorresti essere considerato un istruttore?". "Bè, sai com'è, ognuno ha i suoi sogni nella vita, c'è chi vuole diventare un intellettuale e c'è chi vuole diventare un palestrato", balbetto io, una ragione evidentemente inverosimile. Lui alza le spalle per nulla impressionato e scaccia la mia nuvoletta con deciso cenno della mano.
"Senti", gli bisbiglio, "posso domandarti un grande favore?". Annuisce curioso. "Puoi chiedermi ad alta voce se sono disposto la prossima volta a prepararti una scheda di allenamento?". "E perchè mai adesso dovrei chiederti una cosa simile?", risponde stupefatto.
"Vedi la ragazza dai capelli rossi, la più carina della palestra? E' sul tapis roulant e ha certo visto che ti ho aiutato per i pesi delle flessioni e adesso sarà convinta che sono un istruttore palestrato, se adesso mi chiedi di essere il tuo allenatore, lei mi ammirerà e la prossima volta, quando mi porterà via il posto nell'ascensore, almeno mi dedicherà un pensiero e poi, tra dieci mesi forse, tra dieci anni certamente, infine mi si avvicinerà nella sala attrezzi e mi chiederà di preparare una scheda anche per lei!".

Il mio amico si mise quasi a singhiozzare esasperato, mi parve, altri direbbero che si mise a sghignazzare, ma io ho l'animo poetico e rispose :"lascia perdere, la ragazza dai capelli rossi non sopporta i palestrati, a lei piacciono solo gli intellettuali che si addormentano sulle panche, ti sei rovinato da solo aiutandomi con quei pesi e facendoti notare da lei, adesso ti disprezzerà, altro che ammirarti. Bè, io vado, buona giornata". E fu così che tornai alla mia panca a tirar su i sei chili, facendo uno sforzo tale che, da lontano, alla ragazza dai capelli rossi apparve che ne stessi sollevando cento e notai che sbuffò scuotendo la testa.

Una buona giornata, pensai scoraggiato, davvero una buona giornata, abbandonai la palestra e tornai mestamente a casa ad approfondire i miei studi letterari sull'ultimo volume di Asterix, sospirando, come avrei fatto a far comprendere alla ragazza dai capelli rossi che ero l'uomo che faceva per lei?

E intanto riporto questa buona giornata su questo diario della palestra, una storia tra due titoli, tra un esuberante "momenti di gloria" quando non ho emesso grido con le dita schiacciate dai pesi, e "una giornata di Ivan Denissovic", un giorno come gli altri dedicato alle avversità dell'esistenza.

Roberto Mahlab

I racconti della palestra

   
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