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Luciana
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Inserito - 03/09/2004 :  12:03:04  Mostra Profilo Invia un Messaggio Privato a Luciana

Orlandino, dinosauro piccolino


C'era una volta un bambino di nome Matteo che viveva con la sua famiglia in una casetta tra i boschi.
I genitori lavoravano tutto il giorno e spesso Matteo, dopo la scuola, restava in casa con la sorellina più piccola che si chiamava Susanna.
Capitava ogni tanto che Matteo, dopo aver studiato, se ne andasse a passeggiare nel bosco per distrarsi e riposarsi un po', cercando qua e là i suoi amici animaletti che incontrava quasi sempre agli stessi posti. Vedeva il furbo scoiattolo che lo spiava da dietro l'albero, il nido di formiche dove imperterrite le proprietarie continuavano a portare scorte di cibo, il cuculo che sembrva lo prendesse in giro rimbalzando da un ramo all'altro con il suo continuo e monotono cuucù, cuuuucù, cuuucù.

Quel giorno però fu colpito da qualcosa di particolare: il cespuglio di pungitopo che di solito splendeva con le sue bacche rosse, immobile e altero, aveva adesso un aspetto un po' diverso. Tanto per cominciare era privo delle bacche più lucide e belle, poi continuava a muoversi e ondeggiare nonostante fosse una giornata senza il benché minimo alito di vento.
"Beh? Cosa si nasconde dietro il mio pungitopo?" Si chiese Matteo allungando il passo per andare a vedere.

Pungendosi le dita nella fretta di spostare i rami e guardando al di là, Matteo vide tuttt'a un tratto uno strano animale che si muoveva timidamente, un animale piuttosto grosso e con un aspetto nient'affatto rassicurante. "Aiuto!" gridò facendo un salto indietro e cominciando a scappare a gambe levate. Poi si fermò, la curiosità ebbe il sopravvento, anche perchè non si sentiva assolutamente rincorso...quindi valeva forse la pena di indagare meglio.
Ritornò sui suoi passi e, dietro il pungitopo vide spuntare una testolina buffa e strana che assomigliava a quella di una lucertola, anzi di un lucertolone che lo guardava con interesse misto a paura. Rimaneva immobile, sembrava quasi finto, ma gli occhi, vispi e attenti erano mobilissimi. Quindi era vivo, anzi vivissimo.

"Mi chiamo Orlando, Orlandino per gli amici" sibilò il lucertolone con un fil di voce.
Matteo restò impietrito, guardava quello strano animale dall'aspetto minaccioso, ma dalla voce e dall'espressione dolcissima.
"Ma chi sei e... da dove salti fuori?" disse Matteo, avvicinandosi con cautela.
"Non lo so, non ricordo più nulla, so solo che mi sono addormentato e quando ho aperto gli occhi mi sono trovato qua."
Matteo cominciava a intenerirsi e a forza di guardarlo non gli sembrava neanche più così brutto; anzi era quasi simpatico nella sua bruttezza. Cominciò ad accarezzare quella testolina ruvida sedendosi vicino a lui che ricambiava il suo affetto strofinandosi come un enorme gattone.
"E' ora di rientrare" disse Matteo "vieni con me, non puoi stare qui da solo" e così dicendo lo prese in braccio e si avviò verso casa.

Quando arrivò sul prato di casa c'era Susanna che stava giocando.
"Orlandino, bisogna che Susanna non si spaventi" disse Matteo a Orlandino. "Mi raccomando, stai fermo e immobile in braccio a me".
"Cos'hai trovato Matteo?" disse Susanna sgranando gli occhioni. "Dove hai trovato quello strano peluche?"
"Qualcuno deve averlo perso nel bosco, comunque mi sembra carino da tenere. Lo porto in casa"
"Certo, che simpatico che è!" Così dicendo Susanna si avvicinò per accarezzarlo e notò che gli occhi avevano una strana luce e si muovevano leggermente.
"Ma come è strano, sembra vivo!"
"Meglio, così sarà più bello giocarci" rispose Matteo che entrava in casa per sistemare Orlandino nell'armadio dei pupazzi.
Fu lì che si sistemò il piccolo dinosauro di cui solo Matteo sapeva che era vivo.


Orlandino diventò il compagno di giochi preferito di Susanna che ogni giorno scopriva qualcosa di nuovo del suo amico: non muoveva solo gli occhi, sapeva camminare, muoveva la coda in modo energico e...sorpresa delle sorprese sapeva anche parlare.
"Mi ha detto di chiamarsi Orlandino" disse un giorno Susanna a suo fratello, con grande naturalezza, come se fosse la cosa più normale di questo mondo.
"Sei la solita oca, non lo sai che i pupazzi non parlano?" Fece Matteo fingendo di meravigliarsi.
"Non è vero, sei tu che non capisci niente!" gli rispose Susanna con rabbia, allontanandosi con il suo prezioso giocattolo.
Nella realtà di Matteo e nella fantasia di Susanna Orlandino era sempre e comunque vivo, un amico sincero che li accompagnava sempre e ovunque.
Perchè spesso i bambini hanno l'invidiabile potere di rendere reale la loro fantasia che diventa viva e vitale, parte integrante della loro esistenza.
Per chi volesse saperlo comunque, Orlandino, Matteo e Susanna rimasero sempre insieme, si vollero sempre bene e come tutte le belle storie anche questa ha un lieto fine: ...e vissero felici e contenti!


Simeone, il leone, e la banda dei pirati

Aveva una folta criniera, lucida e con riflessi rosso dorato, una smagliante dentatura e due occhi sempre vigili e attenti. La sua autorità era indiscussa tra gli abitanti della foresta, Simeone il leone infatti era il re della foresta. Un re buono, attento alle esigenze di tutti, ma anche un re giusto che puniva chi non rispettava gli altri.

Simeone aveva studiato molto e conosceva le lingue; da bravo poliglotta aveva dato ai suoi due piccoli il nome di Dark e Brown. Il primo infatti era molto scuro e dark in inglese significa proprio così. Siccome l'altro leoncino aveva un mantello più dorato, che tendeva al marrone, lo chiamò Brown. Dark e Brown erano belli e vivaci, si divertivano un mondo a giocare, a fare la lotta e a correre dietro alle farfalle.

Un giorno che per gioco rincorrevano a perdifiato il topolino Mouse, finirono a gambe all'aria in un cespuglio. Qui si scontrarono con qualcosa di umido e caldo che in un primo momento non si capiva bene cosa fosse. Solamente dopo un po' si accorsero che questo qualcosa si muoveva e aveva anche degli occhietti che brillavano al buio. Mamma mia che spavento, scappa, scappa diceva Dark al fratellino!

"Non spaventatevi, sono solo e affamato: ho bisogno di voi", così disse una voce flebile, flebile. Dark guardò meglio e vide un piccolissimo animale tutto sporco e magro, con una folta coda e un pelo molto rosso. "Chi sei e cosa fai qui?" gli chiese Brown. "Sono un volpacchiotto e mi sono perso" rispose il misterioso personaggio nell'ombra. "Aiutatemi vi prego, ho fame e freddo".

Fu così che Dark e Brown arrivarono a casa con un nuovo amico. Mentre mamma Leonessa si prodigava a curarlo e nutrirlo, Simeone elogiava i suoi piccoli che avevano aiutato chi aveva bisogno. "Lo chiameremo Red", disse Simeone osservando il pelo fulvo del volpacchiotto, "e, visto che è solo ed è tanto piccolo, resterà con noi."
"Evviva!" gridarono in coro Dark e Brown.

Red, Dark e Brown diventarono un gruppo molto affiatato che si voleva un gran bene. Tutti li conoscevano: la signora Gorilla, gli ippopotami al fiume, Mordillo il coccodrillo con i coccodrillini, i colibrì che volteggiavano tra i fiori, i serpenti e i serpentelli insomma avevano tantissimi amici tranne...

...tranne la terribile banda dei Topastri, pirati cattivi, ladruncoli e dispettosi che si aggiravano nella foresta con fare sospetto e a cui Simeone dava la caccia. Da un po' di tempo la banda aveva in mente di derubare la casa di Simeone, sì proprio la casa del temutissimo Simeone, quasi per sfida e per far vedere a tutti che loro potevano fare quello che volevano, sempre e comunque.

In un attimo arrivarono davanti alla casa: Dark, Brown e Red stavano giocando a nascondino. Red era ancora nascosto e non riuscivano a trovarlo. Si era quasi mimetizzato tra le foglie ed era molto difficile vederlo. I Topastri aggredirono con violenza i due leoncini, in un attimo li legarono al tronco di un albero e, ridendo e schiamazzando, li insultavano e li prendevano in giro. "Siete nelle nostre mani, ve ne faremo vedere delle belle!" dicevano con smorfie di cattiveria. "Adesso vi portiamo via tutto quello che avete e voi morirete di fame. Sappiamo che non c'è nessun altro a difendervi, i vostri genitori sono fuori, in giro nella foresta. Possiamo fare tutto quello che ci pare".

Red guardava esterrefatto quello che stava succedendo ed era immobile con il pelo ritto per la paura. "Ci vuole Simeone" pensò, "devo proprio andare da lui" e facendo dei movimenti lentissimi, con grande attenzione e furbizia riuscì ad allontanarsi. Quando fu al sicuro si mise a correre più veloce del vento e in un attimo arrivò da Simeone che era in riunione con i rappresentanti della foresta.
Red bisbigliò qualcosa nelle orecchie di Simeone; un rabbioso ruggito uscì dalle fauci del leone che si mise in groppa il volpacchiotto e si lanciò di corsa verso casa.

Arrivati vicino a casa Red disse a Simeone: "Fammi scendere, vado avanti io, tu seguimi a poca distanza, vedrai che andrà tutto bene".
Fu così che i topastri videro il piccolo Red comparire con aria minacciosa davanti a loro e cominciarono non solo a sghignazzare ma anche a minacciarlo. "Cosa vuoi mai fare tu, piccolo vermiciattolo rosso?! Adesso ti leghiamo e ti mangiamo tutti insieme, non penserai mica di farci paura?!"
"Io no, ma lui sì" rispose Red indicando Simeone che era comparso dietro di lui e che mostrava i denti, soffiando e ringhiando.

Un fuggi fuggi generale si diffuse nella banda dei Topastri, ma fu tutto inutile. Simeone in un attimo li acchiappò e li chiuse in una gabbia in attesa di decidere sulla loro sorte.
"Ditemi voi come dobbiamo punirli" disse ai suoi piccoli.
Dark, Red e Brown ancora pieni di paura si consultarono, poi dissero: "Vogliamo che questi pirati cattivi non facciano più del male a nessuno, però non vogliamo ucciderli. Avranno, si spera, imparato la lezione e quindi portiamoli lontano, molto lontano da noi. Che se ne vadano dalla nostra foresta e che non tornino mai più, pena la morte."
Così fecero e da allora nella foresta mai più si vide la banda Topastri.
Tutti gli abitanti della foresta furono grati a Simeone e a Red per averli liberati da quel pericolo e da quel giorno amarono ancora di più il loro re.

L'elefante canterino


Una volta un elefante
proprio stanco di barrire
decise in un istante
di non farsi più sentire.

Zitto e triste se ne stava
mentre si lasciava andare
poi decise che bastava
che voleva un po' cantare.

Ma un maestro gli occorreva
per la voce e per la gola.
Cerca, cerca... e non sapeva
di Dorè e la sua pianola.

Dorè era un usignolo
che insegnava melodia
perché era tutto solo
e voleva compagnia.

A lui giunse l'elefante
"Salve" disse "eccomi qua,
vorrei foste il mio insegnante
e per questo sono qua."

"Tu sei grande e molto grosso
e mai vidi un elefante
che cantava a più non posso"
gli rispose in un istante.

"Ma si può certo provare
e veder se la tua gola
sarà in grado d'imparare
a star dietro alla pianola."

Do-re-mi, la-si-do-re
ci provò e poi riprovò
con la guida di Dorè
che insegnò per un bel po'.

Passò un giorno e poi anche l'altro
e la voce all'elefante
diventò bella senz'altro
melodiosa ed elegante.

L'elefante canterino
ormai bravo ed intonato
venne accolto, il birichino,
come un divo molto amato.



   
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