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 Il Violinista
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Manuela!
Villeggiante



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Inserito - 19/05/2004 :  09:40:27  Mostra Profilo  Replica con Citazione Invia un Messaggio Privato a Manuela!
IL VIOLINISTA


Siamo nel 1919, nella casa di un vecchio bibliotecario…
Dopo una giornata di lavoro Matheled il vecchio bibliotecario si sedette sulla sua sedia a dondolo e accese la radio, nel frattempo in casa entrò suo figlio, il piccolo Yoan. Mise la cartella in camera e andò a sedersi in parte al padre per riposare anche lui da una lunga giornata di scuola. Alla radio in tanto trasmisero un concerto di musica classica. Si misero ad ascoltarla e il piccolo Yoan al sentir quella fantastica musica, rimase incantato e domandò al padre quale strumento stesse udendo. Il padre gli rispose: ”Un violino, Yoan”, il ragazzino s’innamorò del suono e domandò al padre il permesso di poter imparare a suonare quello strumento. Il padre, stupito, decise di mandare suo figlio a scuola di musica. Il piccolo Yoan possedeva un talento naturale, si esercitava giorno e notte, quando alla radio trasmettevano i concerti di musica classica suonava insieme alle orchestre. Era come se ogni volta si trovasse a suonare insieme ai concertisti, Vienna, Parigi, in tutte le più famose città. Il vecchio Matheled un giorno si ammalò in modo grave, ma prima di spegnersi riuscì a dare a Yoan una lettera scritta dalla madre prima di morire che faceva cosi:<<Caro Yoan sono la tua mamma, ti devo chiedere scusa per ciò che ho fatto, e ti capirò se tu non riuscirai a perdonarmi, Matheled non è tuo padre, ma tuo zio. Tu provieni da una famiglia ebrea, sei nato ad Israele il 02 ottobre 1902. Purtroppo non riuscirò a vederti crescere perché un male mi ha colpito, ma ti assicuro, Piccolo mio, che ti sarò vicina col cuore ovunque andrai. Spero che la tua vita sia ricca di felicità e salute, ti ho voluto bene e te ne vorrò sempre, mamma>>. Matheled insieme alla lettera riuscì a dargli un violino sul quale fece scrivere: ”Spero che la tua musica possa arricchire la vita delle persone di speranza e di felicità, come ha fatto nella mia. Ti voglio bene Papà…”. Il ragazzo dovette abbandonare il conservatorio per andare a lavorare. Ormai solo, il povero Yoan andò avanti, lavorando di giorno e suonando di notte. Un giorno mentre era in città per lavoro, sentì che si sarebbe tenuto un provino per entrare a far parte di un’orchestra di un famosissimo direttore. Si presentò, come saggio ci fu “Va pensiero”di Verdi. Dinnanzi a lui si trovavano il maestro Monti, il proprietario del teatro e alcuni spettatori. Salì sul palco, Il cuore sembrava impazzito, una strana sensazione, gli prese lo stomaco, per un primo momento si bloccò, ma pensando a Matheled trovò una spinta e passò il provino brillantemente lasciando di stucco tutti. Uscendo dal teatro comunale ebbe una visione celestiale, una bellissima ragazza dai capelli neri come il carbone, occhi azzurri come il cielo e con delle labbra rosso rubino. Aveva fretta e portava con se la custodia di un violino, Yoan pensò: ”Chissà dove sta andando?”, decise di seguirla e dopo alcuni minuti di corsa la ragazza entrò in una fantastica villa, era benestante il giardino immenso, con una grande fontana nel mezzo. Il giovane rimase sbalordito davanti alla casa di questa bellissima ragazza. Per tutto il viaggio di ritorno, Yoan, non pensò ad altro che alla fanciulla e di come avrebbe potuto rivederla. Il 19 novembre si tennero le prime prove dell’orchestra, era agitatissimo, entrò nel teatro e si sedette sul primo sgabello che vide libero, subito dopo entrò lei; più bella che mai, portava un lungo vestito rosso che delimitava i suoi lineamenti. Appoggiò il cappotto e si sedette vicino Yoan. I loro sguardi s’incrociarono e innocentemente gli fece un sorriso. Il suo cuore incominciò a pulsare più velocemente, e uno strano sentimento, gli prese tutto il corpo, simile alla paura, ma piacevole. Il maestro decise i ruoli, a Yoan gli fu assegnato il ruolo di primo violino ed Alessandra, questo era il suo nome, fece il secondo. Un giorno mentre l’accompagnava a casa, si mise all’improvviso a piovere e arrivati sotto il portone della villa bagnati fradici Yoan fissò negli occhi Alessandra, fu un attimo e si trovarono con le labbra attaccate. Da quel giorno in poi non passava giorno che i due non si videvano. Arrivò il giorno della prima. Il teatro traboccava di persone, incominciò il concerto, tutti erano ipnotizzati dalla musica di Yoan e d’Alessandra. All’improvviso, truppe di soldati entrarono da tutte le parti, il panico si diffuse tra tutti gli spettatori, prima separarono donne e bambini dagli uomini poi li rinchiusero in camion per chissà dove,Yoan tentò di difendere Alessandra, ma invano. Purtroppo riuscì a tenere con sé solo il violino. Passarono dal camion al treno, schiacciati come sardine, trattati come animali, anzi peggio. Povero Yoan, impotente davanti a tutto ciò, rinchiuso in scatole vaganti, tra persone mai viste, in mano ad individui senza un briciolo d’umanità. Per tutto il viaggio la sua testa era tormentata da domande: cosa ne sarebbe stato di lui? Dov’era la sua Alessandra? Perché ci fanno questo?. Il treno si fermò all’improvviso, scese in una specie di caserma, si guardò intorno e tra le pesone riuscì a vedere la sua bella, la gente diceva che si trovavano in un campo di sterminio e che fossero già tutti morti. Yoan non ne sapeva niente, ma appena fu sistemato, gli fu assegnato un numero, che sarebbe stato da allora in poi il suo nuovo nome. Chiese ad un vecchio perché si trovassero lì, gli raccontò cosa lo aspettava, di come i tedeschi riducevano le persone in corpi senza vita, e che l’unico modo per sopravvivere era di non perdere la ragione. L’unico momento in cui Yoan poteva vedere Alessandra era mentre lavorava, perché camminando aveva la possibilità di guardarsi in giro, e vederla, ma senza poterle rivolgere una parola, solo gesti. Il poter vedere l’altro incoraggiava entrambi a superare ciò che gli succedeva. Durante tutto il giorno portavano materiale da un punto ad un altro, si diceva che servivano per costruire una rete ferroviaria, ma nessuno ci credeva. Il campo era sorvegliato giorno e notte, ci furono tentativi di fuga, ma nessuno né uscì vivo. Era una mattina di primavera del 1944. Nuovi successi sul fronte russo, non c’erano più dubbi sulla confitta della Germania. Yoan conobbe Moshè un suo coetaneo originario della Transilvania più precisamente di Sighet, diventarono molto amici e in quel posto ce n’era il bisogno. Grazie a Moshè,come aiuto morale e psicologico, Yoan superò molti momenti difficili, pensò anche di uccidersi, ma riuscì a fermarlo ricordando che Alessandra aveva bisogno di lui. Un giorno scoprì dov’era sistemata Alessandra. Una notte con l’aiuto del suo amico riuscì ad organizzare un finto incidente in modo da distrarre momentaneamente le guardie. Era una serata senza nuvole, perfetta, Yoan diede inizio al piano, prese il violino, e si mise a correre verso la baracca dove “viveva” Alessandra. La chiamò lei usci dalla porta. Si fissarono e con le lacrime negli occhi, lui fece un sorriso, si abbracciarono forte, si baciarono teneramente dopo tanto tempo e poi iniziò a suonare. Suonò quel pezzo che non riuscì a finire quella sera del 19 novembre, ma appena finito, un soldato lo vide e prendendolo a mazzate col fucile lo riporto nella sua baracca. Al povero innamorato quest’affronto, cosi lo definivano i soldati, gli costò 5 giorni a digiuno e 3 notti al freddo. Purtroppo Yoan scopri tre giorni dopo che Moshè fu ucciso per ciò che aveva fatto. Un terribile senso di colpa lo invase. Per alcuni giorni sembrava un morto che camminava, l’unico amico che aveva era stato ucciso per causa sua. Ma si convinse che la morte di Moshè non dovesse essere vana e perciò ritornò in se stesso e andò avanti. Nel campo giunge voce che i russi stavano per arrivare, per salvarli e questa voce era confermata dall’atteggiamento strano che i tedeschi avevano preso. Sempre all’erta, erano pronti a scappare al minimo segnale di pericolo. Yoan venne a sapere solo ad Aprile di trovarsi nel campo di Buchenwald. Il dieci aprile arrivarono gli americani e dopo una breve battaglia fu liberato, il primo pensiero non fu quello di vendetta, ma per Alessandra. Corse da lei, inciampando e cadendo perché le gambe non lo reggevano, la raggiunse, ma la vide sdraiata a terra. La chiamò ma non si muoveva, una donna vedette tutto, disse che Alessandra fu investita da un furgone tedesco mentre scappava. Yoan la prese in braccio e, con lacrime agli occhi, la portò dagli Americani chiedendo di curarla. I soldati a stelle e strisce presero Alessandra e Yoan cadde svenuto per terra. I salvatori portarono i due in un ospedale nel quale ricevettero le prime cure. Entrambi si salvarono e dopo alcuni mesi comprarono casa a Vienna e ripresero la loro carriera come musicisti, ebbero un bambino che chiamarono Moshè in memoria dell’amico perduto…


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Edited by - luisa on 20/05/2004 18:24:11

   
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