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 4 Favole e Racconti / Tales - Galleria artistica
 per tutte le stelle sbagliate
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Amorina
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Inserito - 26/12/2003 :  23:27:04  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Amorina Invia un Messaggio Privato a Amorina
Di fuori la strada illuminata vedeva solo innocui passanti, lampioni di luce giallastra, polvere e cartacce alzate dal vento. Trascorrere il giorno del suo compleanno in un motel da due soldi era l'unica cosa fattibile, pensò. Si staccò dalla finestra, tanto il panorama era desolante e lei era stanca. Stanca di vivere, in quel modo poi. Non era più in grado di leggere un copione, si fermava alla prima pagina e già non ricordava le battute d'inizio,non era più la chicca dei fotografi che se la contendevano. Ora, per poter vedere una sua fotografia decente, doveva posare ore, le facevano male gli occhi, e alla fine dovevano ritoccarla e stravolgerla.Morte, bellezza , povertà , potere, effimero come il flash di una foto non voluta. Quella era la realtà brutale. Era finita, finita come donna, finita come specchietto per le allodole. Si sedette sul letto, nell'angolo, sì da vedersi nella metà dello specchio di fronte. Un'immagine monca, l'occhio segnato, la piega amara al lato della bocca, che non teneva più il rossetto, piena di sottili segni anche lei. Aveva perso due denti ultimamente, a causa dell'eroina, il suo dentista l'aveva messa tranquilla, "le avrebbe rifatto una dentatura da ragazzina", ma ora no, a causa delle emorragie continue. Prendeva antibiotici, mescolati alle amfetamine e ai tranquillanti.Si chiedeva quale dei veleni avrebbe prevalso.Dolore dolore dolore. Capiva solo quello, sapeva sentire solo quello. La stavano abbandonando, e aveva solo 44 anni! L'ultimo suo giovane marito le diceva sempre che lei era la stella. Sì la stella sputasoldi, lo sapeva non era ancora col cervello in pappa. Cercò di metter ordine alle idee confuse, si diede un obiettivo: pensare, e darsi delle risposte coerenti. Ma era troppo stanca.Si guardò le mani. Vecchie, le unghie naturali rosicchiate sino all'estremo. Era in declino. Niente è più precario, fragile, di ciò che è unico. E lei era stata unica, in uno scenario in un mondo che se non ti uccide servendosi di te, ti uccide negandoti. Le pareti della stanza, immobili e indifferenti , conservarono il suo corpo. Ma solo quello. Ciò che era stata veramente, anche in quelle poche ore , sarebbe appartenuto solo a lei. A lei, che avrebbe voluto solo essere toccata in modo gentile A lei che era una stella. La stella più vecchia del mondo.

   
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