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 4 Favole e Racconti / Tales - Galleria artistica
 La paura dell'acqua pura
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Gabriella Cuscinà
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Italy
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Inserito - 16/06/2003 :  08:25:18  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Gabriella Cuscinà Invia un Messaggio Privato a Gabriella Cuscinà
La paura dell’acqua pura


Una volta c’era un bambino che aveva paura dell’acqua pura. Si chiamava Carletto ed aveva cinque anni. Era bellissimo, con gli occhioni grandi e blu. I capelli nerissimi e luminosi. Paffutello, ma non troppo. Nell’insieme, ricordava proprio un bambolotto.
Quando la sua mamma lo voleva lavare, si metteva ad urlare e a sbraitare. Scappava e non si faceva acciuffare per essere immerso nell’acqua. Rimaneva dunque tutto sporco, con il visetto macchiato, i dentini gialli, le manine nere.
La povera mamma si disperava, sicché un bel momento, avvilita ed esausta, cominciò a ripetere una filastrocca dedicata proprio a quella peste del suo figlioletto. La poesiola diceva così:
C’era una volta un bambino
che aveva paura dell’acqua pura.
Quando la mamma lo lavava, sempre gridava.
Un giorno l’acqua lo rispecchiò e così gli parlò:
“Guardati qui, vedi come sei brutto sporco così?”
Il bimbo si guardò, si vergognò e subito si lavò.
Cominciò a cantilenarla in continuazione proprio mentre cercava di afferrare il bambino che, invece, sgusciava via dalle sue mani come un’anguilla.
“Vieni qua Carletto! Fermati! Ti devi lavare, non puoi restare tutto sporco come uno spazzacamino.”
“Sono pulito mamma, non c’è bisogno che tu mi lavi.”
“Ma come! Sei sporchissimo, hai bisogno di una bella strigliata.”
“Non è vero! Poco fa mi sono lavato il viso.”
Le sue personali abluzioni consistevano nel bagnare a stento le dita e passarle appena sulla faccia. Ma in quel modo non riusciva a ripulirsi a fondo ed appariva lo stesso un po’ sudicio. Alcune volte la mamma riusciva ad imporsi ed allora lo infilava sotto la doccia, scatenando le sue urla ed i suoi lamenti.
Che disperazione! Che avvilimento avere un bambino così. Quindi la poveretta continuava a ripetere la filastrocca anche nella speranza di convincerlo.
Una volta una bella signora, tutta elegante ed ingioiellata, lo aveva incontrato in ascensore e, guardandogli le orecchie, aveva esclamato:
“Che bel bambino! Peccato che abbia le orecchie sporche!”
Carletto l’aveva guardata sdegnoso, ed aveva soggiunto altezzosamente:
“E peccato che tu abbia una faccia da scema!”
La donna l’aveva guardato scandalizzata e la mamma aveva preso ad urlare:
“Carletto! Come ti permetti! Chiedi scusa alla signora!”
Un’altra volta, mentre la povera genitrice cercava di afferrarlo per tentare in qualche modo di sciacquarlo, lui, filando via come un razzo, ad un certo punto andò a sbattere contro il carrello del televisore e fece sì che l’apparecchio gli cadesse addosso.
Fortuna volle che non si facesse alcun male! Neppure si traumatizzò o si spaventò. Restò imperturbabile!
“Mamma, si è rotto il televisore?”
La poverina era terrorizzata per il pericolo corso dal figlio e l’abbracciò stringendolo al petto.
“No, no tesoro, non è successo nulla! Come stai? Come ti senti? Non ti fa male da nessuna parte?”
E intanto, nei giorni successivi, ripeté la filastrocca in continuazione, fino all’inverosimile, tanto che, senza volerlo, Carletto l’aveva imparata a memoria.
Una notte il bambino sognò che si stava specchiando nell’acqua e, improvvisamente, vide dinanzi a sé l’immagine di un mostro!
Si mise ad urlare a squarciagola facendo accorrere padre e madre.
“C’era un mostro nell’acqua! C’era un mostro nell’acqua! Aiuto! Aiuto!”
“Ma no Carlo!” fece il padre “Stavi solo sognando.”
La madre, come il solito, l’abbracciò e consolandolo:
“Lo vedi! Questo perché non vuoi lavarti e quindi poi fai brutti sogni.”
Nei giorni successivi, intervenne il padre cercando d’imporsi con la severità.
Furono dunque scenate e schiaffoni ed il genitore finiva spesso tutto bagnato anche lui.
Una volta, poiché la stanza da bagno, a terra, era interamente bagnata ed il bambino si stava facendo lavare dal padre, questi finì a gambe all’aria nel tentativo di riafferrare Carletto che, all’improvviso, gli era sfuggito via dalle mani.
Altre urla e scenate! Insomma, la vita con quel bambino era un vero strazio!
Quando compì sei anni, fu mandato in prima elementare.
La maestra iniziò le sue brave prediche sull’igiene e la pulizia personale, ma, ancora una volta, egli fece orecchie da mercante e si presentava a scuola ripulito solo appena.
Poi, fra tutti i compagni, conobbe Gloria e fu amore a prima vista!
Era una bella bambina dai capelli rossi, tutta piena di nastri e profumatissima.
Lo guardò e disse: “ Ciao bimbo, perché hai le unghia nere? “
Carletto restò a fissarla senza sapere cosa rispondere.
Gloria si allontanò e non gli rivolse più la parola.
L’amore servì da catarsi. Difatti da quel giorno, come per miracolo, il bambino cominciò a lavarsi da solo, a farsi la doccia, a pulirsi per bene le unghia.
La mamma ripensò alla sua filastrocca e capì che il figlioletto s’era rispecchiato negli occhi di una bella bimba invece che nell’acqua.
“Carlo” diceva il papà “perché ti sei messo il mio profumo?”
“Perché sono tutto lindo e pulito,” rispondeva lui “dunque devo essere pure profumato.”


Gabriella Cuscinà

   
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