Concerto di Sogni
Main sponsor: Ideal Gomma Sport Sas
Think and Make It!

Remember Nassiriya : Appendete una bandiera ai vostri monitor Concert of the World: English Version



 Home   Elenco Autori   Forum:Elenco Argomenti   Eventi attuali e storici    Le prime pagine   Link  
Utente:
 
Password:
 
Salva password Dimenticata la password?
 
 tutti i Forum
 14 Concerto di Gola
 Storie della Contea
Condividi
 Versione per la stampa  
Autore Tema Precedente Tema Tema Successivo  
Uccio
Viaggiatore



13 Inseriti
100 Gold
18 Punti Rep.
Inserito - 25/03/2003 :  10:52:10  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Uccio  Replica con Citazione Invia un Messaggio Privato a Uccio
Storia del Forte n2

Mai fidarsi delle bionde!
Giovanna, la sorella di Giordano, mi sembr pi bionda del solito quando mi chiese: "Vuoi un gattino?"
Ora, io ero un ragazzetto ingenuo e sprovveduto ma una piccola lista delle cose che avrei voluto da Giovanna me l'ero fatta, a mente.
E un gatto non era esattamente in polposscion.
Cominciamo dal basso, mi dissi, e mi portai a casa il micino stretto al petto come fosse la cosa pi preziosa del mondo.
Lo misi a dormire su una seggiola e gli costruii una magnifica casetta di cartone con porta basculante. Sopra la porta scrissi, con un pennarello, il nome che nel frattempo avevo scelto per lui: Isacco.
Quando mia madre lo vide mi tocc riprendere in mano il pennarello.
Rebecca si dimostr da subito una eccellente cacciatrice. La vedevo, dal terrazzino su cui mi mettevo a studiare, appostarsi sul tetto di un rustico, poco pi in basso. Appiattita a filo della colma dei coppi, con le orecchie basse, aspettava che qualche passerotto si posasse dalla parte opposta. Non port mai a casa una preda, per. Forse quello un gioco per gatti maschi, come dice Cansado, e lei non aveva tempo da perdere in giochi.
Gi adulta, quando mio padre tornava dalla pesca col bilancino ed iniziava la distribuzione del pescato, guai ai suoi figli se osavano avvicinarsi. Con un pesce in bocca ed uno sotto la zampa mandava in giro un saettante sguardo giallo e soffiava tra denti e pesce.
La sua caccia pi avventurosa avvenne quella sera che salt sul tavolo di cucina, azzann un involtino e scapp dalla finestra.
La rincorsi e la trovai ad una svolta delle scale.
Non soffi ma mi regal quel suo sguardo giallo.
Pareva mi dicesse: "Che vuoi? Ormai me lo sono mangiato mezzo. Puoi anche picchiarmi ma l'involtino non l'avrai indietro. Gira i tacchi e lasciami mangiare in pace."
In quell'istante capii che anche Rebecca era una bionda.

INVOLTINI REBECCA
Battere bene della lonza di maiale e salarla.
Disporre su ogni fetta del prosciutto cotto, della fontina e qualche cappero dissalato.
Arrotolare le fette, infarinarle e fermare i lembi con un paio di steccolini.
Cuocere lentamente, incoperchiati e a fuoco basso, rigirandoli da tutti i lati, in burro spumeggiante.

Anche crudi non erano male. Magari, la prossima volta, non mettete gli steccolini.
Grazie. Miao.
Vostra Reb.
p.s. Non ci sono mai entrata, in quella ridicola casetta di cartone.

Io, come sempre, faccio quel che posso. (F.Guccini)

Edited by - uccio on Apr 08 2003 09:46:25

Uccio
Viaggiatore



13 Inseriti
100 Gold
18 Punti Rep.
Inserito - 25/03/2003 :  10:56:17  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Uccio  Replica con Citazione Invia un Messaggio Privato a Uccio
Dimenticavo... adoro le cipolle!


Io, come sempre, faccio quel che posso. (F.Guccini)Vai a Inizio Pagina

Uccio
Viaggiatore



13 Inseriti
100 Gold
18 Punti Rep.
Inserito - 05/04/2003 :  11:37:17  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Uccio  Replica con Citazione Invia un Messaggio Privato a Uccio
Storia dell'avamposto n8

I carabinieri mi fanno paura.
Tutta colpa della Tiziana, la nipote della nonna Giacomina. Quella donna responsabile di quasi tutte le mie fobie.
Ufficialmente magliaia, la sua vera principale occupazione era quella di controllare quotidianamente e minuziosamente, maniacalmente, lo stato d'igiene delle mie orecchie.
Mi credete se vi dico che, ancora oggi, non esco di casa se non ho un cotton fioc in tasca?
I carabinieri, dicevo...
"Se non fai il bravo chiamo i carabinieri"
"Se fai i capricci chiamo i carabinieri"
"Se non mangi tutta la minestra chiamo i carabinieri"
"Se non ti lavi le orecchie..."
Roba da invidiare quelli che avevano il lupo o l'uomo nero, a spaventarli!
Eh, gi, perch all'avamposto un lupo o un uomo nero non s'erano mica mai visti. Un carabiniere, invece, veniva tutte le settimane.
Veniva da solo, in motorino.
Percorreva l'unica strada, beveva un bicchiere al bar di Nemo, seduto fuori, e se ne andava.
Niente da ridire su quella personalizzazione di pattugliamento del territorio, sia chiaro.
Ma... casa mia era proprio di fronte al bar di Nemo. E se tornavo dall'asilo e lui era l entravo con la schiena rasente il muro.
Stavo giocando con i soldatini, quel pomeriggio, nell'andito. Quando vidi quella braga nera con la riga rossa fui tentato di alzare le mani. Forse perch tanto innocente non mi sentivo...
Perch mi stava arrestando? Non poteva essere per quella volta che avevo messo la sabbia nella tromba dell'acqua. No, per quello ero gi stato punito: mia madre me le suon sonoramente e pubblicamente per dare soddisfazione all'intera corte. Forse per quella volta che feci una montagnetta (sempre con la sabbia, oh) sul bordo di un gradino della maestra Francesca e poi ci misi l'acqua cos di notte ghiacciava, la maestra Francesca scivolava e per un po' non si andava a scuola? Non mi vide nessuno. E poi non funzion.
Per cosa, allora? Forse per quella volta che...
A quel punto arriv la domanda: " Chi vince, gli indiani o i cauboi?"
Feci a meno di guardare: avevo solo cauboi.
Non risposi, per non compromettermi.
Ma guardai lui, per la prima volta.
Era alto, con i baffi, pochi capelli.
Praticamente come sarei diventato io molti anni dopo. Ma ancora non lo sapevo e per questo non mi ispir nessuna simpatia.
Visto che non rispondevo e mi limitavo a guardarlo come un idiota varc la porta. No, non la mia... quella della nonna.
Magari andava ad arrestare la Tiziana. Le stava bene, brutta carogna.
Non arrest nessuno.
Venne molte altre volte ma non mi fece pi domande.
Ci misi un po' a capire che andava a morose dalla Tiziana.

Si meriterebbe che le dedicassi un piatto di orecchiette, come minimo. Ma le voglio bene.
Qual l'ultima cosa discreta che ho fatto?


RISOTTO TIZIANA

(per 5)
400 g. di riso vialone nano
un paio di broccoli pugliesi o calabresi.
300 g. di Robiola
uno scalogno
brodo vegetale (solito granulare)
un cotton fioc

Tagliuzzare lo scalogno e i gambi dei broccoli e farli stufare in olio e.v.
Farvi tostare il riso.
Aggiungere le cimette del broccolo e cominciare a bagnare con il brodo bollente.
A due minuti dalla fine della cottura del riso aggiungere la Robiola a tocchetti e l'ultimo goccio di brodo. Portare a fine cottura tenendo all'onda continuando a rimestare.

E il cotton fioc?
Buttatelo, che pure pericoloso.

Io, come sempre, faccio quel che posso. (F.Guccini)Vai a Inizio Pagina

Uccio
Viaggiatore



13 Inseriti
100 Gold
18 Punti Rep.
Inserito - 08/04/2003 :  09:51:14  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Uccio  Replica con Citazione Invia un Messaggio Privato a Uccio
E' ora di presentare un personaggio citato nella storia precedente.
Nessuna ricetta.
Mi riservo di inserirla appena mi riuscir di fare qualcosa di veramente eccezionale.
Non perch sia eccezionale la storia ma perch stata eccezionale, per me, la persona a cui dedicata.

Io, come sempre, faccio quel che posso. (F.Guccini)Vai a Inizio Pagina

Uccio
Viaggiatore



13 Inseriti
100 Gold
18 Punti Rep.
Inserito - 08/04/2003 :  09:59:55  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Uccio  Replica con Citazione Invia un Messaggio Privato a Uccio
Storia dell'avamposto n3

Si chiamava Giacomina. Solo una vicina di casa.
Divenne "la nonna Giacomina" quando mia madre part per la risaia e mio padre and a lavorare a Sondrio. Doveva essere per un mese e mi tenne per la vita. Guai a mia madre se osava picchiarmi!
"Voi il mio bambino non lo toccate", diceva.
Il "nonno" era muratore di giorno e fisarmonicista di sera, con l'Antonio al violino ed il Lur al contrabbasso. Dopo pranzo andava sempre a dormire e la nonna, perch non lo disturbassi, mi teneva in cucina e mi raccontava delle storie. Erano sempre storie tristi, di bambini che si perdevano nel bosco e non trovavano pi la strada di casa. Oppure mi insegnava la poesia dei fratelli Bandiera, Emilio ed Attilio, e sul secondo nome aveva un piccolo mancamento della voce perch cos si chiamava il figlio morto in guerra.
Una volta mi raccont di Ges. I chiodi, la croce...
Mi impression, quella orribile morte. Ero molto piccolo e della morte non avevo un concetto preciso ma riuscivo a capire che non doveva mica essere un bel lavoro.
Ci pensai a lungo, prima di farle la domanda.
Forse temevo la risposta.
"Nonna, io non muoio, vero?"
"No, tu no"
Cosa volete che vi dica, tutte le volte che passo dal piccolo cimitero dell'avamposto per salutare mio padre non posso fare a meno di fermarmi, qualche minuto, sulla tomba della donna che, per troppo amore, mi ha promesso l'immortalit.

Io, come sempre, faccio quel che posso. (F.Guccini)Vai a Inizio Pagina

Uccio
Viaggiatore



13 Inseriti
100 Gold
18 Punti Rep.
Inserito - 24/04/2003 :  12:52:49  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Uccio  Replica con Citazione Invia un Messaggio Privato a Uccio
Storia dell'avamposto n5

Sono stato battezzato due volte.
Il prete sempre lo stesso, Don Gino detto Don Sglmara. Prete fumantino assai, era noto per la curiosa abitudine di allungare micidiali pedate ai chierichetti indisciplinati. Non era raro vedere turiboli fare improvvisi balzi in avanti senza motivo o, durante le processioni, qualche insegna vacillare.
Finita la lezione di catechismo Don Sglmara ci convoc, noi piccoli che dovevamo fare la Prima Comunione, in sacrestia. Estrasse da un cassetto un quaderno, ve li ricordate quei quadernini con la copertina nera?, e cominci ad annotare i nostri nomi. Non solo: ad ogni nome abbinava una parola e scriveva pure quella. Arriv il turno mio e della mia parola. Mai sentita prima! Il suono non era male anche se misterioso. Ma poi, su, se l'aveva detto il prete non poteva essere una cosa brutta...
Questa granitica certezza si sfald appena usciti di chiesa quando Luigi, il mio compagno di giochi, cominci a prendermi in giro ripetendo il mio nome e quella parola, il mio nome e quella parola...
Ne conosceva il significato, lui? Ma certo! Sapeva anche le bestemmie perch la sera i suoi lo lasciavano andare in Cooperativa e lui imparava dai grandi che giocavano a carte. E poi suo padre gli lasciava bere il vino. Che invidia!
Non potevo neppure controbattere con la stessa arma perch io la sua parola misteriosa non l'avevo ascoltata, non c'avevo fatto caso.
Accidenti, che ne potevo sapere che poteva essere importante?
Con questi grami pensieri arrivai a casa. Non dissi niente, mi rintanai a giocare nel sottoscala della nonna Giacomina in mezzo alle verdure.
Venne l'ora di cena. E quella minestra non ne voleva sapere di scendere.
Forse per fame, confessai: "Al prt l'a dt ca son un cumunista".
Mio padre rise di gusto e la minestra and gi.


Non pretenderete davvero che mi ricordi la minestra di quella sera, eh?
Facciamo finta che sia quella che ho preparato ieri sera.
Una cosa semplice, a mo’ di saluto all’Inverno che se ne va.

MINESTRA DI DON SGALMARA
Si prenda allora della cipolla e la si triti grossolanamente, a lama di coltello. Si faccia appassire in olio. Si aggiunga una piccola patata a persona, ridotta a cubetti non pi grandi dell’unghia di un alluce di Don Sglmara. Precedentemente si avr avuta cura di scottare in acqua bollente un paio di foglie di verza a persona. Asciugate, arrotolate una sull’altra e tagliuzzate dello spessore di un’ostia, aggiungere pure queste.
Lasciare insaporire il tutto, mescolando e salando, per alcuni minuti. Versare acqua bollente quanta abbisogna per la minestra. Uno sguiz di triplo concentrato e si lasci cuocere per una mezz’ora o quanto basta perch le patate siano cotte. A quel punto, dopo aver aggiustato di sale, aggiungere dei ditaloni.
100 grammi possono bastare per 5 persone.
Portare a cottura ed impiattare.
Un giro d’olio, una macinata di pepe, un Pater Noster e grana grattugiato a piacere.


Io, come sempre, faccio quel che posso. (F.Guccini)Vai a Inizio Pagina

Uccio
Viaggiatore



13 Inseriti
100 Gold
18 Punti Rep.
Inserito - 03/07/2003 :  11:55:02  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Uccio  Replica con Citazione Invia un Messaggio Privato a Uccio
Se fossi uso a mettere sottotitoli quello giusto per questa storia potrebbe essere...
avventura erotica in gita scolastica.


Storia del Forte n3

Ci fu gente che and a piedi alle Grazie.
Era successo che noi della Terza G elettronica si andava in gita, tre giorni a Firenze, con la Terza A e la Quarta A di chimica.
E nei corsi di chimica c'erano le pi belle ragazze di tutto l'istituto.
Sarete d'accordo con me che un giro al santuario, per grazia ricevuta, era d'obbligo.
Si visit Firenze, dunque.
Ma non di questo che dobbiamo occuparci, ora.
(per, domani, se mi ricordo, porto una foto)
Ultima sera.
Ci si ritrov, un bel gruppo, in una stanza.
Antonio suonava la chitarra e tutti si cantava.
Ricordo che io feci il solista in Jezael dei Delirium, tanto per storicizzare.
Ad un certo punto la gente cominci a sparire.
Chi aveva sonno, chi doveva preparare la valigia, chi doveva comprare le sigarette...
Ancora oggi sto a chiedermi se fu un caso o se ci fosse sotto una organizzazione ma... rimanemmo soli. Io e lei.
Lei...
Strano. Molto strano! Per quanto ci pensi non riesco a ricordarne il nome.
Era una di quarta, con i capelli rossi e il musetto tempestato di efelidi.
Carina, l'avevo gi notata a scuola.
Ed era l.
Seduta sul letto.
Anch'io ero l.
Seduto sullo stesso letto.
Conversazione.
"Ti piace chimica?"
"S?"
E si fece pi vicina.
"Ci siamo divertiti, eh?"
"S?"
Ancora pi vicina.
"Simpatico Antonio, eh?"
"S?"
Ad un palmo.
"Come vai in matematica?"
"S?"
Ormai riuscivo a distinguere solo un gran turbinio di efelidi.
Potevo chiaramente sentire il battito del suo cuore contro la mia spalla quando lei, inaspettatamente, disse: "Ho voglia di fare la lotta".
Mi riscossi. Il turbinio di efelidi svan.
Ero in me, ora.
E risposi. Oh, se risposi...
"Non vorrei farti male"
Non mi rivolse mai pi la parola.

A pensarci bene non poi cos strano se non ricordo il suo nome.


Minestra per la rossa.

Prendi della cicoria ben lavata ed affettala finemente. Mettila a cuocere in acqua salata per una mezz'ora. Aggiungi un po' di concentrato di pomodoro, se vuoi. Butta dei ditalini, 50 g. a persona, e fai cuocere.
"Senti, finora non che questa ricetta mi entusiasmi tanto."
"Zitto! La storia non ti ha insegnato che, a volte, meglio stare zitti?"
Impiatta e completa con un giro d'olio.
"Tutto qui? Ma almeno un po' di parmigiano posso metterlo?"
"No. Cos impari, brutto imbranato!"


Io, come sempre, faccio quel che posso. (F.Guccini)Vai a Inizio Pagina

   
Clicca qui per la scheda generale dell'autore
Altri testi dello stesso autore
 
 Nessun Tema...
 
-----------------------------------------
Condividi
Vai a:

Pagina Caricata in :3,24
Imposta come tua pagina di avvio aggiungi ai favoriti Privacy Segnala Errori © 2001-2021 Concerto di Sogni - B.A. & R.M MaxWebPortal Snitz Forums Go To Top Of Page