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 Angelina
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Occhiverdi
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Inserito - 24/03/2003 :  15:22:27  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Occhiverdi Invia un Messaggio Privato a Occhiverdi
21 Novembre 1997. La mattina era luminosa di sole, l’aria fredda però mi costringeva a stringere forte il cappotto e tenere il naso sotto quella spessa sciarpa grigia di lana. Erano le nove del mattino, e l’appuntamento che avevo mi aveva costretto a svegliarmi di buon’ora.
Non ero mai andata in quel posto, e il timore di non trovare subito la strada, nonostante mi fosse stata spiegata con precisione, mi aveva portato ad arrivare con una buona ventina di minuti in anticipo. Poco male, farò un giro di ricognizione, visto che se tutto va bene, questo sarà il mio primo posto di lavoro, pensai.
Entrai dal grande cancello grigio, feci un giro nel cortile, non era molto grosso, la ghiaia scricchiolava sotto ai miei piedi; mi diressi verso la portineria ed entrai.
Alla mia sinistra, dopo aver fatto pochi scalini, si aprì ai miei occhi un grande salone. Qualche tavolo, e qualche poltrona su cui qualche anziano signore era seduto, chi perso nei suoi pensieri, chi attento alla televisione, chi intento in una chiacchierata.
L’ufficio che dovevo raggiungere era al primo piano, decisi di fare le scale, mi trovai davanti ad una porta da cui si intravedeva un corridoio. Entrai.
La calma e tranquillità che regnava in quel salone era stata sostituita dalla frenesia di giovani signore vestite di bianco che andavano avanti e indietro per quel lungo corridoio, chi spingendo una carrozzina, chi un carrello predisposto con della biancheria da letto pulita… “Maria, venga, deve fare il bagno”. Dalla camera, poco distante da me, uscì un’anziana signora, a fatica raggiunse il corrimano a cui si aggrappò. Camminava zoppicando, la gamba sinistra trascinata come fosse un peso, mi guardò e mi disse: “La vecchiaia, che brutta cosa!Ho 87 anni sa?” Io la guardai scomparire dietro ad una porta, senza essere capace di spiccicare parola.
“Se cerchi il caposala è nell’ultima porta a sinistra!”
Mi voltai. La voce di quella signora quasi mi spaventò, ero persa nei miei pensieri. Grazie, risposi.
E mi incamminai verso quella porta.
Bussai, quel signore che avevo sentito al telefono pochi giorni prima, era seduto dietro ad una grande scrivania. Si alzò, mi strinse la mano e si presentò. Io ricambiai la stretta e mi presentai.
Parlò di come era organizzata quella struttura, quanti anziani ospitava, e che servizi offriva. Mi chiese da quanto avevo finito la scuola per diventare Infermiera Professionale. Quattro mesi.
Mi propose di fare un giro all’interno dei reparti, mi mostrò le infermerie, i locali in cui veniva fatto il bagno agli ospiti, le camere in cui dormivano, ognuna dotata di bagno.
142 ospiti non autosufficienti, divisi per quattro piani. Personale infermieristico e ausiliario presente 24 ore su 24, due medici a tempo pieno, 4 fisioterapisti, 2 animatori.
Ci fermammo al secondo piano, in una saletta in cui gli anziani potevano fermarsi a leggere qualche giornale e a guardare la tv. La maggior parte degli ospiti che vidi erano tutti seduti in sedia a rotelle, pochi in grado di spingersi, un signore colpì la mia attenzione, ripeteva sempre la stessa frase: che giorno è oggi? Chiunque passava gli rispondeva, ma lui continuava imperterrito nella sua domanda.
“Mi scusi un secondo, intanto pensi se accettare l’incarico”
In effetti non mi aveva convinto più di tanto, l’idea di ritrovarmi ogni giorno lì, alle prese con queste persone non in grado neppure di esplicitare le loro necessità mi rattristava, e non riuscivo a capire se avrei sopportato psicologicamente questa situazione.
“Mi fai passare?”
Una signora su una carrozzina era dietro di me e voleva uscire da quella saletta, solo che io ero proprio in mezzo, occupando lo spazio necessario a lei per poter passare con la sua carrozzina.
“Chi sei venuta a trovare?”
“Nessuno, sono venuta a parlare con il caposala”
“Verrai a lavorare qui?”
“Forse” risposi un po’ titubante.
“Ho 82 anni, e da cinque sono qui dentro. Vedo mio figlio una volta ogni quindici giorni, e i nipoti a Natale passano, mi fanno un saluto e se ne vanno. Se non fosse per gli angeli che lavorano qui, sarei morta di solitudine!” la guardavo incuriosita. “Molti infermieri vengono qui, rimangono qualche mese e poi se ne vanno negli ospedali, qui non è perfetto, e noi vecchi non siamo mai contenti, però alla fine nessuno vuole andarsene!”
Tornò il caposala. “Buongiorno Angelina, è riuscita a dormire questa notte?”
“No, qui non si riesce mai a dormire bene” e mi strizzò l’occhio.
Il caposala diresse la carrozzina verso il corridoio, Angelina lentamente si diresse verso la sua camera.
“Quando comincio?” Chiesi al caposala.
Mi rispose che potevo iniziare da lunedì.
Affare fatto. Strinsi la mano al caposala e mi avvicinai all’ascensore per uscire.
“Ci vediamo lunedì!”, mi voltai: era Angelina.
“Angelina cos hai combinato nella tua camera??” un’infermiera era un fulmine diretto verso Angelina, “vai subito a mettere a posto”
Mi guardò, mi sorrise. “Ci sgridano sempre, ma ci vogliono bene, in fondo ha ragione, aveva appena sistemato il letto, e io l’ho disfatto.. mi sento bene, nulla di me passa inosservato, e un sorriso non lo negano mai!”
Uscii da quel posto contenta.
Angelina ora non c’è più, ma io lì ci lavoro ancora e regalo più sorrisi che posso, non li nego mai, e cerco il più possibile di non lasciar passare nulla di inosservato.
In fondo ci vuole davvero poco per dare un po’ di serenità a chi, come i miei vecchietti, non ha quasi più nulla.


Miky

   
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