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Roberto Mahlab
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Inserito - 02/03/2003 :  17:40:14  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Roberto Mahlab  Replica con Citazione Invia un Messaggio Privato a Roberto Mahlab
Mi avevano posto due questioni, speravo volessero sapere che ore erano e che tempo faceva fuori, ma figurarsi e cosi' mi sono messo a cercare.

La prima questione, che ho compreso dopo mi era stata posta per scaldarmi era : "per quale ragione la giacca a vento si chiama cosi'?".
Ammetto che non sono finora riuscito a trovare in nessun testo la ragione particolare per cui la giacca a vento si chiami cosi'. Pero' puo' darsi che sia una sequenza di parole entrate nell'uso di molte lingue europee, dato che anche in inglese c'e' l'equivalente "wind-cheater", cioe' la giacca che beffa il vento. Ho cercato nei vocabolari greci e latini e anche nella Bibbia, ma nessun cenno a tale tipo di vestiario. Sono portato a credere quindi che sia un termine entrato da pochi decenni nella nostra lingua ed e' stata usata la sequenza "giacca a vento" tanto per dare a quel capo di vestiario un nome sensato. Naturalmente i miei agenti in tutta la galassia continuano la ricerca e appena ci saranno altre informazioni, le trasmettero'.

La seconda questione: da dove viene quella frase ormai entrata nell'uso comune che piu' o meno recita :"quello che e' tuo e mio".?
Ho mobilitato tutti i parenti e sono in grado di informare che sono parte di un antico testo ebraico che ha come titolo esatto :"Le massime dei Padri" ("Pirke' Avot" in lingua originale, anche se in caratteri non originali).

Ho chiesto a mia sorella che lavora in una libreria ebraica di farmi avere qualche informazione sul testo e lei mi ha addirittura riferito di avere una preziosa traduzione in italiano dell'originale. Tra poco mia nipotina mi portera' questa traduzione, sono solo una quindicina di pagine. Spero di trovare quella frase sul "tuo e' mio", se esiste cosi' come la si riporta non avro' piu' scrupoli e mi appropriero' di tutta la sua collezione di cd e dei suoi pacchetti di caramelle senza pentimenti...

Ecco, ora sono le 17 e 35 e mi hanno portato il libro, sono poche pagine, il testo delle massime in originale ebraico e la traduzione sotto. E' un ebraico facile, con le vocali. Le vocali in ebraico sono dei segnetti sotto le consonanti, che e' facoltativo riprodurre, infatti chi e' perfettamente padrone della lingua non ne ha bisogno e riconosce le parole dalle sole consonanti (ehm, io mi trovo molto meglio con anche le vocali).

Sono arrivato a leggere fino quasi alla fine, e ho cominciato a pensare che forse mi avevano posto una questione su una libera interpertazione di un brano che in originale conteneva altre parole...... ma a pagina 67 ho fatto un salto sulla sedia. Vi riporto la massima numero 10 del capitolo quinto (la divisione in numero di massima e capitolo e' limitata alla particolare edizione della raccolta, non so se in origine le massime fossero numerate):

Ci sono tra gli uomini quattro modi di comportarsi. Chi dice :"Cio' che e' mio e' tuo e cio' che e' tuo e' mio" e' un ignorante; chi dice :"Cio' che e' mio e' mio e cio' che e' tuo e' tuo" e' un tipo mediocre, ma c'e' anche chi identifica quest'ultimo col modo di comportarsi degli abitanti di Sodoma; chi dice :"Cio' che e' mio e' tuo e cio' che e' tuo e' tuo" e' pio; chi dice :"Cio' che e' tuo e' mio e cio' che e' mio e' mio" e' un malvagio.

Okay, mi sono convinto, la frase "cio' che e' tuo e' mio" non la pronuncero' piu'.
Nella prefazione leggo che i "Pirke' Avot" sono l'unica raccolta di approfondimenti biblici che parlano solo di morale, "riportando probabilmente gli insegnamenti piu' antichi del mondo", come scrive il traduttore. Il libro che ho per le mani e' una anticipazione di un'opera che si comporra' di due volumi, con commenti che dovrebbero chiarire i vari aspetti delle massime e i messaggi che vorrebbero far cogliere. Secondo l'autore del testo italiano, le edizioni esistenti in originale delle massime sono prive di commenti e sono esaurite, mentre sara' interessante fare una traduzione in italiano commentata, per via della profondita' del testo e dell'altissimo valore etico.

E fu cosi' che rimasi in giacca a vento ma senza caramelle.

Roberto


   
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