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 Fotografia come arte pittorica
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Roberto Mahlab
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Inserito - 19/08/2021 :  19:11:35  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Roberto Mahlab  Replica con Citazione Invia un Messaggio Privato a Roberto Mahlab
“La fotografia è la rappresentazione filosofica dell'esistente”, la meraviglia del pubblico ieri sera mentre il critico d’arte Maurizio De Bonis insieme alla curatrice Orith Youdovich presentava il volume “Il vento e il melograno”, una raccolta della fotografia israeliana contemporanea, nello spazio Ncontemporary, all'interno di uno dei magici cortili che si aprono in mezzo alle vecchie costruzioni della periferia di Milano.

Il volume raccoglie le immagini artistiche di 27 fotografi israeliani, sono rimasto ammirato di come una fotografia artistica abbia la stessa cura di un quadro e sia una vera e completa rappresentazione pittorica. Maurizio De Bonis ci ha raccontato della sua assidua frequentazione degli atelier e delle accademie in Israele di cui ha descritto la profonda e labirintica complessità che può essere compresa solo immergendovisi a dispetto delle generalizzazioni superficiali e degli stereotipi dei media italiani e europei.

In Italia sono famosi cinema e letteratura di Israele, ma poco la fotografia che il critico d’arte ha descritto come impossibile da catalogare in una casella rigida perché risultato di una grandissima libertà espressiva, frutto di un sistema capillare di accademie dove si insegna questa arte e di musei pubblici e gallerie private.

I 27 fotografi prescelti narrano 27 mondi diversi tanto che “il libro si è scritto da solo”, ci dice il curatore. Il fotografo è anche artista, la foto è pittura, non vuole trasmettere contenuti ma significanti, cioè elementi visivi che vengono compresi dall'osservatore a seconda della propria sensibilità che finisce per combaciare con il concetto filosofico che l’artista ha descritto.
Le immagini di fotografie che si susseguono sullo schermo mostrano grigi, ombre, luci, spazi sapientemente inquadrati, preparare una fotografia è come preparare un dipinto, qualunque sia l’oggetto, dal paesaggio alle persone.

Tra le fotografie quelle dei soldati, i ragazzi richiamati alla leva obbligatoria, ripresi mentre dormono e fanno tutte quelle cose che fanno i giovani, la rappresentazione di una società che non ha nulla di granitico, ma solo di umano.

Era presente una delle autrici delle immagini scelte per il volume, la fotografa e insegnante di accademia Naomi Leshem che ci ha descritto alcuni dei suoi lavori che sono legati da un filo comune : “in between”, il tempo tra gli eventi. Ci sono le ragazze riprese in abiti civili negli spazi enormi degli aeroporti dell’aeronautica per fissare gli istanti prima del passaggio di quel confine che le porterà alla vita militare assai differente. Ci sono gli “sleepers", le persone riprese mentre dormono, il passaggio dalla veglia al sonno è un altro tempo sospeso. In generale i corpi ripresi non sono involucri, ma comunicazione. E poi le foto, una al mese per quattordici mesi, di un angolo di città, le trasformazioni nel tempo.

E infine il pubblico a bocca aperta per una innovazione artistica, la collaborazione con un pittore in una serie di fotografie dell’acqua, il lago di Zurigo, il Mediterraneo, fotografie stampate sopra degli elementi degli abissi disegnati dal pittore.
Alla fine della straordinaria serata le pitot, il delizioso pane mediorientale offerto agli ospiti e la dedica di Naomi Leshem con gli auguri di un buon nuovo anno, domani sera il mondo ebraico celebra l'arrivo del 5778.

Shanà Tovà, Buon Anno.

Roberto Mahlab


   
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