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 Israele in un mondo in transizione
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Roberto Mahlab
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Inserito - 10/05/2020 :  23:47:28  Mostra Profilo  Visita la Homepage di Roberto Mahlab Invia un Messaggio Privato a Roberto Mahlab
Nuovo prestigioso incontro organizzato dalla Signora Mimi Navarro, anima dell'Associazione Italia Israele di Milano. Il demografo di fama internazionale Sergio Della Pergola, professore all'Università Ebraica di Gerusalemme, ha parlato di fronte ad una sala gremita alla Biblioteca Ambrosiana di Milano sugli sviluppi della situazione e dei suoi riflessi su Israele, di come si posiziona Israele nel momento storico che sta attraversando il mondo intero.

E' il presidente dell'associazione, Monsignor Fumagalli, che presenta l'ospite, ricordando che Italia e Israele collaborano in diversi settori per quanto riguarda la medicina e diversi scopi sociali.

Il professor Della Pergola ha introdotto l'argomento della serata con una riflessione : se nel passato a chi veniva da Israele venivano chieste informazioni sul paese, oggi grazie alle tecnologie tali notizie sono ben diffuse e le domande si spostano alla richiesta di chiarimenti sulle diverse posizioni all'interno del paese. Una difficoltà è data dalla diversità linguistica, non sempre esistono termini analoghi e così si possono creare equivoci.

Stiamo vivendo un'epoca di transizione, le varie situazioni sono divenute fluide, è in corso un recupero delle diverse identità che anche in Israele sono differenziate e quindi i processi diventano difficili da capire e Israele non sfugge alla tendenza in corso in tutto il mondo. Un mondo che nel passato aveva una sicura guida negli Stati Uniti, mentre oggi nulla è chiaro, la stessa posizione della Russia è contraddittoria, un giorno viene diffusa una affermazione, il giorno dopo il suo contrario. Nel mondo islamico gli schieramenti sono instabili, le alleanze a volte sono sorprendenti e Israele si trova in quell'area, lì ha le sue frontiere.

Lo stesso sistema israeliano è complesso, sfumato e contraddittorio.
Quando viene posta la domanda :"cosa pensate voi israeliani?", la risposta è impossibile, ci sono 13 partiti in parlamento, è scomparsa la logica comune e quello che bisogna comprendere è la dinamica. La società israeliana non è immune dalla condizione delle altre società avanzate, nel passato vincevano le idee, oggi siamo ai personalismi, la politica è volubile, a volte senza spessore di ideale. La società si adatta, manca una strategia e la situazione è simile a quella italiana. La politica perde il suo ruolo di mediazione.

Per esempio la questione dei rifugiati, con reazioni che sono più di pancia che di testa, pur nella positività del dibattito democratico. Il governo ha proposto di espellere 40.000 immigrati, si tratta di etiopici e sudanesi, parte dell'opinione pubblica ha firmato una petizione contro l'espulsione e il governo sembra scosso. Nel recente passato è stata costruita una barriera al confine con l'Egitto e Gaza, perché oltre ai profughi africani entravano in Israele trafficanti di droga e altri malfattori. I 40.000 profughi sono quelli rimasti e il governo sta cercando soluzioni improbabili, tipo un accordo con il Ruanda, dato che non sarebbe possibile ricondurre gli immigrati in Etiopia e Sudan. Sono soluzioni senza logica e non sembra che portino a qualcosa. C'è il paradosso che Israele, come tutti i paesi avanzati, si ritrova scoperto nelle mansioni che gli israeliani non vogliono più fare ed esiste quindi possibilità di impiego nel campo dell'agricoltura, dell'edilizia, della cura degli anziani, Israele importa mano d'opera dai paesi dell'Asia, mentre si parla di espellere la mano d'opera già esistente che proviene dall'Africa.

Israele è diventata una società molto avanzata, ha superato l'Italia, nonostante la spesa militare. Sanità e longevità, livello di istruzione e di redditi, sono caratteristiche definite. Come in tutti i paesi avanzati il dibattito è sul fatto che tale ricchezza debba avere di converso una solidarietà umana e una comprensione verso la sofferenza, alla luce anche di come è strutturata la società israeliana, una società storicamente di migranti. Come detto, il governo ci sta ripensando.

Come nel resto del mondo avanzato, esiste la questione anche in Israele della moralità nella vita pubblica, un problema da cui Israele era immune. Oggi il governo vacilla per le indagini in corso da parte delle autorità. Di positivo c'è che la giustizia in Israele è senza sconti e non guarda in faccia nemmeno i potenti, ministri o presidenti o premier. Questo garantisce ancora la distinzione tra i tre poteri, ancora ben solida in Israele. Certo, come negli altri paesi avanzati, il problema esiste, i favori personali, le pressioni sui media, ma la garanzia è una corte suprema immacolata e la presenza di un controllore di stato.

Cosa sarà Israele secondo le statistiche e la demografia? Oggi il paese ha più abitanti della Svizzera, otto milioni e mezzo, nel 2050 si prevede il raddoppio della popolazione, una differenza rispetto all'Europa che si ritrova con crescite basse o addirittura negative. Si smonta così la tesi che la natalità sia un freno allo sviluppo economico, Israele ha natalità superiore all'Europa e un ottimo sviluppo economico.

Quello che caratterizza la società israeliana è l'ottimismo : se esiste il senso del futuro, esiste anche la disposizione a creare famiglie con la considerazione che il futuro sarà migliore del presente. La partecipazione delle donne al mondo del lavoro è del 70 percento, anche se come negli altri paesi avanzati l'età del matrimonio si è alzata da venti a trenta anni. Questo non ha diminuito il numero dei figli.

I laici hanno un sostanzioso numero di figli, la media è di 2,3 per coppia, i religiosi arrivano a 4. La densità di popolazione rispetto al territorio è quindi elevata, ma rimane ancora il sud desertico da sviluppare e quindi lo spazio ci sarà. I religiosi sono oggi il 25 percento della popolazione, con questi trend di natalità saranno un terzo. Quali sono le ricadute sul mondo del lavoro? Oggi la parte religiosa ottiene sovvenzioni dallo stato sociale, ma ci sono segni di una integrazione nel mercato del lavoro, compresa la tecnologia e anche nella difesa del paese. E' da considerare che il servizio militare in Israele crea una formazione professionale e una integrazione sociale. Se questo provocherà un calo demografico del tasso di natalità nella parte religiosa, le proiezioni sul numero di abitanti possono cambiare. Più eguaglianza sociale e minor spinta demografica?

Una domanda è stata sul fatto che l'Alià, il ritorno degli ebrei della Diaspora, possa modificare la demografia israeliana, Il professor Della Pergola ha osservato che solitamente i flussi migratori avvengono da paesi meno sviluppati verso paesi più sviluppati e Israele non fa eccezione, su tutte l'immigrazione dall'ex Urss . Non è intuitivo pensare che una Alià possa raggiungere numeri che facciano cambiare il trend demografico. In Francia due anni fa c'è stata una crescita dell'emigrazione verso Israele, fino a 6000 persone all'anno, ma recentemente si è dimezzata. C'è da considerare che l'integrazione in Israele non è facile, anche per quanto riguarda il lavoro. Dall'Italia il 2015 è stato l'anno con la maggiore immigrazione, 350 persone, ma recentemente si è ridotta a un terzo.

Dunque non è ragionevole una modifica delle statistiche a meno che non accadano situazioni imprevedibili e gigantesche, tipo il crollo degli Stati Uniti, dopo tutto chi avrebbe potuto pensare ad un crollo dell'Unione Sovietica? Ma siamo nel campo della speculazione. Un punto è da considerare, la longevità, in Israele si stima che l'età media aumenti di un anno ogni cinque anni. Cioè ogni cinque anni si vive un anno in più, grazie alla ricerca medica.

Una domanda è stata sul tasso di trasferimento dalla parte dei religiosi a quella dei laici. Il professor Della Pergola ha ricordato che esiste anche l'altra direzione, seppure minoritaria. Quello che sta mancando è una parte della società che stava in mezzo e che oggi sembra confluire nelle altre due.

I palestinesi. In Israele la minoranza araba ammonta a circa un milione e mezzo di persone, a Gaza e in Cisgiordania vivono poco oltre quattro milioni di palestinesi. Dunque gli ebrei oggi sono sei milioni e mezzo e gli arabi sia all'interno che attorno a Israele sono circa sei milioni. La differenza non è molta. C'è da ricordare che nell'epoca delle identità, da Cipro alla Catalogna, non è probabile una integrazione e dunque aleggia la solita domanda : che fare?

In definitiva il professor Della Pergola, più che parlarci solo di Israele, ci ha parlato di un Israele che si trova al fianco delle società avanzate in un momento storico di transizione, i problemi sono comuni, il dibattito è simile, Israele riesce a trovare anche soluzioni in alcuni campi.

E' degno di nota che le riflessioni del professor Della Pergola sono assai simili a quelle di cui si è discusso nei vertici che in questi giorni si stanno svolgendo, il vertice di Davos per esempio. Un mondo che sta cercando la nuova strada per comprendere e utilizzare al meglio la rivoluzione industriale e tecnologica che stiamo vivendo, che l'intero mondo sta vivendo e Israele è solida parte di esso.

Roberto Mahlab - Concerto News System


   
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