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 4 Favole e Racconti / Tales - Galleria artistica
 Quando si andava in quattro
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riccardo resconi
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Italy
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Inserito - 24/06/2018 :  19:17:22  Mostra Profilo Invia un Messaggio Privato a riccardo resconi
Quando si andava in quattro

Ho trovato questa foto
Oggi ero un po' nostalgico e cosi me sò messo a sfoglià degli album
L’armadio è pieno
Ma dovenno tirà a sorte, ho pescato quello giallo e con le strisce
Manco me ricordavo che c’e’ fosse
Apro e che te trovo?
Foto der mare e degli amici delle zingarate
La prima foto e anche la seconda sò foto de panorami
Acqua e pini marittimi
La terza invece, e non me l’aspettavo, la vespetta
E così sprofonno
Quanti ricordi
Romolo, Agostino, Francesco ed io Cesare
Sempre in quattro, come i moschettieri
Roma 1963, quartiere del Ponte Mammolo
Domenica, ore 6 della mattina
-A Romolooo, scenni, sbrigate, ce semo tutti-
. Arrivo, arrivo, stò a prende da magnà. Ecchime-
Belli a ragà, semo pronti, disse Cesare
-La vespetta c’e’ sta, noi semo in quattro e se dovemo strignne
-A Cesare, disse Romolo, io me faccio piccolo piccolo, nun te preoccupà-
-Se se, replicò Francesco, sfonnato come sei del magnà che fai, va beh-
Caricato tutto, omini e cibo
Destinazione Fregene
Er mare
La strada che se faceva era sempre la stessa
La Bufalotta, la Giustiniana, l’Ottavia e poi a scenne verso la Massimina
Se iniziavano a vedere le prime code, ma a noi non ce importava molto
Eravamo giovani e non ce faceva paura gniente
Se sorpassava se c’era bisogno o se annava piano se non se poteva fà diversamente
In ogni caso la vita era nelle nostre mani
Con le nostre canottiere de la salute e pantaloni lunghi, non cè fregava molto dell’aspetto
Sapevamo che arrivati alla spiaggia cè mettevamo er nostro costume e via
Uguali a tutti gli altri
Quando se facevano le coste de Castel De Guido, cè piaceva
Tutte in discesa e, coll’aria che cè tirava indietro i capelli
Era vera libertà
Quando si era verso la zona de Maccarese, ecco li se capiva
L’aria de salsedine c’arrivava ar naso e il sole iniziava a scottare
Annavamo sempre ai Bagni Ettore
N’omo che c’aveva rughe cosi profonne sur viso che sembrava avesse cent’anni
E una forza, che cuanno ce sfidava a braccio de ferro, massacrava tutti con un colpo ben secco e senza fà manco tanta fatica
L’ombrellone lo si prendeva e dividevamo in quattro
Se risparmiava durante la settimana, anche per quello
A prima cosa che se faceva era tuffasse a mare facenno na capovolta
Er rumore e gli spruzzi dell’acqua li lascio immaginà, specie quelli di Romoletto
Si, quello che se faceva piccolo piccolo
L’altra attività della giornata era naturalmente le ragazze
A volte ce se stortavano gli occhi a furia de seguille con lo sguardo
Che ce toccava strofinarci gli occhi colle dita per rivedecce de nuovo
Forse è per cuello che c’avemo tutti gli occhiali adesso
Qualche volta se riusciva anche a rimorchià
Ma di certo era Francesco, er più tenero, che faceva ballà er core,de più di tutti noi
Quando era ora de magnà non ce n’era pè nessuno
Era come calasse er vento e la risacca se zittisse pè non disturbà
E tutto la maestria delle mamme romane veniva fori
Er primo, er secondo, er terzo, er dolce,er vino
Tutti uno dietro l’altro
E non poteva mancà neanche un piatto che se no gli altri se offendevano
Nà sinfonia de note e gusto, su uno spartito de sabbia
A volte se facevà i tornei a calcio balilla
E qui Agostino ed io la facevamo da padroni
E ce sembrava davvero de esse Spinosi e Cordova
E naturalmente Herrera per allenatore
E come ogni cosa che deve finì, arrivava il tramonto
E se iniziava a raccoglie tutto per rientrà
Stanchi ma soddisfatti
Ciao Romoletto
Ciao Agostì
Ciao Francè
Se vedemo
Ecco
L’ultima pagina di questo album giallo con le strisce
Ancora la mitica Vespetta
Che portava quei quattro moschiettieri a vive la vita
A quei quattro che ancora adesso so amici
Ora album te chiudo e nun te offenne
Che tanto tutti sti ricordi ce l’avevamo ancora dentro ar core


(patapump )

   
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